LIBIA, CONTE “CESSATE IL FUOCO”/ Sarraj vs Haftar, premier “Evitare crisi umanitaria”

- Niccolò Magnani

Libia, 16mila sfollati e 147 morti a Tripoli: Sarraj “800mila migranti pronti a invadere Italia e Ue, fate presto”. Conte: “Cessate il fuoco”

conte haftar palermo lapresse 2018
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con il generale Khalifa Haftar a Palermo (LaPresse)

Crisi Libia, punto stampa del premier italiano Giuseppe Conte sull’escalation militare a Tripoli. Il primo ministro del governo M5s-Lega ha spiegato: «Ho incontrato il vice primo ministro qatarino, ho avuto un lungo incontro incentrato sulla Libia: anche loro sono fortemente preoccupati per l’escalation militare sul terreno. Ho ribadito la nostra forte preoccupazione per questa deriva militare, non riteniamo che possa essere questa la soluzione e stiamo lavorando per evitare che continuino le ostilità militari. Vogliamo un cessate il fuoco immediate, auspichiamo un ritiro delle forze dell’LNA». Prosegue il giurista: «Riteniamo che il dialogo politico sia l’unica soluzione plausibile e sostenibile sul terreno: in questi giorni la nostra attività diplomatica si è intensificata per raggiungere una prospettiva politica, una soluzione inclusiva e sostenibile sotto l’egida delle Nazioni Unite. Riteniamo inoltre che la coesione internazionale sia la strada per giungere a questa soluzione: non è sufficiente soltanto che in questa soluzione siano coinvolti gli attori libici, devono essere coinvolti anche gli esponenti della comunità internazionale». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

“FERMATE HAFTAR”

Mentre l’ONU dichiara apertamente “un golpe” quello portato avanti da parte del generale Khalifa Haftar, all’Italia arriva l’appello da parte di Fayez Sarraj, presidente del governo di unità di Tripoli, che lancia un allarme a proposito dei rischi di una nuova guerra in Libia e dell’approdo nel nostro Paese di oltre 800mila migranti, a suo dire “una invasione”. Sarraj ha ringraziato infatti il Governo Conte per aver tenuto aperta l’ambasciata e anche l’ospedale da campo allestito a Misurata, pur facendo notare che la guerra di aggressione di Haftar potrebbe presto avere riflessi geopolitici su tutto il bacino del Mediterraneo. “C’è bisogno che Italia ed Europa siano unite e ferme nel bloccare questa guerra: Haftar ha tradito la Libia” incalza il presidente che poi aggiunge che il rischio non è solamente l’esodo di quasi un milione di profughi libici ma anche che nel Sud del Paese, approfittando della situazione di caos, sono tornati in azione i miliziani dell’Isis che proprio il governo di Tripoli era riuscito a ricacciare via da Sirte solo tre anni fa. (agg. di R. G. Flore)

L’ALLARME DI SARRAJ

Mentre l’Onu fa sentire la propria “voce” tramite l’inviato in Libia Ghassan Salamè – «Khalifa Haftar non sta compiendo un’operazione anti-terrorismo, ma un colpo di Stato. Il mio più grande timore è che possa esserci un intervento straniero diretto a entrambe le parti di questa guerra» – sono le parole del Premier Al Sarraj a colpire maggiormente nella mattinata in cui gli scontri a Tripoli sembrano intensificarsi ancor di più, altro che tregua. «Fate presto, il peggioramento della situazione in Libia potrebbe spingere 800mila migranti e libici a invadere l’Italia e l’Europa» è il monito lanciato in una intervista al Corriere della Sera dal premier del Governo di unità nazionale con sede a Tripoli. Il premier libico ringrazia le mediazione in corso dell’Italia col Premier Conte ma chiede che l’Onu e l’Europa prendano parte attiva nel tentare di trovare il modo di fermare il generale in avanzata dalla Cirenaica. Intanto stamane una intera compagnia di Tarhouna delle forze di Khalifa Haftar si è arresa alle forze governative libiche sul fronte di Suani ban Adem, 25km a sudovest di Tripoli.

ITALIA MEDIA CON I NEMICI DI HAFTAR

Sono divenuti già 16mila gli sfollati a Tripoli e dintorni nel pieno della guerra in corso tra Haftar e Al Sarraj nel centro della Libia: le tensioni internazionali crescono ogni giorno di più e nessuno dei due protagonisti, al momento, sembra intenzionato a concedere una tregua per soccorrere i civili e permettere una via diplomatica tale da congelare gli scontri. «Colpi di razzi e di mortaio hanno colpito nelle prime ore della giornata di oggi 15 aprile alcune abitazioni nella zona residenziale di Abu Salim a sud di Tripoli, causando il ferimento di alcuni civili», scrive questa mattina il Libya Observer. Le morti salgono (147 dall’inizio della guerra, ndr), l’Oms ha cercato nelle scorse ore di inviare viveri e medicinali per le popolazioni colpite ma i rifornimenti restano sempre instabili per via dei continui attacchi tra i due fronti a sud della capitale libica. Dopo la costante “ambiguità” della Francia che non appoggia ufficialmente Haftar ma impedisce ogni possibile condanna del generale, è l’Italia a provare un dialogo costruttivo tra i nemici di Haftar per provare a giungere ad un accordo più o meno stabile.

LIBIA: SCONTRO DI MAIO-SALVINI

Oggi a Roma si incontrano con Conte e Moavero il vicepremier del Qatar Mohammed Al Thani e il vice di Al Sarraj, esponente di Misurata, Ahmed Maitig: il tentativo è quello riferito dall’ambasciatore d’Italia in Libia, Giuseppe Buccino, ovvero di discutere gli sviluppi attuali esaminando al meglio la cooperazione bilaterale dopo gli incontri amichevoli dello scorso 14 aprile con il Ministro degli Esteri della Libia, Mohamed Siala. Secondo il Ministro Trenta però, visto anche il rischio di aumento sbarchi in Europa dopo l’inizio della guerra libica, serve assolutamente una soluzione Ue che ponga fine alle ostilità senza ripetere gli errori del passato (caduta di Gheddafi). Rimanendo in Italia, stamane si è invece assistito all’ennesima “scaramuccia” tra i due vicepremier Salvini e Di Maio dopo le parole del leader leghista ieri che mettevano in luce la volontà di intervenire per evitare la guerra ad ogni costo («noi lavoriamo per la pace, altri no..»). La replica del vicepremier M5s è piccata: «Il governo la sta monitorando giorno dopo giorno, bisogna avere testa in questi momenti e lavorare con responsabilità. Quel che sta accadendo non è un gioco, non è Risiko in cui uno si diverte a fare il duro con l’altro. Le parole hanno un peso».

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