LIBIA, SARRAJ “HAFTAR CRIMINALE GUERRA”/ Tripoli, missili su civili: appello Moavero

- Niccolò Magnani

Libia, missili Haftar su civili a Tripoli: Sarraj “generale è un criminale di guerra, Onu intervenga”. Salvini e Moavero “diplomazia unica via per fermare blitz”

Guerra in Libia
Guerra in Libia: l'assedio a Ain Zara (LaPresse, 2019)

I missili lanciati sul centro di Tripoli hanno fatto scattare il Governo di Al Sarraj che torna alla carica denunciando il generale delle milizie della Cirenaica davanti alla Comunità Internazionale: «Bombardare le aree residenziali è un crimine contro l’umanità: dimostra che Haftar è un criminale di guerra e sarà ricercato dalla giustizia a livello nazionale e internazionale», ha commentato questa mattina il premier Al Sarraj, annunciando di voler presentare alla Corte Penale Internazionale «la documentazione per classificarlo proprio come tale». In conclusione, sentenzia ancora il capo del Governo di Tripoli, «Il Consiglio di sicurezza Onu ha la responsabilità legale e umanitaria di ritenere questo criminale responsabile delle proprie azioni». Dall’Italia intanto, il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi conferma l’intento diplomatico non ancora escluso tra i protagonisti della guerra in corso: «Il percorso diplomatico, che non è unicamente italiano per stemperare le tensioni in Libia non è sfuggito di mano, è ancora in atto e rappresenta l’unica via di soluzione quando ci sono dei combattimenti sul terreno», ha spiegato il Ministro stamane su Radio Capital a “Circo Massimo”, «Noi crediamo fermamente che la soluzione militare non sia una soluzione. Sappiamo bene, lo sappiamo dalla storia, che si possono vincere battaglie, guerre, ma non è detto che poi si vinca la pace».

GUERRA LIBIA, SALVINI “HAFTAR FERMI IL BLITZ”

La Libia è una polveriera: lo si diceva già ad inizio ‘900 e continua ad esserlo: oltretutto, ora è anche un bivio divenuto cruciale per le dinamiche internazionale per via delle risorse del terreno scoperte dai francesi dopo la fine delle due guerre mondiali e in questi giorni si assiste alla terza fase di guerra civile praticamente in 8 anni. Sarebbero almeno altri 4 i morti bilancio del bombardamento del generale Haftar nel centro di Tripoli avvenuto nelle scorse ore: i missili di origina russa vengono buttati dalle milizie anti-Sarraj all’interno del quartiere di Abu Slim. Il raid ancora non è ufficialmente rivendicato ma secondo un portavoce delle forze di terra – Ahmed al-Mismari, citato dal quotidiano Al Wasat – «Le nostre unità occupano adesso nuove posizioni nel perimetro della capitale Tripoli e avanzano verso altre posizioni». L’offensiva di Haftar non si placa e nonostante le richieste dell’Onu, da ultima quella del Ministro Esteri della Russia Sergey Lavrov che ha commentato «serve un processo politico interlibico sotto l’egida delle Nazioni Unite», i numeri raggiunti dall’inizio degli scontri il 4 aprile sono già impressionanti; 174 persone sono morte e 758 sono rimaste ferite, più di 20mila gli sfollati tra cui 7300 bambini, stando ai dati incrociati di Unicef e Oms.

GOVERNO SARRAJ “FUGA 400 MILITANTI ISIS”

Dopo che ieri il Ministro degli Interni italiano aveva riferito come l’iniziativa di Haftar fosse vicina al termine, oggi in una intervista a Radio Anch’io il vicepremier Salvini torna a parlare di Libia e cambia “versione”: «stiamo lavorando per la pace, per il cessate il fuoco. Voglio essere fiducioso che la ragione torni a prevalere e l’iniziativa militare di Haftar, che ha tentato il blitz, arrivi a conclusione. La guerra non è mai la soluzione al di là dell’arrivo di barconi». Nel frattempo dopo il vertice tenutosi ieri tra il vice di Al Sarraj e il Premier Conte a Roma ha portato a conoscenza alcuni rischi che potrebbero sottendere all’Italia e all’Ue nelle prossime settimane, qualora non venisse fermata l’avanzata del “maresciallo ribelle”: «I circa 400 prigionieri dell’Isis detenuti tra Tripoli e Misurata potrebbero fuggire approfittando del caos. Siamo in grado in difendere Tripoli e siamo determinati a farlo, e rispediremo le milizie di Haftar da dove sono venute», ha spiegato Ahmed Maitig sottolineando come «Non ci può essere un’altra dittatura militare in Libia, il popolo vuole elezioni, democrazia».

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