Incendio Notre Dame, “guasto elettrico”/ Trump, “parlato col Papa per ricostruzione”

- Davide Giancristofaro Alberti

Notre Dame, la Cattedrale rimarrà chiusa al pubblico di Parigi per 5-6 anni: guasto elettrico alla base dell’incendio? Trump “ho parlato col Papa per gli aiuti di ricostruzione”

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L'interno della Cattedrale di Notre Dame dopo l'incendio (LaPresse)

«Ho parlato con Papa Francesco in merito all’incendio di Notre Dame: ho offerto l’aiuto dei nostri esperti nella ricostruzione»: così ha twittato il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump questo pomeriggio, mentre la corsa delle donazioni sale sempre più con un ingresso “particolare” rappresentato dalla promessa fatta dalla Disney Corporation. «5 milioni di dollari alla ricostruzione della cattedrale di Notre-Dame dopo il rogo di lunedì», è quanto affermato dal Presidente e Amministratore delegato Bob Iger, confermando la piena vicinanza alla comunità parigina per quanto avvenuto sotto il cielo di Francia. Proprio in quella Cattedrale fu ambientato il cartone-cult nel 1996 “Il gobbo di Notre Dame” frutto del romanzo di Victor Hugo: tra l’altro, proprio la Disney sta preparando un adattamento in “live action” del “Gobbo” in uscita nel 2020-2021. Intanto sul fronte indagini, crescono le ipotesi in merito ad un possibile guasto elettrico come causa scatenante le prime fiamme sul tetto della Cattedrale cattolica: i ponteggi per il restauro avevano al loro interno luci, ascensori, impianti di videosorveglianza e forse proprio un corto circuito in uno di questi elementi potrebbero aver sconvolto la Chiesa di Notre Dame per i prossimi anni. (agg. di Niccolò Magnani)

“RISCHIO CROLLO FRONTONI”

Tra le numerose indagini sottoposte in queste ultime ore sull’incendio della Cattedrale parigina, una particolare rivelerebbe un bug informatico che avrebbe mandato gli agenti di sicurezza nel posto sbagliato su Notre Dame dopo il primo allarme scattato attorno alle 18.20. Questo sarebbe il motivo di quell’allarme “ignorato” dalle autorità, salvo poi intervenire nel secondo allarme lanciato alle 18.43: secondo due agenti della sicurezza interrogati dalla procura di Parigi, il focolaio era stato localizzato in un primo momento alla base della guglia sul lato della Senna. Dopo il controllo però non venne ravvisato nulla e bisognò dunque attendere altri 20 minuti perché tutti si rendessero conto di cosa stava avvenendo – con le fiamme già divampate a diversi metri – su Notre Dame, quando tutto forse era già perduto. Ora i Vigili del Fuoco, che grazie alla loro straordinaria azione immediata hanno evitato la caduta dei campanili (lanciando acqua che raffreddasse la pietra, non permettendo il crollo, lanciano un nuovo allarme: «possibile crollo dei frontoni laterali, non si reggono più sul tetto ma su loro stessi, sono quindi esposti al vento. Intanto il vescovo di Parigi, Mons. Aupetit ha risposto in maniera tutt’altro che banale su Rmc a diversi parigini che chiedevano cosa poter fare ora che Notre Dame è in questo stato “comatoso”: «Bisogna ricordare perchè stata costruita la cattedrale di #NotreDame. È stata costruita per un pezzo di pane che noi crdiamo sia il corpo di Cristo. Questo ha mosso una collettività a costruire Notre Dame: la fede nel Signore, non per incentivare il turismo». (agg. di Niccolò Magnani)

“NOTRE DAME CHIUSA AL PUBBLICO PER 5-6 ANNI”

La Cattedrale non era assicurata e per questo motivo le donazioni (che hanno raggiunto già quota 1 miliardo in un solo giorno) servono come il pane per provare a ricostruire Notre Dame assieme allo Stato francese, al Comune di Parigi e alla Chiesa Cattolica. Il motivo è presto spiegato e non deve destare “scandali”: in Francia gli edifici essendo tutti pubblici (anche chiese e monumenti) non hanno obbligo di assicurazione visto che è lo Stato stesso a farsi garante. Intanto il sacerdote rettore della Cattedrale devastata dall’incendio di lunedì scorso ha spiegato questa mattina che dovrebbe rimanere chiusa al pubblico circa 5-6 anni, in linea con quanto detto ieri sera dal Presidente Macron nel discorso alla nazione sul dramma di Notre Dame. «Lo Stato farà quello che serve» ha detto il Ministro della Cultura Riester, mentre il premier Philippe ha fatto sapere «L’obiettivo è ridare alla cattedrale una nuova guglia adatta alle tecniche e alle sfide della nostra era» dopo aver presentato una legge che prevede già una sottoscrizione nazionale. Intervistato da Avvenire in merito a come vivrà la Settimana Santa la Chiesa di Parigi, dopo quanto successo al simbolo della cristianità con i due campanili, il sacerdote di Notre Dame Padre Henry de Villefranche ha spiegato che il vero futuro della Cattedrale è lo stesso di quanto vedremo nei prossimi giorni, «la Risurrezione». (agg. di Niccolò Magnani)

LA PROPOSTA DI RENZO PIANO

Mentre Parigi si interroga sugli allarmi ignorati e le scarse – se non proprio insufficienti misure di protezione anti-incendio – sul tema della ricostruzione a Notre Dame dopo le parole di Macron (“la ricostruiamo in 5 anni”) interviene uno degli architetti più famosi al mondo, di recente protagonista del progetto per riformulare il Ponte Morandi crollato il 14 agosto scorso a Genova, Renzo Piano. «Sono cose lunghe, ma non serviranno decenni. Mi è difficile fare una valutazione, ci saranno accertamenti. Ma dobbiamo ricordare che sembrava la fine del mondo, e invece per fortuna la volta di pietra è crollata solo parzialmente dove c’è il transetto, dove era appostata la cuspide. L’incendio ha bruciato la “foresta”. I Vigili del fuoco sono stati molto bravi, hanno operato con perizia: i loro getti d’acqua spegnevano le fiamme, certo, ma raffreddavano le pietre; questo ha impedito che crollassero», spiega l’archistar in una lunga intervista al Corriere della Sera. Secondo Piano, bisogna ricostruire il tetto ma non si potranno usare 500 tonnellate di rovere e 200 di piombo: «Dovrà esserci continuità stilistica e storica con la struttura preesistente. Ma l’edificio dovrà essere più leggero. Le querce si trovano ancora, anche se non saranno del ‘200 o del ‘300. La Francia è ricca di foreste, usare il legno è un gesto intelligente, anche dal punto di vista ecologico. Ci sono i boschi di rovere: lo abbiamo usato nel parco pensile del nuovo Tribunale di Parigi. È importante sapere che ogni metro cubo di legno utilizzato oggi corrisponde a un albero che ha bisogno di 60 anni per ricrearsi in natura». (agg. di Niccolò Magnani)

INCENDIO E RICOSTRUZIONE

A due giorni dall’incendio che ha distrutto parte della cattedrale di Notre Dame a Parigi, emerge un retroscena inquietante: probabilmente la chiesa si sarebbe potuta salvare. Stando a quanto scrive stamane il quotidiano Il Messaggero, un sistema di allarme più efficace avrebbe potuto permettere un intervento più tempestivo dei vigili del fuoco, anche perché sembra che il fuoco abbia covato “per ore”, come dice una fonte vicino all’inchiesta, prima di esplodere in tutta la sua furia distruttiva. Insomma, forse già ben prima delle 18:20, quando è suonato il primo allarme, era stata innescata quella scintilla che ha poi provocato una tremenda tragedia, e di conseguenza con qualche accortezza in più il tutto si poteva evitare. Ma si sa che mettere sistemi di allarme all’avanguardia in cattedrali, chiese, conventi e via discorrendo, non è mai semplice, visto che c’è sempre la necessità di salvaguardare la storia e la sacralità dello stesso luogo, senza essere fin troppi invadenti, una sorta di gatto che si mangia la coda.

NOTRE DAME, ALLARME IGNORATO: SI POTEVA SALVARE?

Resta il fatto che quando il secondo allarme è scattato, alle 18:43, le fiamme erano già ben visibili sopra il tetto, e gli ultimi fedeli che si trovavano nella cattedrale per celebrare la messa sono stati fatti uscire di corsa. Julien Le Bras, titolare dell’omonima azienda di circa 200 operai, che due anni fa si era assicurato i lavori di restauro di Notre Dame, è disperato ai microfoni del quotidiano Est Republicain: «Non lo so, non lo so, non so come sia potuto succedere. Abbiamo rispettato tutti i dispositivi e le procedure di sicurezza. Noi vogliamo più di tutti che sia fatta luce sulle cause di quanto accaduto», aggiungendo che quando il fumo ha iniziato ad alzarsi dal tetto «Non c’era nessun operaio». Lunedì sera c’erano Le Bras e altri dodici operai al lavoro, i primi ad essere ascoltati dei cinquanta che verranno interrogati nelle prossime ore. L’ipotesi al momento più accreditata resta quella di un problema nella saldatura di un ponteggio ad una trave di legno, ma è tutta da verificare e le indagini non saranno semplici.

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