VIA CRUCIS A NEW YORK/ Donare quel che si è, in silenzio e senza vergogna

- Riro Maniscalco

La comunità di Cl a New York ha organizzato la tradizionale via Crucis sul ponte di Brooklyn. Una sfida continua alla libertà degli uomini

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Via Crucis a New York (Foto Riro Maniscalco)

Venerdì Santo a New York. “This is outrageous”, è un oltraggio, si lamenta a voce alta una signora sulla cinquantina costretta a cedere il passo. Non si immaginava di vedere la sua passeggiata sul ponte di Brooklyn “rovinata” così. Un oltraggio, cioè qualcosa oltre la “giusta misura”. Cos’è che è oltre la giusta misura? Più che la nostra Way of the Cross, è quell’uomo in croce che seguiamo a ribaltare la “giusta misura” col suo gesto smisurato, con la smisurata offerta di sé.

Noi lo seguiamo passando sul ponte, ma non solo. Passiamo anche per le vie affollate di Downtown, per i crocicchi intasati di traffico, tra grattacieli e fermate della subway, negozi e venditori ambulanti, turisti e gente che corre da un ufficio ad un altro. C’è chi ci nota, chi ci ignora, chi non ha idea di che cosa stiamo facendo, chi vedendoci passare si commuove e lascia scendere una lacrima magari al ricordo di quando era piccino ed i suoi genitori lo portavano a seguire la croce in quella strana cerimonia. E poi, sempre bambini, ci si preparava alla Pasqua e c’era una bellezza in tutte le cose anche se non si capiva da dove venisse. C’è anche chi se la prende, come quella signora, perché quella croce porta scompiglio, costringe a modificare la tabella di marcia di una vita che si vorrebbe programmare, comandare, possedere. Come mi diceva un amico, forse la via della croce a New York, così metropolitana, così assediata dalla confusione è quella che somiglia di più alla via dolorosa che Nostro Signore dovette percorrere duemila anni fa. Crocifiggere a Gerusalemme era abbastanza frequente, e così era anche quel genere di tragica processione che passava per viuzze e botteghe tra tante gente in altre faccende affaccendata.

Siamo sempre tantissimi on Good Friday. Chi ci è stato torna, chi ne sente parlare viene a vedere, anzi, a vivere il Venerdì Santo con noi. Ai numeri non ci badiamo da anni. Cosa vale un numero se io non ci sono, se il mio cuore non fissa lo sguardo su quella croce? Chi ci è stato lo sa, chi è lì per la prima volta lo capisce che tutto quello che si gioca in queste ore è tra me e Gesù, tra un amore donato gratuitamente e la nostra libertà nell’accettarlo e ricambiarlo. Come sempre, la domanda che ci trafigge, “Lasceretelo voi per altro amore”…

Seguiamo la croce, magari titubanti, a distanza come Pietro – ci ricordava Fr. Rich – confusi da quello che ci portiamo dentro, addosso e ci troviamo intorno – fatica, tristezza, amarezze, tradimenti, invidie, distrazioni, dimenticanze… Eppure ci viene offerto questo oltraggioso amore gratuito.

Camminavo in questo Venerdì Santo e come sempre mentre cammino non potevo fare a meno di guardare il riflesso di quella croce nel volto di chi avevo intorno. Tra i tanti, alla nostra Way of the Cross oggi c’era anche l’arcivescovo Auza.

Bernardito Auza è il nunzio apostolico alle Nazioni Unite, il rappresentante del Papa nell’agorà del mondo. Quest’uomo importante nella Chiesa e nel mondo era lì come me, e come tutti gli altri, in silenzio a camminare e a pregare, senza bisogno di dire neanche una parola. Un poveraccio come me e te, con la coscienza che oggi, nel giorno del Suo sacrificio, ognuno può donare quel che è. Senza vergogna.

Non c’è altra spiegazione della bellezza della nostra Way of the Cross over the Brooklyn Bridge.

Happy Easter!

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