Arabia Saudita, Onu condanna 37 esecuzioni/ “Crocifissione choc”: Iran “Trump zitto”

- Niccolò Magnani

Onu condanna le 37 esecuzioni di oppositori politici accusati di terrorismo in Arabia Saudita: uno crocifisso, gli altri decapitati. Iran, “Trump sempre zitto su Riad..”

Arabia Saudita
Arabia Saudita (LaPresse)
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«Ferma condanna delle scioccanti esecuzioni avvenute ieri in 6 città dell’Arabia Saudita», è il monito lanciato dall’Onu in una nota dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet. Da Gineva le Nazioni Unite fanno sapere che quanto avvenuto e deciso dai regnanti sauditi costringe Riad a «rivedere la legge sull’antiterrorismo, vietare la pena di morte nei confronti di minori e sospendere le esecuzioni». Intanto inevitabile è il commento quasi sarcastico lanciato dal Ministro degli Esteri dell’Iran, Mohammad Javad Zarif, forte nemico tanto dell’Arabia Saudita quanto degli alleati strategici degli Usa: «Dopo aver fatto l’occhiolino allo smembramento di un giornalista (Jamal Khashoggi, ndr), non c’è stato neppure un sussurro da parte dell’amministrazione Trump quando l’Arabia Saudita ha decapitato 37 uomini in un giorno – persino crocifiggendone uno due giorni dopo Pasqua», fa sapere il titolare degli Esteri di Teheran. Non solo, sempre Zarif rilancia su Twitter «Far parte del B-team – Bolton, Bin Salman, Bin Zayed e ‘Bibi’ – assicura l’impunità per ogni crimine».

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AMNESTY, “11 CONDANNATI CON INGIUSTO PROCESSO”

Secondo un rapporto di Amnesty International, nell’elenco dei 37 giustiziati dal regime saudita almeno 1 avrebbero subito un processo «clamorosamente ingiusto», mentre altri 14 erano accusati «di atti violenti in relazione alla loro partecipazione a manifestazioni contro il governo, nel 2011-12, nella provincia orientale dell’Arabia Saudita», secondo la Ong in difesa dei diritti umani. Ad ordinare le pene capitali di questa ultima ondata di esecuzioni sono stati i giudici dei tribunali di Mecca, Medina, della provincia centrale di Qassim e della Provincia Orientale. Stando a quanto riportato dall’Agenzia Stampa Saudita, l’oppositore ucciso tramite crocifissione sarebbe stato esposto per ore al pubblico come segno della totale “intolleranza” contro ogni tipo di opposizione, criminale o meno, al regno dei Salman. Sempre secondo Amnesty, nel 2018 le esecuzioni in Arabia sono state 149 ufficialmente, secondi al mondo solo dietro all’Iran (277 giustiziati): da inizio 2019 invece, prima di queste ultime 27, sono già 100 le persone uccise ufficialmente dal regime di Riad.

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37 ESECUZIONI IN ARABIA SAUDITA

Non si aveva una così grande esecuzione di massa in Arabia Saudita dal gennaio del 2016, quando vennero giustiziate 47 persone per aver provocato (o almeno questa era l’accusa) diversi scontri con l’Iran sciita: stavolta sono 37 le esecuzioni firmate da Re Salman, tutte con l’accusa di terrorismo. Secondo il comunicato ufficiale esposto dalla polizia saudita, uno di questi oppositori è stato addirittura crocifisso mentre gli altri sono stati giustiziati secondo le regole canoniche islamiche, tramite decapitazione. I valori più “vicini” all’Occidente negli ultimi anni, come professato dal principe ereditario Mohammed Bin Salman (sì, proprio quel MBS coinvolto come possibile mandante dell’omicidio Khashoggi, il giornalista anti-regime fatto uccidere in Turchia) vengono di fatto “polverizzati” con questa maxi esecuzione: non solo, uno dei cadaveri è stato lasciato con il corpo da una parte e la testa mozzata da un’altra. Un vero e proprio messaggio inquietante mandato al popolo per dar voce al concetto di “tolleranza zero” dopo aver scoperto nelle ultime settimane una possibile cellula dell’Isis attiva in Arabia Saudita.

L’OMBRA DI MBS DIETRO LE ESECUZIONI

Tutti gli uccisi dal regime saudita erano in carcere da molti anni con l’accusa e le condanne di terrorismo: in tv negli scorsi giorni è stata letta la lista per intero, dando ancora di più la sensazione di un’azione di massa atta ad “avvisare” l’intero Paese che i regnanti di Riad non fanno sconti a nessuno. Quasi tutti sciiti i giustiziati, ma vi erano anche alcuni membri sunniti di tribù sunnite conosciute in patria per le profonde visioni conservatrici: «Tutti sono accusati di aver attentato alla sicurezza dello Stato preparando attentati», spiega Repubblica stamane. Secondo Madawi Al Rasheed, attivista e analista dell’Arabia Saudita alla London School of Economics, «MbS manda un brutto messaggio: non c’è limite alla brutalità dello Stato e alla repressione». La firma delle condanne sono infatti ad opera del Re Salman, ma l’ombra del principe ereditario – accusato di aver eliminato il giornalista Jamal Khashoggi – non può che celarsi dietro all’intento anti-terrorismo ma anche profondamente pro-regime delle orrende esecuzioni di massa.

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