Asia Bibi ha lasciato il Pakistan/ L’avvocato “diretta in Canada”: storia di martirio

- Niccolò Magnani

Asia Bibi è libera: ha lasciato il Pakistan ed è diretta in Canada. L’annuncio dell’avvocato: una storia di fede, terrore e martirio

Asia Bibi, assolta la cristiana accusata di blasfemia
Asia Bibi (foto dal web)

Asia Bibi è salva: ha lasciato il Pakistan ed è diretta (e forse ci è già arrivata) in Canada per essere protetta dopo 10 anni di terrore, arresti, accuse, ignominie, violenze e rischio di martirio per un unico e semplice motivo, la sua fede cristiana. La contadina cristiana, mamma di 5 figli, è stato assistita da un avvocato musulmano, un altro “eroe” della vicenda Bibi, che oggi ha dato il lieto annuncio dopo la sentenza di assoluzione che la Corte Suprema del Pakistan ha emesso negli scorsi mesi nei confronti di Asia. «Asia è una cittadina indipendente e ha lasciato il Paese di sua volontà» ha fatto sapere questa mattina Saif Ul Malook, annunciando poi subito dopo che Asia Bibi è definitivamente «arrivata in Canada». Accusata di blasfema, vicina alla condanna a morte per diverso tempo, allontana dalla famiglia per 10 anni eppure alla fine “salvata” dalla Corte Suprema che ha riconosciuto come le accuse contro la contadina cristiana erano prossime alla nullità. «E’ libera e viaggia di sua volontà» ha detto una fonte del ministero degli Esteri di Islamabad che conferma il tutto ovviamente dopo che Asia Bibi ha lasciato il Paese, onde evitare ripercussioni e minacce da parte degli islamisti che in questi anni volevano vedere lapidata “l’indegna crociata”.

ASIA BIBI, UNA STORIA DI TERRORE E MARTIRIO

La storia di Asia Bibi comincia tutto il 14 giugno del 2009, anzi inizia in realtà con la sua conversione al cristianesimo e il matrimonio con l’amato marito Ashiq Masih: proprio per il suo essere cristiana, l’operaia agricola Asia ha un diverbio con le colleghe musulmane in merito ad un semplice bicchiere d’acqua. La lite degenera e viene di colpo accusata di avere insultato Maometto: viene arrestata all’istante e contro di lei, senza pure alcuna prova, si scaglia mezzo Pakistan. Asia Bibi viene portata nel carcere di Sheikhupura dove poi l’11 novembre del 2010 (un anno e mezzo dopo!) viene condannata a morte per blasfemia: «La famiglia ricorre all’Alta Corte di Lahore. Il 22 giugno 2015 anche la sentenza in appello conferma la condanna a morte. Il caso suscita proteste da parte di gruppi cristiani e di organizzazioni per la difesa dei diritti umani e porta molti pakistani a chiedere di cancellare o rivedere la legislazione nazionale sulla blasfemia», riporta l’Ansa nel maxi focus sulla vita di Asia Bibi. Per lei si muovono prima il Governatore del Punjab –Salmaaan Taseer – e poi il Ministro per le Minoranze religiose Shahbaz Bhatti: entrambi vengono assassinati dagli estremisti islamici. Il caso ottiene così gli “occhi” della comunità internazionale e della Chiesa e dopo l’ultimo ricorso tentato e disperato, il 31 ottobre 2018 la Corte Suprema assolve Asia Bibi da ogni accusa. Può lasciare il carcere ma non il Paese visto che gli islamisti minacciano nuovo ricorso: è poi a gennaio 2019 quando la Corte Suprema conferma l’assoluzione e lascia la possibilità alla contadina e a tutta la sua famiglia (sempre di fianco a lei nonostante le minacce e senza fare alcuno spergiuro della propria fede) di lasciare il Paese. Eroico e commovente il suo avvocato Saif Ul Malook, musulmano, che a causa di ciò oggi è minacciato anche lui: vive sotto scorta e ha visto stravolgere la sua vita ma come ha ripetuto anche di recente «rifarei tutto fin dall’inizio».



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