CHERNOBYL, A 33 ANNI DAL DISASTRO/ Video, il ricordo di Yury a Daria a Vieni da me

- Silvana Palazzo

Chernobyl, 33 anni dopo il disastro: video. Cosa resta dopo la catastrofe nucleare più grave della storia, avvenuta il 26 aprile 1986

Chernobyl
Chernobyl, il luogo del disastro nucleare (Foto: LaPresse)
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La tragedia di Chernobyl è stata ricordata anche nella puntata del 26 aprile di Vieni da me. Caterina Balivo lo ha fatto ospitando nella sua trasmissione due bambini di Chernobyl. Si chiamano Yury e Daria i ragazzi che raccontano la loro vita in Italia dove hanno trovato una famiglia. Entrambi, infatti, sono stati adottati dae famiglie che, ogni anno, li accoglievano per le vacanze estive portandoli lontano da una dura realtà per circa tre mesi, ma quali sono state le conseguenze di Chernobyl sulla loro salute? Sia Yury che Daria raccontano di essere sani, di non aver mai avuto problemi e di essere stati sempre sottoposti a controlli medici. In Italia, però, sia Yury che Daria hanno trovato una vita nuova. Daria, in particoare che ha vissuto per anni in una casa famiglia, è stata ufficialmente adottata il 13 aprile del 2018. Una data che il suo papà ha deciso di tatuare sul braccio scrivendo: “l’inizio della favola” (aggiornamento di Stella Dibenedetto).

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Catastrofe nucleare più grave della storia

Sono trascorsi 33 anni dal disastro di Chernobyl, la più grande catastrofe nucleare della storia. Il 26 aprile 1986 durante un test di “sicurezza” esplose il reattore numero 4 della centrale nucleare a 120 chilometri da Kiev. Furono violate diverse norme, per questo si arrivò a un brusco e incontrollato aumento della potenza, e quindi della temperatura, del nocciolo del reattore. Si determinò quindi la scissione dell’acqua di refrigerazione in idrogeno e ossigeno ad una pressione così elevata che ci fu la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore. Il contatto dell’idrogeno e della grafite con l’aria innescò una fortissima esplosione che causò un vasto incendio. Le immagini dell’epoca registrarono una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscire dal reattore. Ricadde su vaste aree, contaminandole pesantemente. Fu necessaria l’evacuazione di 336mila persone. Ma le nubi radioattive raggiunsero anche il resto dell’Europa, con livelli di contaminazione via via minori, toccando anche Italia, Francia, Germania, Svizzera e Austria, fino a porzioni della costa orientale del Nord America.

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CHERNOBYL, 33 ANNI DOPO IL DISASTRO NUCLEARE

Cosa resta di Chernobyl 33 anni dopo il disastro? Le tavole sono ancora imbandite, ci sono oggetti personali e fotografie, documenti privati e suppellettili. Tutto ciò è testimonianza delle vite spezzate e segnate da questa tragedia. L’area di 30 chilometri attorno al reattore esploso, la cosiddetta Zona di Esclusione, è presidiata militarmente. Vi si accede solo con permessi speciali. Sembra un girone infernale: di alcuni villaggi restano solo abitazioni con tetti e pavimenti divelti. In queste zone soggiornano addetti ai lavori e militari per brevi periodi di tempo e su turnazione, mentre Pripyat è l’unica area veramente disabitata. Qui c’erano 50mila persone, ma dopo il disastro di Chernobyl tutti furono costretti a scappare. Salirono a bordo di tantissimi autobus mandati apposta lasciandosi la vita di tutti i giorni alle spalle. Si parlava di un’evacuazione temporanea, ma nessuno tornò nella cittadina. Il fotografo olandese Erwin Zwaan tra il 2016 e il 2018 si è inoltrato nella zona, inaccessibile per l’alto tasso di radiazioni, per testimoniare cosa resta di Pripyat e dei dintorni dopo il disastro di Chernobyl. Ma Luigi Pelazza nel 2011 era già stato nei luoghi della tragedia per testimoniare l’alta contaminazione ancora presente nei dintorni della centrale. I risultati mostrati a Le Iene (clicca qui per il servizio) erano ancora spaventosi, con valori di radioattività superiori addirittura di 2150 volte rispetto al limite consentito.



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