Gaza, accordo Israele-Hamas per la tregua/ Trump “Usa sostengono israeliani al 100%”

- Davide Giancristofaro Alberti

Gaza, accordo raggiunto per il “cessate il fuoco”: tregua tra Israele e Hamas, Trump conferma il sostegno totale degli Usa verso gli israeliani

Missili su Gaza
Raid a Gaza tra Hamas e Israele (LaPresse, 2019)

Nelle ultime ore è arrivata una importante svolta diplomatica che ha portato ad una tregua bilaterale tra Israele e Hamas. Si tratta di una calma apparente, un cessate il fuoco annunciato prima da fonti israeliane e che ha poi trovato conferma nelle ore successive. Il bilancio complessivo dell’assurda escalation di violenza di portata così elevata è di 27 vittime in due giorni (almeno 4 israeliani e 24 palestinesi, come spiega SkyTg24). Gli scontri sono andati avanti fino a pochi minuti prima dell’annunciata tregua. Secondo il ministero della Sanità locale, citato dall’agenzia di stampa Maan, i feriti sarebbero stati 170. Il presidente americano Donald Trump si è espresso tramite Twitter ed ha fatto sapere che gli Stati Uniti “sostengono Israele al 100% nella difesa dei suoi cittadini”. “Gli atti terroristici contro Israele non porteranno nulla se non ulteriore miseria. Basta con la violenza e lavorare per la pace, questo può succedere”, ha aggiunto il presidente Usa. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

TREGUA TRA ISRAELE E HAMAS

Dall’alba di oggi, 6 maggio, a partire dalle 7 (le 6 in Italia), l’esercito di Israele ha annunciato “il ritorno alla normalità nelle retrovie israeliane”. Come riferisce l’agenzia di stampa Ansa, la tregua tra Israele e Hamas rappresenta una implicita conferma del raggiungimento di una intesa per il cessate il fuoco a Gaza. L’annuncio era giunto anche attraverso la tv al-Aqsa di Hamas che aveva anticipato la tregua a partire dalle 4.30 locali. I dettagli sull’intesa raggiunta sarebbero ancora pochi ma secondo quanto finora reso noto dalla tv israeliana – che a sua volta cita fonti palestinesi – Israele si sarebbe impegnata a realizzare entro una settimana tutti gli impegni relativi la tregua con Gaza e che in merito a ciò ci sarebbero garanzie dell’Onu e dell’Egitto. Secondo la Radio militare, l’accordo indiretto sarebbe stato raggiunto grazie all’intervento dell’inviato dell’Onu Nickolay Mladenov. Come confermato da un funzionario di Hamas, il blocco delle ostilità sarebbe stato reso possibile anche grazie all’Egitto ed alla sua mediazione, come ribadito anche da un funzionario egiziano. Di contro, un portavoce dell’esercito israeliano non ha voluto commentare la notizia. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

JIHAD “GUERRA TOTALE”

«Le escalation potrebbero portare alla guerra aperta e totale», ha fatto sapere in serata il portavoce della Jihad Islamica, Mosab Al Braim mentre su Gaza piovono e partono razzi praticamente ogni ora. Sono 650 i missili lanciati dai palestinesi contro i territori d’Israele (quasi tutti intercettati dall’IronDome per fortuna), mentre le repliche di Netanyahu sono al momento 150 raid lanciati nelle ultime 24 ore contro obiettivi sensibili militari. L’inviato speciale dell’Onu, Nickolay Mladenov ha lanciato l’ennesimo appello per fermare gli scontri da Gaza: «E’ tempo di ritornare agli accordi dei mesi passati prima che sia troppo tardi», mentre il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha ribadito ancora oggi pomeriggio come «Israele ha tutto il diritto di difendersi». Il bilancio delle vittime viene parzialmente rettificato: si tratterebbe al momento di 4 civili morti ad Ashkelon mentre 3 sono i feriti in maniera grave, sempre presso l’ospedale israeliano colpito dai missili di Hamas e della Jihas Islamica. Tra i morti, c’è però un comandante di Hamas, il 34enne Hamad al-Khodori: sarebbe lui, secondo quanto riporta Sky Tg24, «l’anello di collegamento con l’Iran per far entrare il denaro della Repubblica islamica nella Striscia di Gaza attraverso la sua rete di cambi valuta nell’enclave palestinese». (agg. di Niccolò Magnani)

CARRI ARMATI DA ISRAELE SULLA STRISCIA

Sono centinaia e continuano senza sosta i razzi di Hamas nelle zone israeliane attorno alla Striscia di Gaza. Secondo quanto riferisce Repubblica.it, oltre alle nove vittime palestinesi sono rimasti uccisi anche tre israeliani ad Ashkelon, nel sud dello Stato ebraico. Si tratta di un uomo che ha perso la vita stanotte davanti alla sua abitazione, un altro nella fabbrica dove lavorava e una donna mentre era in auto nei pressi di un kibbutz. Durante i bombardamenti palestinesi, come spiega Ansa, un razzo avrebbe colpito l’ospedale israeliano di Ashkelon e secondo i media locali sarebbero stati registrati non pochi danni nel suo dipartimento oncologico. Al suo interno il lavoro dei medici è incessante. La tensione resta ai massimi livelli e come spiega Sputniknews, secondo quanto riferito alla stampa il portavoce delle forze armate israeliane Jonatan Konricus, l’esercito di Israele avrebbe inviato una brigata di carri armati al confine con la Striscia di Gaza: “Stiamo schierando la settima brigata corazzata, che, se necessario, sarà condurrà operazioni offensive. Questa iniziativa non è dettata a rafforzare gli ordini difensivi; per quello ci sono già abbastanza truppe”, ha dichiarato il portavoce. Il loro compito, ha aggiunto, resta quello di “proteggere la popolazione israeliana e fare pagare ad Hamas e ai jihadisti il prezzo della loro aggressione”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

ISRAELE INVIA I BLINDATI LUNGO IL CONFINE: ALTA TENSIONE

Non accennano a placarsi gli scontri sulla striscia di Gaza fra Israele e la Palestina. Nelle ultime 48 ore Hamas ha lanciato 450 razzi all’indirizzo degli storici nemici israeliani, provocando più di 200 raid di rappresaglia. Violenti scontri che hanno provocato la morte di otto palestinesi, fra cui una donna incinta e la sua bambina di 14 mesi, nonché di un civile israeliano di 58 anni morto sulla porta di casa. L’esercito israeliano, come riferito poco fa dai colleghi dell’agenzia Ansa, è intenzionato a reprimere con la forza l’offensiva di Hamas e della Jihad islamica, ed ha inviato lungo il confine la settima brigata corazzata per delle missioni che potrebbero essere “offensive”, fa sapere il portavoce militare di Israele, Jonathan Conricus: «Stiamo dislocando la 7/ brigata, o quasi tutta, per missioni offensive – le sue parole – si tratta di mezzi blindati e di altro personale». Un giornalista straniero ha chiesto a Conricus se l’esercito si sta apprestando ad entrare a Gaza: «La brigata si terrà a disposizione – la replica – nel caso dovesse ricevere ordini per missioni offensive. Il che significherebbe agire oltre il nostro territorio». Come riferisce La Stampa, Hamas starebbe cercando un compromesso per far cessare il fuoco, mentre la Jihad islamica punta a far saltare il tavolo delle trattative. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

GAZA, 450 RAZZI E 9 MORTI

Ben 450 razzi sono stati lanciati nelle scorse ore sulla striscia di Gaza, con l’obiettivo di colpire Israele. Hamas ha fatto partire una violenta offensiva nei confronti degli storici nemici, uccidendo un uomo di 58 anni. Diverse invece le vittime fra i palestinesi fra cui anche una donna incinta e sua figlia: «La neonata e la donna palestinese incinta che hanno perso la vita ieri non sono state uccise in attacchi israeliani – ha spiegato ai giornalisti stranieri, Jonathan Conricus, portavoce militare israeliano – ma da armi difettose di Hamas o Jihad islamica. Un evento triste e tragico – ha continuato – ma non sono state uccise da armi israeliane». Il sistema di difesa israeliano, Iron Dome, ha intercettato ben 150 razzi, mentre altri sono fortunatamente caduti in mare aperto, non colpendo alcun obiettivo. Israele ha a sua volta colpito 200 obiettivi militari a Gaza di Hamas e della Jihad islamica, compresi alcuni edifici civili che secondo gli israeliani erano sede di attività militari. Sulla vicenda si è espresso il ministro Matteo Salvini, e poco fa è uscito allo scoperto anche il ministro degli esteri, Enzo Moavero Milanesi: «condanna con fermezza il lancio di razzi verso il territorio israeliano, ribadisce che Israele, al pari di ogni Stato, ha diritto all’autodifesa e rinnova, a nome dell’Italia, un forte appello affinché cessino le aggressioni e le violenze». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

GAZA, 450 RAZZI SU ISRAELE

Continuano gli scontri sulla striscia di Gaza: nella notte, attorno alle ore 2:30, un cittadino israeliano di 58 anni è stato ucciso da un razzo sparato dai palestinesi mentre si trovava fuori dalla sua abitazione ad Ashkelon, nel sud del paese. Soccorso, l’uomo è spirato mentre veniva trasportato in ospedale. Si tratta della prima vittima israeliana negli scontri fra le due fazioni rivali, mentre i feriti sono al momento 83. Come riferisce l’edizione online di Repubblica, Hamas ha lanciato da ieri ben 430 razzi, di cui 180 nella notte appena passata, mentre Israele, a sua volta, ha colpito 200 obiettivi di Hamas e della Jihad islamica. Al momento in cui vi scriviamo sono ancora in corso dei lanci e la sensazione è che gli scontri dureranno ancora per molto, alla luce soprattutto della notizia della morte dell’israeliano di cui sopra, che verrà sicuramente vendicata. Sette i palestinesi uccisi nei raid di Israele, e fra le vittime vi sarebbero anche una bimba di soli 14 mesi e sua mamma incinta, una donna di 37 anni. Ferito anche un altro bambino, come riferito dal ministero della salute palestinese.

GAZA, 430 RAZZI SU ISRAELE

Il Dipartimento di Stato Usa ha sostenuto “il diritto alla auto difesa di Israele dopo gli attacchi missilistici”, mentre il ministro dell’interno, Matteo Salvini, attraverso un tweet ha voluto esternare la sua vicinanza al premier Netanyahu: «solidarietà al primo ministro Benjamin Netanyahu e al popolo israeliano». Sulla vicenda si è espressa anche la Turchia visto che uno dei razzi lanciati da Israele ha colpito gli uffici dell’agenzia di stampa turca Anadolu: «Condanniamo Israele – ha twittato il portavoce della presidenza della TurchiaFahrettin Altun – per aver attaccato un edificio in cui ha sede l’Anadolu: chiediamo a tutti i governi che sostengono di difendere la libertà di stampa di unirsi a noi nella condanna del bombardamento». Netanyahu ha convocato il consiglio di sicurezza, e il presidente israeliano, Reuven Rivlin, ha fatto sapere che «risponderemo con forza e prontezza ad ogni attacco alla sicurezza del nostro popolo». A sua volta la Jihad islamica ha minacciato di colpire obiettivi strategici come la centrale atomica di Dimona, l’aeroporto di Tel Aviv e i porti di Ashdod e di Haifa.

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