GUERRA IN LIBIA/ L’Italia ha la soluzione in tasca (ma non può usarla)

- int. Gian Micalessin

L’Italia è isolata nello scacchiere internazionale riguardo alla guerra in Libia, eppure solo noi possiamo risolvere la situazione

Libia, guerra a sud di Tripoli
Scontri in Libia (LaPresse)

Dopo le minacce di Haftar ai nostri soldati di base a Misurata, arriva adesso la sfuriata di Serraj contro l’apertura del consolato italiano a Bengasi che infatti è stata immediatamente sospesa. La linea attendista del nostro Paese sta facendo spazientire i due contendenti e adesso rischiamo di essere presi tra due fuochi. Ma quella italiana, ci ha detto Gian Micalessin, “è in realtà l’unica posizione corretta. Come si sta dimostrando, il conflitto militare non porta da nessuna parte, l’unica soluzione è un compromesso politico fra Serraj e Haftar, ma il nostro Paese non ha il peso diplomatico e politico per imporlo”.

Guerra in Libia. Sia Serraj che Haftar attaccano l’Italia, ognuno di loro ci vorrebbe schierati da una parte o dall’altra. Corriamo il rischio di finire tra due fuochi?

La realtà è che la posizione italiana è la più corretta di tutte. Che alternativa ci sarebbe? Parteggiare per uno dei due contendenti? Questa non è la soluzione della crisi libica.

Qual è allora?

Che Haftar arrivi a Tripoli o non ci arrivi, la soluzione dovrà per forza passare per un compromesso fra le due parti perché nessuno dei due è in grado di sconfiggere l’altro. Per questo la posizione italiana di tenere canali aperti con entrambi è la più corretta. Il problema è che in questo momento non abbiamo la forza politica e diplomatica per metterla in atto.

Serraj ha rifiutato il cessate il fuoco se le forze di Haftar non si ritirano e tornano a est. La situazione sembra comunque in mano alle decisioni militari, non è così?

Se guardiamo i fatti a poco serve appoggiare militarmente Haftar come ha fatto la Francia visto che è inchiodato e impanato alle porte di Tripoli e non riesce ad arrivarci perché comunque lì arrivano i soldi del Qatar. Soldi con cui vengono pagate milizie che fino a ieri erano divise fra loro tanto che addirittura alcune facevano la guerra allo stesso Serraj. Paradossalmente la posizione politica della Francia e l’azione militare di Haftar appoggiato da Emirati Arabi e Arabia Saudita hanno finito per rafforzare il proprio nemico.

Come potrebbe l’Italia prendere in mano la soluzione di compromesso?

È difficile far capire la nostra posizione nell’attuale scenario internazionale. Forse l’unica soluzione sarebbe cercare un ponte con la Russia che ha un interesse economico e anche di prestigio per cercare una soluzione.

Mentre invece gli Usa ci hanno abbandonato, è così?

Gli Usa sembrano averci emarginato dopo la firma del memorandum con la Cina. Ma anche la posizione dell’America in realtà è confusa perché il Segretario di stato aveva lanciato una durissima intimazione ad Haftar nella prima metà di aprile di ritirarsi, seguita poi dalla telefonata di Trump che invece appoggerebbe Haftar. Anche l’America naviga in una notevole dose di ambiguità per quanto riguarda la politica libica.

E fare pressione sulla Francia perché molli Haftar?

Ricordiamoci che la Francia non è l’unico attore dalla parte di Haftar, in questo momento gli attori con più forza sono gli Emirati, i sauditi e l’Egitto. La Francia resta dalla parte di Haftar, ma quale vantaggio ottiene in una Libia in stato di stallo? Non riesce a esercitare qualunque azione economica, non riesce ad avere peso politico. Il petrolio resta equamente diviso tral’Eni e la Total. Anche la Francia a questo punto avrebbe tutto l’interesse a mettersi d’accordo con l’Italia e trovare una posizione di mediazione portando l’Europa verso una posizione decisa contro quei paesi arabi che stanno destabilizzando completamente il nord africa.

C’è anche il problema degli sfollati che può pesare sull’Italia. Come da richiesta del Papa sono stati aperti corridoi umanitari, sono arrivati nel nostro paese 147 sfollati. Quanto questo può pesare su di noi?

Si tratta di sfollati i quali sono stati riconosciuti come meritevoli di asilo politico, esercitato già in territorio libico, persone che fuggono da un conflitto. Sono qualche centinaio, bisognerebbe che nei famosi hot spot in territorio libico venisse effettuato questo riconoscimento tra chi ha diritto e chi no.

Si parla di 40mila sfollati da Tripoli, chi se ne prenderà cura?

Su questo c’è grande confusione, Si tratta di cittadini libici a tutti gli effetti, non migranti. Dalla caduta di Gheddafi di libici in Italia ne saranno arrivati uno o due. Gli sfollati libici se ne vanno negli alberghi in Tunisia ad aspettare che finisca la guerra per poi tornarsene in casa, di venire in Europa non hanno nessuna voglia.

Sicuramente Serraj però ha giocato con questo quando ha minacciato l’arrivo in Italia di 600mila persone, è vero?

Certamente, ha cercato di farci schierare con lui. Quei 600mila di cui parla sono migranti interni, gente che dai tempi di Gheddafi si reca in Libia per lavorare. Non potranno mai accedere allo stato di rifugiato di guerra, perché non sono libici, sono loro che sono andati in un Paese in guerra. Gli sfollati libici invece se ne vanno in aereo comodamente a Malta, in Egitto, in Tunisia, all’Europa non ci pensano proprio.

(Paolo Vites)

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