Jamie Oliver fa crac: chiudono i 25 ristoranti del noto chef/ Dichiarato fallimento

Crac del celebrity chef Jamie Oliver: chiudono i suoi 25 ristoranti a Londra

Jamie's Italian
Jamie's Italian (Logo)

Jamie Oliver ha annunciato che i suoi 25 ristoranti verranno chiusi. Una vera e propria doccia gelata per i circa 1000 dipendenti che fra poche settimane rimarranno senza lavoro. La notizia è riportata in queste ultime ore dai principali organi di informazione, a cominciare dall’edizione online di Repubblica, che ricorda come i 25 locali di cui sopra si chiamavano “Jamie’s Italian” ed erano sparsi per tutta Londra, fra cui uno in quel di Piccadilly Circus, cuore pulsate della capitale britannica. Jamie Oliver è uno dei più noti chef inglesi in tutto il mondo, e dopo aver dato la notizia ha confessato: «Sono distrutto». Il 44enne britannico è considerato un celebrity-chef, come viene denominata la sua categoria, e in patria è considerato al pari di un calciatore o di un attore. Una decisione, quella di dover chiudere i suoi 25 ristoranti, giunta dopo che a inizio anno aveva già dovuto chiudere un’altra dozzina di locali, immettendo nell’attività liquidità pari a 4 milioni di sterline per coprire parte dei debiti.

JAMIE OLIVER FA CRAC: CHIUDONO 25 RISTORANTI

«Eravamo partiti dieci anni fa con l’intenzione di rivoluzionare il mercato dei ristoranti di medio livello – le parole dello chef britannico – puntando su un miglior rapporto qualità-prezzo ed è esattamente quello che abbiamo fatto». La crisi? Secondo Oliver e i sindacati è dovuta al momento difficile e all’incertezza economica, alludendo alle numerose incertezze riguardando la Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Secondo quanto scrive Repubblica, alla fine Jamie Oliver è stato anche vittima di se stesso e molto probabilmente di una concorrenza sempre più spietata, visto che ora come ora è possibile mangiare italiano a Londra in ogni dove e per tutti i gusti, dalle trattorie, al ristorante stellato, passando per la classica pizzeria. «Negli ultimi tempi, per di più, si mangiava maluccio – conclude Repubblica – e si spendeva troppo».



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