NAVE DI ARMI A GENOVA/ “Potrebbe essere uno sgambetto di Francia o Germania”

- int. Stefano Piazza

Il mistero della nave araba dirottata dalla Francia al porto di Genova. Potrebbe essere una mossa elettorale

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Guerra in Libia (LaPresse)

Non è assolutamente chiara la vicenda della nave della compagnia nazionale saudita Bahri Yanbu giunta a Genova dopo che i portuali francesi di Le Havre si erano rifiutati di scaricarne il contenuto. Motivo: qualcuno li aveva informati che il cargo trasportava materiale militare. Stessa azione è stata espressa dai colleghi genovesi che hanno scaricato il materiale civile e non un generatore elettrico che può essere usato sia per scopi civili che militari. Sulla nave poi anche otto cannoni usati nello Yemen, secondo la fonte misteriosa, che adesso sono stati dirottati via treno al porto militare di La Spezia. Secondo l’esperto di terrorismo internazionale Stefano Piazza “sono decenni che navi provenienti dal Golfo arabico fanno la spola con Italia, Francia e Germania, tutti paesi produttori e venditori di armi, lo sanno tutti. Questa volta qualcuno ha voluto mettere le cose in pubblico, per ragioni che ignoriamo, forse dovute al periodo che viviamo, la campagna elettorale europea”. Ma possiamo essere certi, ci ha detto Piazza, che il traffico di armi continuerà e questo materiale in un modo o nell’altro arriverà a destinazione.

Ci sono diversi misteri dietro questo episodio. Italia e Francia fanno da sempre commercio di armi alla luce del sole: perché questa nave non avrebbe dichiarato il suo contenuto?

La mia idea è che dietro a questa vicenda ci sia una buona dose di ipocrisia. Sono decenni che queste navi fanno la spola tra il Golfo Persico e l’Italia, la Francia, la Germania, paesi produttori e commercianti di armi. Non è una novità. Si fa fatica a pensare che solo adesso i francesi abbiano scoperto tutto ciò. Forse alla vigilia delle elezioni europee qualcuno ha fatto uscire lo scandalo, ma mi sembra tutto poco credibile.

Ufficialmente, sempre secondo la fonte misteriosa, si tratta di materiale destinato alla guerra in Yemen, da qui il rifiuto dei portuali di essere coinvolti in una strage contro i civili come è di fatto quella guerra. E se invece fossero state armi destinate al generale Haftar in Libia, che come si sa è sostenuto da Francia e Arabia Saudita?

Quello che si può dire quando su una nave sono imbarcate delle armi è che tu sai cosa c’è scritto sulla distinta di trasporto ma non sai mai davvero che cosa la nave trasporta, dove queste armi finiranno e chi è il cliente finale. Abbiamo visto come armi destinate ufficialmente agli americani siano finite allo stato islamico, e che ai tempi di Gheddafi arrivavano in Italia armi destinate chissà dove. E che dire delle armi che circolano in Africa e che vanno a sostenere i tanti scontri tribali.

Come spiega invece la creazione del caso, a partire dalla diffusione della “notizia”?

Queste vicende sono episodi curiosi che nascono sempre senza sapere bene chi abbia dato la notizia, chi sia la fonte. Dietro ci sono interessi legati al momento che stiamo vivendo, come le elezioni europee, per cui magari si riteneva non opportuno far sapere di questo commercio e qualcuno ha tirato fuori la cosa per creare difficoltà ai governi in carica. Una cosa è certa: finito questo periodo elettorale, i traffici continueranno perché dietro c’è un giro immenso di soldi. Bisogna essere realisti: o si dicono le cose come sono o meglio lasciar perdere.

In conclusione?

È evidente che è accaduto qualcosa, in passato non c’erano mai stati questi cambiamenti di porti.

Cosa intende per “è accaduto qualcosa”? Può fare un’ipotesi?

Ad esempio qualcuno all’ultimo momento potrebbe aver preferito tirarsi indietro. In ogni caso, non lo sapremo mai, ma queste armi arriveranno comunque alla destinazione prevista. Possiamo starne certi.

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