Venezuela, attaccata chiesa a San Cristobal/ Video, bombe lacrimogene tra i fedeli

- Paolo Vites

La Guardia Nazionale di Maduro attacca i fedeli che assistevano a una celebrazione eucaristica lanciando lacrimogeni in una chiesa

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In Venezuela (LaPresse)

Non ci sono state vittime, ma quello che è accaduto in Venezuela è identico a quanto accaduto recentemente nello Sri Lanka. Un gruppo di soldati della Guardia nazionale, i più fedeli sostenitori del dittatore Maduro, hanno fatto irruzione in una chiesa durante la celebrazione eucaristica attaccando i fedeli che si trovavano all’interno. A rendere noto il fatto il vescovo della diocesi di San Cristobal, monsignor Mario Moronta: “Un’orda di guardie nazionali ha attaccato la chiesa di Nostra Signora di Fatima. Due guardie sono entrate dentro in motocicletta mentre la messa stava per concludersi” ha detto in un comunicato ufficiale “mentre il sacerdote cercava di fermarli ha fatto irruzione un gruppo di 40 guardie comandate da un generale che ha cominciato a discutere con il parroco. Allo stesso tempo i soldati hanno lanciato bombe lacrimogene costringendo i fedeli a fuggire, tra di loro diversi anziani”.

“DIAVOLI CON LA TONACA”

Non è una novità che i fedeli di Maduro se la prendano con la Chiesa, che da sempre è in prima fila sostenendo la necessità di un dialogo democratico, nuove elezioni e lo stop alla repressione in Venezuela. Iniziative come questo si inquadrano nel tentativo di spaventare i cattolici. Il vescovo ha aggiunto che “si tratta di un attacco molto serio alla Chiesa cattolica, la cui responsabilità è del comandante delle Guardie Nazionali e che la dice lunga della totale mancanza di rispetto per la dignità umana e di Dio. Chiedo a tutti i presbiteri, religiosi e laici diocesani di esprimere la loro solidarietà a Padre Jairo e ai suoi parrocchiani. Inoltre, chiedo di diffondere questo comunicato”. Tempo fa il dittatore aveva definito i sacerdoti “diavoli con la tonaca” arrivando a chiedere alla procura di mettere sotto inchiesta diversi vescovi che nelle loro omelie avevano criticato il suo regime con la motivazione di istigazione all’odio. Senza paura la reazione delle Conferenza episcopale che aveva diffuso una nota durissima contro il presidente, parlando apertamente di «progetto politico totalitario» e invitando il popolo alla «ribellione». I vescovi hanno accusato il dittatore di usare la legge per «condannare tutti coloro che criticano il governo e gli creano problemi». 



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