Estorsioni al presidente del Genoa, Enrico Preziosi/ Indagati 15 ultrà rossoblù

- Alessandro Nidi

Indagine avviata da parte della Procura di Genova sulle estorsioni che avrebbe subìto il presidente del Genoa, Enrico Preziosi

Genoa 2019
Pinamonti e Favilli (Foto LaPresse)

Il Genoa e in particolare il suo presidente, Enrico Preziosi, sarebbero stati vittime di estorsioni da parte di quindici ultrà rossoblù, finiti nel mirino della Procura di Genova, che ha aperto un fascicolo contro di loro con quattro accuse alla base dello stesso: associazione a delinquere, estorsioni, violenza privata e intestazioni fittizie. Stando alle prime ricostruzioni riportate sul quotidiano “La Repubblica”, i tifosi avrebbero estorto non soltanto soldi, ma anche proprietà al numero uno del club ligure, promettendo di non lasciarsi andare a contestazioni e garantendo la pace all’interno degli impianti di gioco. Come riferisce la testata sopra menzionata, l’indagine ricopre gli anni dal 2005 a oggi e sarebbero emersi “episodi di violenza, fisica e psicologica, dentro lo stadio e fuori, verso giocatori, parte della tifoseria ed esponenti del club”. Per giunta, i sostenitori indagati sarebbero capeggiati da Massimo Leopizzi, storico capo ultrà indagato per calcioscommesse e leader della protesta andata in scena contro i calciatori in Genoa-Siena del 2012.

ESTORSIONI AL PRESIDENTE DEL GENOA: L’OMBRA DELLA ‘NDRANGHETA

Ci sarebbero, inoltre, anche infiltrazioni mafiose alla base delle estorsioni perpetrate ai danni di Enrico Preziosi, presidente del Genoa: fra gli indagati compare anche il nome di Artur Marashi, legato ad ambienti della ‘Ndrangheta. “La Repubblica” scrive che nel 2017 il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi era stato ascoltato in commissione antimafia sulle violenze della tifoseria organizzata e aveva parlato di una “nutrita presenza di pregiudicati ed esponenti della malavita nel tifo organizzato del Genoa e di comportamenti che si avvicinano molto a quelli delle organizzazioni di tipo mafioso”. A giudizio del pubblico ministero, “una parte della tifoseria avrebbe ricattato l’allora allenatore Gian Piero Gasperini con minacce di contestazioni e pressioni”. A Marashi, scrive ancora “La Repubblica”, era stato affidato un servizio per gli ingressi in tribuna vip: decisione che per la commissione antimafia destava perplessità.

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