EUTANASIA OLANDA/ La follia di uccidere un bambino per non far “soffrire” i genitori

- Paola Binetti

In Olanda è stata praticata l’eutanasia a un bambino di un anno. Salta completamente il principio del consenso informato: è omicidio

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(LaPresse)

L’Olanda ha un “merito”, che occorre riconoscerle, soprattutto se si parla di diritti umani e di questioni eticamente sensibili. Una sorta di operazione-verità, che permette di capire cosa accade quando la legge si spinge a permettere decisioni che giungono fino alle ultime conseguenze.

È proprio quello che è accaduto in Olanda in questi giorni, quando si è consentita l’eutanasia di un bambino di un anno.

Il consenso informato è il prerequisito essenziale di ogni forma di suicidio medicalmente assistito, o come dice la legge attualmente in esame in Senato: la morte volontaria medicalmente assistita. Senza la consapevolezza chiara, completa, concreta che si accompagna ad una decisione personale, libera e matura siamo davanti ad un omicidio vero e proprio. E nel caso di un bambino è un infanticidio, perpetrato non a norma di legge, ma contra legem, perché nessun bambino di un anno può dare il suo consenso informato, né i suoi genitori si possono sostituire a lui e possono consegnarlo alla morte. Perché su quel figlio, il loro figlio, non hanno la potestà assoluta. E se dovessero chiedere una cosa così drammatica e irrevocabile per una persona, allora un giudice dovrebbe intervenire per togliere ai genitori la patria potestà e affidare il bambino a chi può prendersi cura di lui.

Ma in Olanda un bambino non gode di questa tutela. In Olanda la legge consente che un bambino possa morire per volontà dei suoi genitori , senza che niente e nessuno possano difenderlo e tutelare il suo diritto alla salute. Qualcuno può sostenere che la sua vita non è degna di essere vissuta e decretare la sua morte. Senza che lui possa esprimere la sua opinione, il suo desiderio di vivere e la  speranza di poter migliorare… e magari risolvere la sua situazione.

Il principio di autodeterminazione ne esce prepotentemente sconfitto; perché qui prevale la logica del più forte che determina la morte del più debole. Forse la morte del bambino riduce il dolore e la sofferenza dei genitori, ma non può essere questo il criterio per decidere della vita e della morte di una persona. Poiché io soffro a causa tua, è meglio per me che tu muoia, così cesserà anche la mia sofferenza. È un cortocircuito pericolosissimo, perché si legittima il principio che per non soffrire io posso rimuovere le cause della mia sofferenza, spingendomi fino a provocare la tua morte. Indipendentemente dal fatto che tu capisca cosa sto facendo e che, comprendendone la portata, tu voglia accettarne le conseguenze fimo alla più estrema delle conseguenze: la morte, irrevocabile, definitiva e senza appello.

Ed è per questo che il ddl in discussione in Senato esige una lettura critica molto precisa, che nel tempo non consenta aberrazioni di questo tipo. Anche in Olanda l’eutanasia dei minori si è insinuata gradatamente nelle maglie della legge e della sua interpretazione, perché se lo si fosse fatto fin dall’inizio molto probabilmente ci sarebbe stata un’opposizione, una ribellione popolare davanti al rischio dell’ennesima strage degli innocenti. Si è cominciato con casi in cui la volontà del soggetto era chiara, in genere la sua vita era accompagnata da gravi sofferenze, che lui stesso non poteva sopportare. E la pietà, l’umana comprensione che suscitava, riducevano l’orrore della morte provocata da altri, sia pure su sua richiesta e quindi con un consenso documentato esplicitamente, scritto.

Il disagio era suo e sua la decisione di morire e di disporre della sua vita. Ma in questo caso è in gioco un disagio molto più complesso; il disagio di altri, i genitori, e la volontà di altri: i genitori. Ma la vittima designata non sono loro, è un altro: il figlio. Che nulla può opporre ad una decisione che ne sopprime per sempre la vita. Muore per non far soffrire i suoi genitori: vittima sacrificale che va invece protetta, tutelata, amata diversamente, affidata a chi, nonostante tutto, non ha paura di soffrire. Potremmo perfino invocare per estensione e per analogia, se non suonasse blasfemo, la tutela sociale della maternità.

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