“Ex poliziotto piazzò esplosivo a Capaci”/ Strage: rivelazione shock pentito Riggio

“Un ex poliziotto piazzò l’esplosivo a Capaci”: nuove rivelazioni sulla strage del 1992 col pentito Pietro Riggio che punta il dito contro un servitore dello Stato. “Parlo ora perché…”

La strage di Capaci del 1992
La strage di Capaci del 1992 (Web, 2019)

A oltre 17 anni dalla strage di Capaci, l’attentato ordito da Cosa Nostra nei confronti del magistrato antimafia Giovanni Falcone, che perse la vita assieme alla consorte Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta, emerge un’altra “verità”, o presunta tale, destinata a far discutere: nelle ultime ore infatti si è appreso che il pentito Pietro Riggio ha affermato che a sistemare l’esplosivo su quel tratto dell’Autostrada A29 nei pressi del comune siciliano di Capaci sarebbe stato un ex poliziotto. È soprattutto questo il motivo per cui le dichiarazioni del 54enne e molto chiacchierato collaboratore di giustizia da alcuni anni stanno facendo discutere dal momento che Riggio punterebbe il dito contro un servitore dello Stato a suo dire infedele: al momento non si conosce molto di più tranne che “Il Turco” (il suo nome e cognome, oltre che il ruolo, sono stati secretati infatti) si sarebbe incaricato di piazzare gli oltre 400 chilogrammi di tritolo con uno skateboard in uno dei canali di scolo dell’autostrada.

STRAGE DI CAPACI, LE RIVELAZIONI DEL PENTITO RIGGIO

Ad ogni modo, e come era prevedibile, a mettere in dubbio la versione di Pietro Riggio sui fatti di Capaci del 23 maggio 1992 è soprattutto la tempistica dal momento che arrivano al termine non solo di diversi processi ma pure di altre dichiarazioni fuorvianti e poi ritrattate, per non dire dei depistaggi e delle confessioni che continuano a nascondere elle ombre. L’ex appartenente al clan mafioso di Caltanissetta e con un passato pure da agente della Polizia Penitenziaria ha scombinato invece le carte dato che, fino ad ora, si era parlato solamente di uomini legati a Cosa Nostra in relazione al terribile attentato che uccise Falcone: “Fino ad ora avevo paura di mettere a verbale certi argomenti” si è giustificato il collaboratore di giustizia, motivando la tempistica delle sue dichiarazioni col fatto che temeva ritorsioni non solo per se stesso ma pure la sua famiglia. A suo giudizio adesso i tempi sarebbero “maturi per trattare certi argomenti”, aggiungendo particolari e riferimenti precisi che hanno spinto gli inquirenti e la Procura Nazionale Antimafia a farci almeno una riflessione in quella che, secondo alcuni fonti di stampa, sarebbe stata una riunione top secret tra alcuni importanti “papaveri”.



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