Fabrizio Corona “Flavio Briatore? Nulla assoluto”/ “Taccio se no prendo 500 querele”

- Dario D'Angelo

Fabrizio Corona a Non è l’Arena di Massimo Giletti: “Flavio Briatore è il nulla assoluto. Taccio se no prendo 500 querele”, ha raccontato l’ex re dei paparazzi a La7

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Fabrizio Corona a Non è l'Arena

Fabrizio Corona a Non è l’Arena di Massimo Giletti ha parlato anche dei suoi problemi con la giustizia: «Ero un giovane che aveva subito una delle più grande ingiustizie. Reagì in modo sbagliato, convinto di potersi difendere attaccando il potere, che poi lo ha schiacciato. Ebbi la sfortuna di aver incontrato un magistrato che cercava popolarità». L’ex re dei paparazzi ha spiegato che ha aperto un nuovo capitolo della sua vita: «In questo libro non mi assolvo, ma penso di avere l’anima per poter in questa nuova vita di misurarmi con persone come Moni Ovadia che fanno contenuti e non immagine. È questo il mondo a cui voglio affacciarmi. Anche se mi giudicano in modo sbagliato, possono capirmi. Imparando da loro, posso fare del bene». Poi ha spiegato cosa ha voluto fare: «Sono entrato nel sistema per scardinare il potere, perché tutto passa dall’estetica e dalle donne». Parlando del carcere, però, ha ripensato a Denis Verdini: «Mando un abbraccio a Francesca Verdini e Tommaso Verdini per il padre. Io posso capire cosa stanno provando».

Fabrizio Corona ha poi attaccato duramente Flavio Briatore: «Briatore e Vacchi sono il nulla assoluto. Mi dispiace che inviti Briatore a parlare di economia e non paga le tasse in Italia. Rappresenta ciò che dice il mio libro: ha fatto i soldi da solo, ma ha avuto culo. Ha incontrato una ragazza semplice e mi taccio perché se no mi prendo 500 querele». (agg. di Silvana Palazzo)

FABRIZIO CORONA “HO RESO L’ITALIA PEGGIORE”

«Credo che viviamo in uno dei paesi peggiori d’Europa. Non funziona niente, a partire dalla classa dirigente. Io ne sono stato protagonista, sono colui che è entrato in questo sistema e lo ha reso peggiore di quello che è. Mi voglio prendere le colpe di quello che ho fatto». Così Fabrizio Corona presenta a Non è l’Arena di Massimo Giletti il suo nuovo libro, quello in cui racconta di aver “inventato” l’Italia. Prima di parlare dei suoi demoni, attacca la politica: «Tutto quello che passa è informazione malata. Di Maio e Conte non sono politici, sono prestati alla politica. Rendiamoci conto che è ministro degli Esteri, dovrebbe trattare in tutto il mondo e non è capace di farlo».

Dopo che Asia Argento ha letto alcune pagine del libro, quasi si è commosso: «Mi emoziona quasi da farmi commuovere, sono totalmente diverso da quello di prima. È una delle migliori donne, è forse l’unica ad avere una storia paragonabile alla mia. Le voglio un bene che solvano le persone hanno passato l’inferno…». (agg. di Silvana Palazzo)

FABRIZIO CORONA A NON È L’ARENA

Fabrizio Corona torna a “Non è l’arena“, ma questa volta non nelle vesti di inviato di Massimo Giletti. L’ex re dei paparazzi sarà sugli schermi di La 7 per promuovere il suo librò: “Come ho inventato l’Italia“. Tanti gli aneddoti e i retroscena raccontati da uno dei personaggi più controversi della storia recente del Belpaese. Alcuni di questi sono stati oggetto di un’intervista concessa a Candida Morvillo de “Il Corriere della Sera“. A partire dalla storia dell’omicidio commissionato ai suoi danni: “C’era un mio cliente, nipote di un potente molto celebre nella storia d’Italia. Il nome? Nel libro, c’è. Insomma, mi fa causa: secondo lui, gli dovevo dei soldi. Ma la regola della malavita è che, se fai causa, non puoi mandare il recupero crediti. Se hai messo le carte in mano alla madama – alla polizia, alla legge… – non puoi mandare il balordo a pestare il debitore: se no, la madama fa due più due. Non puoi stare col male e col bene. Chiaro? Arrivano in ufficio due albanesi. Uno dice: Corona, hai un problema con xx, vedi di dargli i soldi immediatamente. E io: ah sì? Usciamo e vediamo. Scendo, il mio autista mi segue e scatta la rissa. Accorrono baristi, tabaccai, gli albanesi scappano. Dopo un po’, un tale mi dice che c’è uno pesante di una famiglia balorda che mi vuole parlare. Era grossissimo e sul cucuzzolo della testa rasata aveva tatuata la sigla Acab: all cops are bastards, tutti i poliziotti sono bastardi. Mi dice: sono venuti due albanesi per comprare una pistola e noi, prima di vendere una pistola, vogliamo sapere a che servirà“.

FABRIZIO CORONA: “PENSO CHE MORIRO’ AMMAZZATO”

Il racconto di Fabrizio Corona prosegue, è chiaro, dice, che quella pistola serviva “a spararmi. Immagino a gambizzarmi. Il soggetto con Acab sulla testa, poi condannato a 21 anni per associazione per delinquere con aggravante mafiosa, dice che lui e suoi si sono messi di mezzo perché mi rispettano. Insomma, combiniamo un appuntamento, lui, io, gli albanesi, il creditore. Che ha capito il messaggio e non s’è più visto. Però, in questi casi, devi stare attento che non ti capiti un cavallo di ritorno. Che un malavitoso ti fa un favore, ma solo per avvicinarti e ottenere qualcosa di peggio“.

A domanda diretta, con l’intervistatrice che gli chiede se la sua incolumità sia ancora a rischio, Corona non ha dubbi: “Io penso che morirò ammazzato. Ho fatto sei anni di carcere, anche in quelli di criminali efferati, gente di cui ho dovuto essere amico per salvare la pelle e che, quando escono, sanno dove trovarmi. Ora, magari arrivano e dicono: prestami diecimila euro. E io: ‘sto cavolo. Poi, dai domiciliari, esco per andare allo Smi, un centro di recupero di esecuzione penale, e lì ci sono altri criminali, che pure vogliono favori. Prima, davo retta, ora, fingo di non sentire, li mando a quel paese. E questa è gente che se la prende. Tanti mi vorrebbero morto“.

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