False plusvalenze tra Chievo e Cesena/ 29 indagati, sequestrati beni per 9 milioni

- Silvana Palazzo

False plusvalenze, nei guai Chievo e Cesena: 29 indagati, sequestrati beni per un valore complessivo di 9 milioni. Il “sistema” scoperto dalla Guardia di Finanza

Luca Campedelli
Luca Campedelli, Presidente del Chievo Verona (LaPresse, 2019)

Presunte condotte illecite per la compravendita di calciatori, in altre parole false plusvalenze tra Cesena e Chievo Verona. Per questo la Guardia di Finanza di Forlì, eseguendo un’ordinanza del gip Monica Galassi, è intervenuta oggi per il sequestro preventivo di 3,7 milioni di euro nei confronti del Chievo e del suo attuale presidente e di beni per 5,3 milioni nei confronti del Cesena e società satellite, oltre che del suo ex presidente e di altri due indagati. Sono 29 in totale le persone indagate, con l’ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio ed emissione e utilizzo di fatture false. Stando a quanto emerso dalle indagini, e precisato dalle Fiamme Gialle, dal 2014 al 2018 il Cesena Calcio e il Chievo Verona hanno concluso reciproche compravendite di calciatori minorenni «che, in realtà, si verificavano solo cartolarmente». Il giocatore quindi non si trasferita mai nel nuovo club in ragione della contestuale stipula del prestito. Ma queste compravendite avvenivano tra l’altro «a valori del tutto sproporzionati».

FALSE PLUSVALENZE TRA CHIEVO E CESENA: IL “SISTEMA”

Questi giovani calciatori, oltre a non essere mai utilizzati dal club acquirente, venivano poi dirottati in prestito a squadre dilettantistiche. Le indagini hanno quindi permesso di ricostruire un sistema di false plusvalenze per quasi 30 milioni di euro. Questo era lo strumento attraverso il quale il Cesena Calcio, spiegano le Fiamme Gialle, è riuscito a restare in vita anziché chiedere l’accesso a procedure fallimentari da diversi anni. Così continuava ad omettere sistematicamente il versamento delle imposte. E questo “escamotage straordinario” diventava la normalità della gestione imprenditoriale. Il debito accumulato con l’Erario aveva superato i 40 milioni di euro. Le indagini hanno ricostruito molte distrazioni, poste in essere dallo stesso presidente che nel luglio 2018 si faceva pagare fatture per operazioni inesistenti con l’unico obiettivo di «di svuotare i conti della società».



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