FAMIGLIA & LAVORO/ L’attesa di una legge per chi assiste un parente

- Alessandra Servidori

I caregiver familiari, perlopiù donne, sono ancora in attesa di una legge dopo che sono stati stanziati degli appositi fondi da due anni

donna_letto_ospedale_malata_pixabay_2017
Pixabay

I caregiver familiari costituiscono a livello europeo un esercito di persone, prevalentemente donne, e svolgono quotidianamente un lavoro immane e molto spesso senza alcuna pausa ristorativa. È l’assistente familiare volontario che quotidianamente e gratuitamente assiste un parente non autosufficiente. Questa figura, mai riconosciuta prima da nessuna legge, presta assistenza 24 ore su 24, in modalità diretta attraverso atti relativi a bisogni primari che l’invalido non riuscirebbe a soddisfare da solo (lavare, stirare, vestire, medicare, pulire casa, preparare i pasti, somministrare farmaci, cura e igiene della persona); indiretta sbrigando le questioni amministrative che dovrebbe compiere l’assistito, sorvegliando il familiare in modo attivo (ossia intervenendo in caso di pericolo) o passivo (se allettato).

In Italia la figura del caregiver familiare non è riconosciuta come entità destinataria di autonoma tutela previdenziale, retributiva e di diritti legati alla funzione oggettivamente svolta: per ora bisogna estrapolare da altre norme alcuni benefici rivolti a persone che si occupano della persona disabile. Recentemente sono sei i disegni di legge all’attenzione del Parlamento che hanno l’obiettivo di riformare la materia: il 19 maggio 2019 si è concluso il lavoro del cosiddetto Comitato ristretto del Parlamento italiano, l’organismo chiamato a costruire un testo avente per fine di riunificare le sei proposte di legge in materia presentate, a inizio legislatura, da Pd, Lega, M5s e Forza Italia.

Ne è scaturito un disegno di legge, in buona parte condivisibile, un impegno e un confronto lungo e comprensibilmente non semplice: il successivo iter prevede il passaggio al ministero dell’Economia e delle Finanze per la verifica delle coperture economiche necessarie ad attuare gli interventi previsti e, compito della maggioranza, portarlo all’approvazione.

Vero è che la Legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Legge di Bilancio 2018) – All’Art. 1 co. 254, per la prima volta, viene istituito un Fondo statale per il caregiver familiare – come definito nel successivo comma 255 – che viene dotato di 20 milioni all’anno a disposizione di iniziative per chi ha il ruolo di cura e assistenza del familiare per un totale di 60 milioni di euro per tre anni fino al 2020.  Tuttavia, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali non ha a oggi ancora emanato i decreti attuativi necessari per stabilire le misure specifiche; per cui, anche se la copertura finanziaria esiste, non è ancora noto come si spenderanno le risorse.

Successivamente la Legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Legge di Bilancio 2019) – pubblicata il 31 dicembre 2018 in Gazzetta Ufficiale. All’Art. 1 co. 483 ha incrementato il Fondo per il caregiver familiare di 5 milioni di euro per ciascuno dei successivi tre anni, portandolo annualmente a 25 milioni di euro per il 2019, 2020 e 2021. Il co. 484 prevede che al termine di ciascun anno finanziario le somme residue del Fondo di cui al co. 483 non impegnate sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate al medesimo Fondo dal ministro dell’Economia con proprio decreto operando la variazione di bilancio. Ma ancora una volta, pur esistendo il Fondo, mancano i decreti relativi agli interventi per distribuirli: i disegni di legge sono stati presentati, ma sono ancora in fieri all’esame delle Camere. Il Fondo quindi resta nelle cose da fare del nuovo Governo.

In altri Paesi dell’Unione europea – quali Spagna, Francia, Gran Bretagna, Romania, Polonia, Grecia – esiste già specifica tutela, anche se con diverse modalità, per chi assiste i propri cari. Nel frattempo, si è sbloccata al Parlamento europeo la Direttiva sul work-life balance – 2017/0085 (COD) – che, abrogando la direttiva 2010/18/UE del Consiglio sulla quale si stava discutendo dal 2008, si rende garante nei 27 Paesi aderenti all’Unione del “principio delle pari opportunità” sia di genere, ma anche, e soprattutto, di “equilibrio tra attività professionale e vita familiare di genitori e prestatori di assistenza che lavorano”.

Il Parlamento Ue, infatti, il 4 aprile 2019 ha varato e approvato orientamenti in una direttiva che stabilisce prescrizioni minime relative al congedo di paternità, al congedo parentale e al congedo per prestatori di assistenza e a modalità flessibili per i lavoratori che sono genitori o prestatori di assistenza, i c.d. caregivers (vedasi, in particolare: Articolo 6 – Congedo per i prestatori di assistenza; Articolo 7 – Assenza dal lavoro per cause di forza maggiore; Articolo 8 – Adeguatezza del reddito; Articolo 9 – Modalità di lavoro flessibili). Questa Direttiva mira a garantire che gli Stati membri valutino la necessità di adeguare le condizioni di accesso al congedo parentale e le sue modalità alle esigenze specifiche dei genitori in situazioni particolarmente svantaggiate dovute a disabilità o malattia cronica e alle esigenze dei genitori adottivi.

La disposizione stabilisce la durata massima fissata a due anni del periodo che gli Stati membri hanno a disposizione per recepire la direttiva nel diritto nazionale e comunicare alla Commissione le corrispondenti disposizioni. Mentre attendiamo che il Governo Conte 2 proceda sugli impegni assunti per le politiche familiari e dunque approvi la legge sugli assistenti familiari volontari, dal prospetto del Def si enuncia che per le collaboratrici familiari (badanti, colf, ecc.), che ovviamente sono un aiuto per quel 68% di famiglie nelle quali a parità di lavoro fuori casa tra coniugi le responsabilità di cura di figli, anziani e disabili sono ancora affidate solo alle donne, le famiglie datrici di lavoro debbano farsi sostituto d’imposta trattenendo e poi pagando allo Stato l’Irpef al posto del lavoratore. Il che significa mettere un nuovo carico enorme sulle spalle delle donne italiane. Dunque non solo non è riconosciuto il valore del lavoro di cura al familiare che assiste un parente disabile, ma addirittura si tassa la famiglia che assume un aiuto domestico.

Intanto il tavolo di lavoro interistituzionale formato dai tre sindacati confederali E/R, l’Università di Modena e Reggio Emilia, Inps Nazionale, Inail,Comune di Bologna, Istituto Ramazzini, Associazione Nazionale Tutte per Italia, Ordine dei Medici, Ant, Regione E/R ha predisposto una guida per i caregiver familiari per aiutarli a conoscere le norme aggiornate di cui dispongono in attesa della legge che metta in moto il Fondo. Una guida semplice “amica” che verrà distribuita gratuitamente e presenteremo a Roma il 12 novembre prossimo. Insieme dalla parte dei più deboli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA