Federica Daga, deputata M5s vs Beppe Grillo/ “Denuncia violenza? Io dopo 6 mesi…”

- Silvana Palazzo

Federica Daga, deputata M5s contro Beppe Grillo per le dichiarazioni sul caso del figlio Ciro, accusato di stupro di gruppo. “Denuncia violenza dopo giorni? Io ci ho messo 6 mesi…”

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Federica Daga, M5s

Federica Daga, deputata del MoVimento 5 Stelle, prende le distanze dalle dichiarazioni di Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro, che è accusato di stupro di gruppo. «Umanamente mi dispiace per Beppe, il suo è il dolore di un padre», la premessa all’AdnKronos. Poi però spiega perché quasi non riesce a commentare quello che ha detto oggi il fondatore M5s. «Ho avuto una relazione con una persona violenta per un breve periodo e per elaborare quanto era successo ci ho messo sei mesi, poi ho denunciato». Ciò in riferimento al fatto che Beppe Grillo ha evidenziato il fatto che la presunta vittima dello stupro abbia denunciato la violenza che avrebbe subito otto giorni dopo. Le parole del garante M5s in relazione alla tempistica della denuncia hanno, infatti, sollevato un polverone.

«Io ringrazio che ci sia il codice rosso, che consente alle donne di denunciare anche dopo sei mesi dal fatto», ha aggiunto Federica Daga. A lei è andata diversamente: «Io ho avuto solo tre mesi e infatti non ho potuto denunciare tutto quello che mi era successo».

FEDERICA DAGA “MI DISPIACE PER BEPPE GRILLO”

Federica Daga all’AdnKronos ha ribadito il suo dispiacere per quel che sta vivendo la famiglia di Beppe Grillo, anche perché la giustizia non è sufficientemente veloce per fare chiarezza su quanto accaduto. Anche in questo caso la deputata del MoVimento 5 Stelle ne ha parlato facendo riferimento alla sua vicenda personale: «Mi dispiace per Beppe, la giustizia è lenta e io sono in causa da cinque anni. Non può essere così lunga una causa, non sai cosa ti può succedere nell’attesa». Negli anni scorsi aveva raccontato di aver portato in Tribunale l’ex compagno per stalking. I fatti contestati avrebbero avuto luogo dal febbraio 2016, al termine della loro convivenza. La condotta dell’uomo, bollata dai magistrati con l’accusa del 612 bis, sarebbe consistita in «condotte reiterate sostanziatesi in comportamenti di controllo sulle attività svolte dalla donna, molestandola ripetutamente con numerose chiamate e messaggi telefonici».



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