Federico Rampini/ “Positivo al Covid, curato qui in Usa dallo Stato dal primo minuto”

- Mirko Bompiani

Federico Rampini e l’esperienza con il coronavirus negli Usa: il giornalista ha espresso un giudizio positivo sulla gestione delle autorità di New York

Federico Rampini
Federico Rampini (LaPresse)

Il giornalista Federico Rampini ha contratto il coronavirus negli Usa ed ha raccontato la sua esperienza con la malattia sulle pagine di Repubblica. Il cronista ha emesso un giudizio assolutamente positivo della gestione delle autorità dello Stato di New York, a partire dall’ottimo lavoro della sua “tracer” personale. Dopo sms e telefonate, la donna si è presentata a casa del giornalista, risultato positivo al tampone (gratuito) qualche giorno prima. «Per tutta la durata del colloquio, mezz’ora, la signora è rimasta in piedi sul pianerottolo a cinque metri di distanza», ha spiegato Federico Rampini: «Gentilissima, prima si è voluta informare sul mio stato di salute, se io viva da solo, se abbia bisogno di aiuto da un’ assistente sociale. Poi il questionario si è dilungato sui sintomi, nel mio caso per fortuna pochi e lievi (un paio di sere con la febbre, colpi di tosse sporadici). Altre domande su mia moglie, visto che viviamo nello stesso appartamento, e il distanziamento tra noi non è semplice: lo Stato potrebbe ospitare uno di noi due in albergo».

FEDERICO RAMPINI E LA SUA ESPERIENZA COL CORONAVIRUS NEGLI USA

Federico Rampini ha spiegato che gli è stato chiesto di ricostruire dove può essere accaduto il contagio, oltre ovviamente a nomi e recapiti di persone che possono averlo frequentato quando era già portatore di virus. La tracer ha poi chiesto al giornalista di scaricare l’applicazione, l’Immuni in versione New York, assolutamente attenta alla protezione della privacy. «È stato un incontro molto politically correct, nel rispetto della privacy e dei diritti, ma anche sotto il segno dell’ efficienza. Avveniva al terzo giorno dal mio tampone positivo, weekend incluso; già avevo avuto diverse conversazioni con altri tracer al telefono, inclusa una ragazza dall’accento afroamericano che mi ha assicurato: «Pregherò per lei». Ci sono voluti troppi morti, troppi errori iniziali, ma con sette mesi di ritardo New York ha imparato ad essere più simile a Tokyo e Seul. Abbiamo subito un disastro», ha spiegato Federico Rampini, che ha evidenziato come New York – 9 milioni di abitanti – stia facendo più test quotidiani di tutta l’Italia. E i tamponi sono gratis, come le cure…

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