Per Federmacchine l'interruzione di Transizione 5.0 è un segnale preoccupate: l'appello affinché le imprese italiane non vengano abbandonate
È stata per Federmacchine e per l’intero comparto manifatturiero italiano una sorta di fulmine a ciel sereno l’interruzione improvvisa da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy dell’erogazione dei fondi relativi al piano Transizione 5.0 che avrebbe dovuto aiutare il tessuto produttivo italiano a sostenere gli elevati costi per i progetti di ammodernamento digitale e ambientale: una situazione – denuncia il presidente di Federmacchine, Bruno Bettelli – incomprensibile e che ha gettato nell’incertezza le imprese che fanno parte dell’associazione.
Prima di arrivare al parere del presidente di Federmacchine, è utile ricordare che l’interruzione dei fondi della Transizione 5.0 è stato improvvisamente annunciato lo scorso 7 novembre con circa due mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale del piano ministeriale: il problema sembra essere legato alla necessità di allocare i fondi previsti verso altri progetti; oltre che – spiega in ministro Adolfo Urso – all’enorme quantità di domande che sono state presentate nell’ultimo periodo.
Resta il fatto – da un lato – che fino al 31 dicembre si potrà comunque fare domanda per rientrare tra i destinatari di Transizione 5.0, ma affinché questo avvenga (dato l’esaurimento dei fondi) sarà necessario che un’impresa che ha fatto domanda prima del 7 novembre venga esclusa o ritiri la sua proposta; mentre lo stesso Urso ha assicurato – ed è anche la speranza di Federmacchine – di essere già al lavoro per trovare ulteriori risorse.
L’appello di Federmacchine: “Le imprese non devono essere lasciate sole dopo l’interruzione di Transizione 5.0”
Venendo a noi, secondo il presidente di Federmacchine Bruno Bettelli, la repentina e improvvisa interruzione del piano in un momento in cui le imprese stavano “pianificando e avviando investimenti” sulla base di Transizione 5.0 sarebbe un segnale – a dir poco – “preoccupante“: il problema, infatti, che una simile strategia rischia di compromettere “la fiducia” delle imprese che intendevano perseguire “la trasformazione digitale ed energetica” e che difficilmente parteciperanno ai prossimi progetti simili per via della paura di rimanere a mani vuote.

La richiesta di Federmacchine è che “vengano individuate” al più presto delle possibili soluzioni per continuare a garantire supporto e “copertura” alle imprese italiane, specialmente a quelle che hanno già avviato i loro progetti allocando risorse certe che avrebbero ottenuto i fondi di Transizione 5.0; tutto nel modo più “ordinato e continuo” possibile e con la dovuta “stabilità” legislativa; al fine ultimo di tutelare – innanzitutto – la “competitività del sistema manifatturiero“.
