Fedez a Giovanardi “certe caz*ate non me le bevo”/ Cucchi “5 anni dopo giustizia ma…”

- Emanuela Longo

Fedez commenta l’esito del processo Cucchi bis ma non dimentica un altro caso drammaticamente simile, quello di Federico Aldrovandi

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Fedez su caso Cucchi

Era il 2014 e Fedez esprimeva tutto il suo sdegno per il caso relativo alla morte di Stefano Cucchi, giovane geometra 31enne il quale solo dopo dieci anni ha avuto finalmente giustizia. All’indomani della sentenza con la quale venivano assolti gli agenti di polizia ed i medici dall’accusa di aver provocato la morte del giovane detenuto per una settimana e deceduto al Pertini in condizioni pietose, Fedez era intervenuto prima su Twitter e poi in Tv per dire la sua. Sul social aveva twittato: “Cucchi morto disidratato? NOI moriamo disidratati perché certe stronz*te non ce le beviamo. L’ingiustizia è uguale per tutti. #VERGOGNA”. Quindi, ospite nello studio televisivo di Anno Uno su La7 in occasione del dibattito sul tema della legalizzazione delle droghe leggere, il rapper si era scagliato contro Carlo Giovanardi, all’epoca senatore del Nuovo Centrodestra. “La criminalità usa i ragazzi come un parco buoi per rovinare loro la vita”, aveva detto Giovanardi. E Fedez aveva replicato: “Lei ha dichiarato che Stefano Cucchi è morto disidratato, io muoio disidratato perchè certe caz… non me le bevo”. Oggi, a cinque anni da quelle sue parole, Fedez ha ricordato il momento su Instagram ed ha manifestato la sua felicità per l’esito del processo Cucchi bis che si è chiuso nei giorni scorsi.

FEDEZ, “STEFANO CUCCHI: GIUSTIZIA È FATTA” MA SU ALDROVANDI…

A cinque anni di distanza da quello scontro in tv con Giovanardi, Fedez ha commentato su Instagram: “giustizia è stata fatta nonostante svariati tentativi di depistaggio. Grazie alla sola caparbietà della famiglia Cucchi, contro le istituzioni, i mestieranti della politica e un certo tipo di giornalismo pressappochista”. Il rapper ha però voluto ricordare come altre famiglie che si sono trovate di fronte a casi simili, non hanno potuto tirare lo stesso sospiro di sollievo al termine della loro personale battaglia giudiziaria. “Purtroppo la famiglia di Federico Aldrovandi non è stata così “fortunata” quando in Cassazione si è vista condannare a soli 3 anni e 6 mesi (ridotti con l’indulto) gli assassini del proprio figlio per eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi”, ha ricordato, “così legittimando un pestaggio 3 contro 1 in cui i testicoli di Federico vennero letteralmente schiacciati e i manganelli utilizzati sul suo corpo addirittura si spezzarono per la violenza usata”. Oggi, dunque, il pensiero di Fedez è andato proprio alla famiglia di Federico. “Io non dimentico”, ha aggiunto. Quindi ha chiosato con una frase tratta dalla canzone Un blasfemo di Fabrizio De Andrè: “Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte, mi cercarono l’anima a forza di botte”.

 

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Correva l’anno 2014, l’interlocutore era “l’onorevole” Giovanardi. A 5 anni di distanza giustizia è stata fatta nonostante svariati tentativi di depistaggio. Grazie alla sola caparbietà della famiglia Cucchi, contro le istituzioni, i mestieranti della politica e un certo tipo di giornalismo pressapochista. Purtroppo la famiglia di Federico Aldrovandi non è stata così “fortunata” quando in Cassazione si è vista condannare a soli 3 anni e 6 mesi (ridotti con l’indulto) gli assassini del proprio figlio per eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi, così legittimando un pestaggio 3 contro 1 in cui i testicoli di Federico vennero letteralmente schiacciati e i manganelli utilizzati sul suo corpo addirittura si spezzarono per la violenza usata. Il mio pensiero oggi va alla famiglia di Federico. Io non dimentico. “non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte, mi cercarono l’anima a forza di botte” Il Blasfemo, Fabrizio De André

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