Nuova legge su femminicidi, Nordio: "Speriamo aiuti almeno a ridurli, ma serve anche rigenerazione culturale". Il ministro spiega cosa deve ancora cambiare
NORDIO SULLA NUOVA LEGGE SUL FEMMINICIDIO
La nuova legge sul femminicidio, oltre a riaffermare la tutela delle donne, vuole punire in modo più severo la violenza di genere e migliorare la risposta statale, ma da sola non basta per il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, secondo cui ci sono problemi culturali e sociali molto profondi, per cui serve anche un cambiamento collettivo. Ne ha parlato a La Nuova Sardegna, spiegando perché si è deciso di introdurre una legge ad hoc per il femminicidio.
L’intenzione non è quella di attribuire “più valore” alla vita di una donna rispetto a quella di un uomo, ma sottolineare un fenomeno specifico, la particolare gravità dell’uccidere una donna in quanto donna, per ragioni culturali e discriminatorie. Trattandosi di un fenomeno sociale distinto, è stata adottata una risposta penale specifica.
FEMMINICIDI, COSA CAMBIA CON LA NUOVA LEGGE
A livello pratico, secondo Nordio ora sarà molto più difficile applicare attenuanti, che spesso riducevano la pena per gli assassini; il giudice non potrà più alleggerire la condanna come era possibile prima.

Visto che una legge più severa da sola non basta a fermare i femminicidio, bisogna agire anche su altri fronti: Nordio segnala che la violenza maschile ha radici culturali molto profonde, ad esempio è essenziale anche la indipendenza economica delle donne, perché la dipendenza economica può favorire abusi e ricatti, e serve anche una ‘rivoluzione’ culturale complessiva, non solo più pene.
“Ci auguriamo che questa nuova norma serva quantomeno a ridurre i femminicidi, ma l’aggressività maschile può essere sradicata soltanto da una rigenerazione culturale“, ha chiarito il Guardasigilli.
ISPETTORI PER LA FAMIGLIA DEL BOSCO?
Per quanto riguarda, invece, il caso della “famiglia del bosco”, il ministro della Giustizia preferisce non entrare nel merito della vicenda, limitandosi a dichiarare a La Nuova Sardegna che togliere dei bambini ai genitori è un atto molto delicato e va valutato con equilibrio, mettendo insieme: l’interesse futuro del minore e il suo interesse attuale a mantenere la propria situazione familiare. Infine, si è riservato la possibilità di mandare gli ispettori, se emergessero irregolarità nella gestione del caso.
