FESTIVAL DEI POPOLI/ L’appuntamento con il cinema del reale passa in streaming

- Ugo Baistrocchi

Si apre con Patti Smith l'annuale appuntamento con il cinema del reale con ben 48 documentari tutti disponibili on line per 7 giorni

Locchio di vetro cs1280 640x300 Una scena del documentario "L'occhio di vetro"

È dal 1959 che Il Festival dei popoli porta a Firenze i migliori documentari di contenuto sociale e non solo. L’edizione 2020 a causa della pandemia si svolgerà solo in rete e le proiezioni avranno luogo nella sala virtuale del cinema La Compagnia in collaborazione con Mymovies.it. Questo vuol dire che, al costo di un biglietto di sala, si potranno vedere da tutta Italia tutti i film in programma e ogni film sarà disponibile online per 7 giorni dalla data della prima proiezione virtuale. Quindi i film dell’ultima giornata del festival si potranno vedere fino al 29 novembre.

Si comincia il 15 novembre con l’anteprima del documentario Patti in Florence di Edoardo Zucchetti, che ricostruisce l’ultimo concerto a Firenze, allo stadio Artemio Franchi, di Patti Smith e del suo gruppo, ma segue anche la mitica cantante nel suo girovagare per la città dei Medici, per strade, mercati, musei, negozi, dove improvvisa performance tra la gente, seguendo il suo estro del momento. Altra première musicale imperdibile è Sisters with Transistors di Lisa Rovner, nel quale la voce narrante di Laurie Anderson racconta la storia della musica elettronica attraverso le donne che sono state le pionere e le protagoniste di questa storia.

Il 18 novembre è la data da segnare in agenda per l’evento speciale, Bulletproof di Todd Chandler, uno straordinario documentario che racconta come le scuole americane per evitare le stragi, purtroppo frequenti, si stiano armando, creando, paradossalmente, condizioni in realtà favorevoli a ulteriori e più gravi stragi.

Il programma prevede 48 documentari di cui 18 nel concorso internazionale, 7 nel concorso italiano, 9 nella sezione Habitat dedicata ai problemi ambientali, 5 documentari per ragazzi, 3 documentari musicali, 3 documentari sperimentali e 1 classico del documentario scelto negli archivi del Festival.

Tigrero: A Film that Was Never Made è il documentario del 1994 nel quale Mika Kaurismäki segue il regista Samuel Fuller, accompagnato da Jim Jarmusch, in Brasile nei luoghi in cui Fuller negli anni ’50 avrebbe dovuto girare un film, El Tigrero, mai realizzato. Oltre a quello con Patti Smith e quello raccontato da Laurie Anderson, il terzo documentario musicale è Bring down the Walls di Phil Collins, che filma un evento di house music nel quale i protagonisti sono ex-detenuti vittime di ingiustizie e di traumi carcerari.

Il regista Duccio Chiarini, dopo i lungometraggi Short skin e L’ospite, torna al documentario con L’occhio di vetro che apre la sezione del concorso per i documentari italiani. Chiarini racconta, con la leggerezza che lo caratterizza, la storia di un prozio quindicenne, combattente per Salò dopo il 25 aprile, e delle sue sorelle, sposate una con un fascista e l’altra con un partigiano. In L’ile des perdus Laura Lamanda descrive gli abitanti di una città come Parigi e il loro rapporto con gli oggetti attraverso l’originale punto di vista dell’ufficio oggetti smarriti. Massimiliano vive all’interno della sua auto una vita fatta di libri, sogni e foto scattate con il cellulare ne Il libro di Giona di Zlatolin Donchev. Anche Birko Clinton vive in un ventre artificiale, quello di un container d’amianto alla periferia di Napoli. Da lì ne L’Armée rouge di Luca Ciriello parte per organizzare una grandiosa festa di Natale per la comunità ivoriana.

Carlotta Berti va invece a filmare alla periferia di Londra, in Aylesbury Estate, la lotta di una comunità di resistenti che difendono le loro case, nell’omonimo complesso abitativo, dalla speculazione. Alicia Cano in Bosco descrive, invece, un paese immaginario, Bosco appunto, che non esiste più, attraverso i racconti del nonno che non l’ha mai visto, ma si ricorda quello che gli hanno raccontato a sua volta. Alessandro Abba Legnazzi ci porta a Brescia a incontrare, in Eskere, 4 ragazze tutte cresciute in quella città ma provenienti da culture diverse.

Piedra sola inaugura il concorso internazionale raccontando la storia di un pastore andino che vuole proteggere il proprio gregge di lama da un ipotetico puma. Una rivolta sin imagenes è un documentario storico che prova a ricostruire la vera storia dimenticata di una rivolta del pane organizzata da donne a Cordoba nel Seicento. Anche Bicentenario guarda al passato ripercorrendo i luoghi della trionfale campagna militare di Simon Bolivar contro gli oppressori spagnoli. È molto più attuale la lotta di Fadma che, giunta in un villaggio marocchino per le vacanze, in Fadma: même les fourmis ont des ailes, guida le donne del paese nella ribellione contro la società maschilista che le domina. In Corea del Nord – racconta The Fantastic – la scoperta del mondo esterno passa attraverso il cinema grazie alle videocassette che vengono importate illegalmente.

Non sa più chi è, invece, Senem Göcmen i cui genitori, dopo una vita in Germania, tornano con lei in Turchia. Ma lei pensava di essere tedesca e in Türkish Riviera lo racconta. En route pour le milliard vuole evitare che si dimentichino le tante vittime di Kisingani in Congo durante gli scontri tra Uganda e Rwanda. Alla società contemporanea della sorveglianza è dedicato il danese A lack of clarity, dove allo sviluppo delle tecnologie digitali segue, quasi come conseguenza inevitabile, l’estensione dei meccanismi di controllo sociale. In Forensickness, invece, si analizzano in modo divertente le indagini sui social per trovare i colpevoli dopo gli attentati terroristici di Boston.

Attraverso le immagini incredibili del negozio Terry’s Tropicals’ di Londra, specializzato in acquari, la regista inglese Eleonor Mortimer, in Bubble, descrive un bizzarro parallelismo tra il mondo degli uomini e quello dei pesci tropicali. L’unico documentario dedicato al confinamento durante la pandemia che il festival ha selezionato tra i tantissimi ricevuti è Dissipatio di Filippo Ticozzi, uno sguardo lucido e impassibile sulla ripetitività della vita di un uomo durante il confinamento. La cultura scomparsa della tribù amazzonica dei Waimiri-Atroari è ricostruita in Apiyemiyekî, utilizzando migliaia di disegni realizzati dai suoi componenti, che non smettevano mai di chiedersi Apiyemiyekî? Perché? Grazie a un diario ritrovato dello zio Maurizio, che descrive un viaggio in Congo all’inizio del Novecento, Ana racconta il viaggio alla riscoperta di sé nel portoghese Ana e Maurizio.

Divinazioni racconta le storie parallele di Moka, artigiano che cerca i segreti della trasformazione dei metalli lavorando in una fonderia, e Achille, un vecchio cartomante, un tempo famoso nelle tv locali, uscito di prigione dopo una lunga detenzione. Il sorgere dell’amore tra due amiche viene descritto sullo sfondo di un’invasione di falene attratte dalla luce e bruciate dalla stessa in Pyrale, film che è un po’ documentario e un po’ finzione. Si gioca a nascondino nel misterioso Cligne-Musette, dove si incrociano le vite di un gruppo di bambini e di un uomo solitario in una periferia anonima. Il povero Andrij, un giovane curdo in fuga dalla Siria, si ritrova in Ucraina in mezzo a un nuovo teatro di guerra. È il destino che accomuna lui e i suoi famigliari sparsi nel mondo raccontato in This rain will never stop. Nello struggente Dans la maison la regista riunisce efficacemente nella storia della madre, ormai malata di Alzheimer e che ha cresciuto da sola in Belgio 4 figli, i temi della migrazione marocchina, dell’alienazione di chi è vive due culture e dell’inevitabile divario tra generazioni.

Doc explorer è la nuova sezione del festival che presenta documentari particolarmente innovativi e sperimentali come il visionario Look then below nel quale il regista inglese Ben Rivers costruisce un universo filmico guidando lo spettatore in un’isola immersa nella nebbia fino a una grotta misteriosa. In Back to 2069 l’isola di Lemmos è al centro di una battaglia virtuale tra giocatori connessi in rete da tutto il mondo. La vita reale di un abitante dell’isola si sovrappone alle immagini del gioco coinvolgendo lo spettatore in un nuovo gioco di ambiguità. Un mondo visto attraverso la musica è, infine, l’obiettivo di Medium, in cui la leggendaria pianista argentina Margherita Fernandez guida lo spettatore attraverso la seconda metà del Novecento alla scoperta di questa nuova visione del mondo.

Nei documentari sull’ambiente della sezione Habitat si racconta (The Whale From Lorino) della controversa caccia alle balene però indispensabile per la sopravvivenza di una comunità nel nord della Siberia. Un’altra comunità in Burkina Faso avvia un progetto innovativo per far tornare l’acqua al villaggio e sopravvivere (Le périmètre de Kamsé). Camille ha deciso di abbandonare la città, diventare consapevolmente una contadina e crescere i suoi 3 figli nella campagna francese in La terre du milieu. Anche Erlend Eirik Mo è preoccupato per i cambiamenti climatici e abbandona la Norvegia trasferendosi in un villaggio danese autosufficiente e lo racconta in Journey to Utopia.

Storkman narra l’incredibile storia dell’anziano Stepan che da 27 anni, dopo aver curato l’ala spezzata di Malena, una cicogna, l’accoglie ogni estate al ritorno dalla migrazione. Il rapporto tra uomo e natura è raccontato anche in Traces of landscape mostrando come il pittore ceco Jan Jedlika tragga ispirazione per le sue opere dai paesaggi della Maremma. In Express Scopelitis si racconta come un’imbarcazione faccia la spola, anche d’inverno, tra le isole Cicladi da oltre trent’anni, garantendo mobilità e scambi ad abitanti e turisti. Liliana Colombo, utilizzando archivi disponibili sul web, realizza Icemeltland Park, un parco di divertimenti da incubo, che in realtà è il nostro pianeta così come è stato ridotto. Les fils de l’épicière, le maire, le village et le monde descrive un’utopia culturale, quella del paesino di Lussas, divenuto il centro del documentario francese in cui l’attività del territorio vive in armonia con quella cinematografica.

La sezione del festival dedicata ai ragazzi, Kids & Teens, è ricca di proposte accattivanti. Now racconta la lotta per la difesa dell’ambiente di tante attiviste giovani, come Greta Thunberg, ma anche non più giovani come Patti Smith. In Profù siamo in Transilvania dove non un vampiro ma un professore di matematica insegna agli studenti come liberarsi dalla tirannia dell’insegnamento. In Asile si racconta la storia di migliaia di minori stranieri che arrivano in Belgio senza famiglia attraverso la vicenda esemplare del quindicenne Sahil, in attesa di asilo, che ha trovato una famiglia ospitante ma aspetta di conoscere il verdetto dell’ufficio stranieri.

Due adolescenti musulmane, che costruiscono la propria identità all’interno di una cultura diversa da quella originaria, sono le protagoniste di Lo que diran. Con la scoperta in The open window di un nuovo mondo, pieno di nuove idee, possibilità e prospettive, da parte di due ragazze indiane povere, che in un laboratorio scolastico scoprono per la prima volta internet, si conclude, domenica 22 novembre, la sezione Kids & Teens.





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