FESTIVAL VENEZIA 2023/ Lanthimos e il nuovo sogno di Frankenstein: applausi da Leone d’oro

- Roberto Bernocchi

A Venezia "Poor Things" di Lanthimos affascina. Convince "Maestro", sulla vita di Bernstein. Costanzo e Sollima: bene ma manca qualcosa. Sorpresa "La Bête"

poorthings emmastone web1280 640x300 Emma Stone in "Poor Things" (una scena del film)

In pochi giorni è successo tanto. La scena se l’è rubata Poor Things (Povere creature!), il nuovo film di Yorgos Lanthimos, scoppiettante regista greco, autore del meraviglioso film La favorita, candidato a nove Oscar (ne ha vinto purtroppo solo uno, per la migliore attrice, oltre a Gran Premio della Giuria e Coppa Volpi a Venezia). Un film folle e disturbante che a molti certo non piacerà, ma che segna un nuovo punto di riferimento nella creatività cinematografica. Lanthimos rilegge, a partire dall’opera letteraria di Alasdair Gray, il sogno scientifico e fantascientifico di Frankenstein. Un amore smisurato per l’esperimento ai confini del reale che qui trova il volto di Willem Dafoe, padre e creatore di Bella (Emma Stone) una giovane ragazza a cui viene impiantato il cervello del suo stesso neonato, dopo il suicidio di lei.

Lanthimos ci accompagna in un universo visivo straordinario, ricreando intere città in forma giocosa, proponendoci una galleria di mostri animaleschi, frutto di incroci improbabili, e guidandoci con ironia strabordante in mondi meravigliosamente grotteschi e immaginifici. Ma lo spettacolo non è solo per gli occhi. Il viaggio onirico di Lanthimos è un trattato di psicologia dell’età evolutiva, quella di Bella che già adulta deve imparare a conoscere il suo corpo, i suoi desideri, i piaceri del sesso, le costrizioni della società e tutto quello che accompagna un bambino, assetato di conoscenza e ancorato ai bisogni fondamentali, nella sua egocentrica scoperta di sé.

In questa storia “instagrammabile” c’è spazio per profonde riflessioni sulla sessualità, sulla morale e le sue convenzioni, sulla scienza e le sue esplorazioni, sulle donne e le loro costrizioni, sulla famiglia e i suoi ruoli e infine sulla ricerca della felicità e del proprio equilibrio personale. Un film giocoso, saturo in ogni suo aspetto, che fa sorridere e pensare, in un disequilibrio surreale che ha strappato applausi da Leone d’oro. Applausi che merita, più di tutti, Emma Stone, incontenibile ed espressiva bambola, oltre al genio prezioso di Lanthimos.

Di produzione statunitense abbiamo visto, in questi giorni, anche i quotati Maestro (diretto e interpretato da Bradley Cooper) biopic sulla vita di Leonard Bernstein e The Killer (diretto da David Fincher e interpretato da Michael Fassbender).

Molto convincente il primo, decisamente più riuscito di Ferrari, se ha senso confrontarli. Bernstein è considerato uno dei più grandi direttori d’orchestra di tutti i tempi. In questo film scopriamo la sua storia, il suo talento e la sua vivacità nelle sfumature di un sorridente Bradley Cooper, grande protagonista assieme alla moglie, la talentosa Carey Mulligan (Drive, Shame, Il grande Gatsby) da lacrime. Genio del palcoscenico, Bernstein ha lottato contro la malinconia e la depressione, ritagliandosi la compagnia di donne ma anche di uomini, che ha provato in qualche modo a nascondere pubblicamente. Ne esce un ritratto tutto sommato positivo, dove il geniale compositore, egocentrico ed egoista, viene assolto dallo stesso amore di chi gli ha voluto bene, nonostante tutto. Un amore che ha saputo ricambiare, con tutti i limiti dell’uomo di talento e creatività. Maestro piacerà al pubblico, a cui lo consiglio, per i suoi grandi interpreti (purtroppo assenti a Venezia sul red carpet per lo sciopero in corso a Hollywood) per la musica imponente (che suona impetuosa in molti momenti del film) e per l’appassionante regia (che scava con virtuosismo e naturalezza tra i volti di gioia, dolore e gelosia).

Meno riuscito invece il ritratto del killer professionista, raccontato dalla preziosa regia di Fincher, che non delude per la materia visiva e l’atmosfera noir della sua opera ma che non ci regala nulla di memorabile o perlomeno straordinario. È uno sporco lavoro, quello del killer (che Fassbender interpreta perfettamente con la sua studiata freddezza espressiva) ma qualcuno deve pur farlo. Ci vuole coraggio, determinazione ma soprattutto autocontrollo. Controllo dei dettagli, controllo del respiro, controllo del battito, controllo dell’imprevisto e zero empatia. Ma si sa, anche nella vita normale, la perfezione non esiste e il controllo, prima o poi, diventa caos. Un buon film, ma a Fincher si può chiedere di più.

Dall’Italia arrivano invece due pellicole molto attese. Finalmente l’alba è l’ultimo film di Saverio Costanzo, talentoso cineasta figlio del compianto Maurizio. Un film “tutto in una notte”, o poco più, fino al sorgere del sole. In poche ore Mimosa, un’impacciata ragazzina di diciotto anni, nel cuore degli anni Cinquanta, scopre di essere grande e indifesa di fronte alla vita. Un bell’affresco dell’Italia popolare verace e una stilettata all’Italia godereccia, pre Grande Bellezza di Cinecittà. Personaggi squallidi, aggressioni psicologiche, sudditanza femminile. Un’Italia che era e che si farà. Un buon film, ma gli manca qualcosa.

Come ad Adagio, raccomandato dalla critica quasi per dovere. Anche commerciale. Stefano Sollima è la nuova gallina dalle uova d’oro con il suo racconto profondamente malavitoso e l’ottimo apprezzamento oltre oceano (suo il film americano Soldado, il seguito di Sicario). Il film è ben fatto, trasuda disagio e povertà culturale, ma è come un capitolo di tanti altri. Un film di genere, sempre meglio confezionato ma ci mancherebbe, con tanto di Favino e Servillo al proprio servizio, oltre ai Subsonica alla colonna sonora.

Ultima nota per un film di cui si parlerà. La Bête un viaggio amoroso nel passato e nel futuro, ricco di storie mentali parallele, alla ricerca della felicità. Un film da vedere due volte, per capirlo a fondo. Lungo, lento, faticoso e provocatorio, vissuto tra il 1910, il 2014 e il 2044, al servizio dell’intelligenza artificiale. Un polpettone intrigante che è tante cose e di più. Se si ha la forza di vederlo fino in fondo. Stay tuned. C’è ancora molto da scoprire.

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