Federica Borrelli: “papà soffrì per suicidi in carcere”/ Tra famiglia e Mani Pulite

- Niccolò Magnani

La figlia di Francesco Saverio Borrelli “papà per noi era Severio. Poteva diventare Presidente della Repubblica”. Il racconto di Federica, da Mani Pulite a…

Francesco Saverio Borrelli
Francesco Saverio Borrelli (LaPresse)

Federica Borrelli era lì, assieme a tutta la famiglia e ai vari protagonisti della giustizia e politica italiana degli ultimi a rendere omaggio alla camera ardente di Milano l’onore e la memoria del padre morto sabato scorso. Francesco Saverio Borrelli era noto sì per esser stato il capo di Mani Pulite ma aveva una dimensione intima e personale che la figlia ha provato a riassumere in questo modo nella lunga intervista al Corriere della Sera stamane: «Un grandissimo, dolcissimo educatore. Quando io e Andrea (il figlio maggiore, anche lui magistrato, ndr), eravamo piccoli era rigoroso, ma mentre crescevamo ci educava con consigli e chiacchierate in cui suggeriva il comportamento migliore». Il periodo più duro fu certamente quello di Mani Pulite e Tangentopoli, spiega la figlia minore, con il rischio della «solitudine del magistrato» dopo i tanti arresti e accuse mosse contro il Pool: «Ha sofferto enormemente per i suicidi. Aveva la consapevolezza che, facendo il proprio dovere, si rischiava di rovinare le vite degli altri». Dolore ma anche lavoro, lavoro, lavoro senza mai la tentazione però di entrare in politica (come Di Pietro, ndr): «Non ci pensava proprio, perché il magistrato è magistrato fino alla morte. Però non ha ricevuto grandi proposte. Come diceva lui: “A una signora perbene non si fanno proposte sconce”».

TANGENTOPOLI E FAMIGLIA: “PER NOI ERA SEVERIO…”

Quel “resistere, resistere, resistere” contro le leggi di Berlusconi hanno rappresentato, secondo la figlia di Borrelli, il vero testamento civile di un uomo che per un attimo ha pensato anche di diventare Presidente della Repubblica «Si diceva… Forse c’è stato un momento in cui per molti mio padre rappresentava una sicurezza di legalità, di equilibrio e di integrità. Lui era a disposizione della Repubblica, ma nei limiti delle sue funzioni di magistrato». Un ricordo politico ma anche personale quello delineato dalla figlia Federica che amava moltissimo quel padre altero eppure molto dolce: «Lo chiamavamo Francesco “Severio”. Voleva che fossimo severi con noi stessi. Dovevamo sempre chiederci: “Sei sicuro di aver fatto tutto il possibile?”». La sua famiglia ha temuto per molto tempo l’ipotesi dell’attentato, «quando era giudice d’Assise nei processi alle Brigate Rosse negli anni di piombo. Temevo che lo uccidessero, anche perché non lo proteggevano. Lui sdrammatizzava sempre». Il momento di massimo ricordo felice invece, pur nel pieno di Tangentopoli, è quell’applauso nel Duomo di Milano: «Ricordo che quando in una ricorrenza in Duomo si alzò per salutare il Cardinal Martini, molti si misero ad applaudire. Martini gli disse: “Dottore questo è per lei, vada avanti così”. Si stupì».



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