Filippo Facci: “Volevano uccidere Craxi”/ “Draghi? Italiani non meritano democrazia”

- Dario D'Angelo

Filippo Facci, ospite di Nicola Porro a Quarta Repubblica, ha presentato il suo libro dedicato a Craxi e alla “fine della politica” negli anni Novanta.

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Filippo Facci, foto Quarta Repubblica

Filippo Facci ospite di Nicola Porro a Quarta Repubblica. Il giornalista, fresco d’uscita in libreria con un libro, “30 aprile 1993. Bettino Craxi. L’ultimo giorno di una Repubblica e la fine della politica“, dedicato a ricostruire cos’accadde al leader socialista ma in generale a tutto il sistema politico: “I ragazzi di oggi quando pensano agli anni Novanta pensano al lancio di monetine davanti all’Hotel Raphael, le scene di Capaci e un deputato pirla che agita un cappio. In quel 29 e 30 è successo qualsiasi cosa. Ci fu violenza. Quanti sanno che c’era gente che voleva davvero ammazzare Craxi. Oggi c’è uno che fa il professore universitario di antropologia a Tor Vergata che ha scritto: “Abbiamo perso l’occasione di ucciderlo e di strappargli le budella. Quella è la fine della politica, non solo di Craxi, perché tu in quel giorno intravedi tutto ciò che c’è oggi, il neo-populismo, i giornali il giorno dopo pubblicavano senza filtri, come accade oggi, tutte le lettere delle persone che protestavano. Ma non c’era la notizia del lancio di monetine, paradossalmente solo L’Unità fu uno dei pochi a scrivere di tafferugli“.

FILIPPO FACCI: “DRAGHI? GLI ITALIANI NON MERITANO LA DEMOCRAZIA”

Filippo Facci, nel suo intervento a Quarta Repubblica, ha continuato: “Non è che se non ci fosse stato il Raphael saremmo come prima. Però è una linea di mezzeria come un’altra. Come la visse Craxi? Lui contrariamente a quanto tutti gli consigliavano di fare, volle uscire da davanti e andò ospite di Giuliano Ferrara, il quale gli chiese: ‘Ma ha avuto paura?’. E Craxi rispose: ‘Paura no, ma per la prima volta ho conosciuto sulla mia pelle lo squadrismo’. Quando oggi si parla di populismo, di rabbia sociale, fa ridere rispetto a quello che c’era in quegli anni. Non lo dico io: il 1993 fu l’anno del terrore, è l’anno di ogni cosa. Fu la dorsale dopo la quale nulla fu più come prima“. Facci insiste: “Se si tratti di nostalgia perché eravamo giovani? C’ho pensato bene: no, una volta era veramente meglio, ma soprattutto è oggi che è veramente peggio. Draghismo? Io ne sono assolutamente sostenitore, gli italiani non meritano la democrazia. C’era qualcuno meglio di lui? C’era qualcuno che potesse dire che fosse pienamente democratico quel signore che c’era prima di Draghi?“.



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