Filma di nascosto studentesse e fa una mostra/ Artista Song Ta: “Alcune inguardabili”

- Alessandro Nidi

L’artista Song Ta ha immortalato e ripreso migliaia di studentesse in questi anni, realizzando poi una mostra senza il loro consenso ed esprimendo giudizi sotto il profilo estetico

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Ha filmato e fotografato di nascosto migliaia di studentesse in un campus universitario, per poi catalogarle in base ai suoi canoni di bellezza, montare il materiale in un video di sette minuti ed esporlo con orgoglio in una mostra: questa è la storia di “Fiori di Campus”, il progetto dell’artista Song Ta, un 33enne cinese, di Canton, amante del fashion design. Istantanee e video risalgono a dieci anni fa e sono stati esibiti per la prima volta a Pechino nel 2013, passando tuttavia inosservate, nonostante il giovane abbia provato ad attirare l’interesse del pubblico.

Come riferiscono i colleghi de “Il Corriere della Sera”, il giovane, in tale contesto, chiedeva agli spettatori di arrivare all’inizio della riproduzione del file, in quanto è proprio nei minuti iniziali che si concentrano “quelle belle, poi vengono le meno carine, poi le brutte e in fondo le imperdonabilmente brutte, inguardabili. Così, se volete ammirare la reginetta dell’università dovete affrettarvi: in fondo c’è l’orrore, donne che possono turbare la gente impressionabile”.

SONG TA: ORA LE STUDENTESSE FILMATE DI NASCOSTO POSSONO CHIEDERE UN RISARCIMENTO

L’artista cinese Song Ta ha dunque prodotto un autentico mosaico di immagini “rubate”, senza avere il consenso delle studentesse immortalate, ed è stato recentemente accolto dal museo privato di arte contemporanea Ocat di Shanghai. Tuttavia, questa volta lo scalpore è emerso in maniera prepotente, con il ragazzo e il museo che sono stati tacciati di misoginia, guardonismo, oggettivizzazione del corpo femminile. Addirittura, il giurista Zhang Bo ha rilevato una possibile violazione del nuovo codice civile: “Le studentesse che si riconoscono nel video potrebbero chiedere a Song un risarcimento e la rimozione delle loro immagini usate senza autorizzazione”.

La galleria d’arte di Shanghai, scrive “Il Corriere della Sera”, si è scusata, ha ritirato l’installazione e chiuso i battenti per riorganizzazione interna. Song Ta, invece, non risponde alle domande dei giornalisti connazionali o stranieri, barricato in un silenzio che, analizzato dall’esterno, pare mescolato alla vergogna e all’imbarazzo, oltre che alla volontà di sottrarsi a un linciaggio mediatico che, al di là della sua ritrosia a rispondere alle domande della carta stampata e online, è già iniziato e non potrà che peggiorare se non esternerà il proprio punto di vista.

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