La speranza del Nord Africa

- Massimo Ferlini

La crisi dei regimi del Nord Africa impone all’agenda del mondo le esigenze di democrazia, di crescita, di affermazione delle persone. Il Filorosso di MASSIMO FERLINI

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Immigrati a Lampedusa (Foto: Ansa)

La centralità della persona appare come un dato unificante anche nelle situazioni più diverse e apparentemente lontane. La crisi dei regimi del Nord Africa – scatenata in prima battuta dalle pressioni speculative sui prezzi delle materie prime del settore alimentare operate dalle borse internazionali – impone all’agenda del mondo le esigenze di democrazia, di crescita, di affermazione delle persone.

Certo si tratta di paesi diversi tra loro, con un percorso democratico a dir poco incerto e inusuale. Tunisia ed Egitto, paesi di riferimento, fino a ieri, anche per le democrazie occidentali, sono stati attraversati da rivolte radicali che in poche settimane hanno raso al suolo potentati pluridecennali.

In questi paesi, nonostante larghe sacche di povertà, si è affermato da tempo un ceto medio, scolarizzato, alla ricerca di una sua affermazione ma in assenza di sviluppo, di fronte alla disoccupazione e sottooccupazione in una economia dove la corruzione detta legge, non trovava gli spazi necessari. Giovani che conoscono il mondo, che comunicano attraverso Internet, che hanno iniziato a rivendicare per se un futuro migliore. Queste persone, finalmente in grado di esprimersi e di comunicare tra loro, hanno iniziato a rivendicare un destino diverso e migliore cioè più libero e con più benessere.

Diversa, per alcuni aspetti, la situazione in Libia, dove la condivisione del benessere portato dal petrolio e dai miliardari affari di stato, non ha migliorato le condizioni del paese tenuto sotto il tallone di una dittatura tribale, che gioca drammaticamente le sue ultime carte seminando morte e terrore. Se molti dei paesi occidentali che hanno sostenuto a lungo questi regimi, si sono sbarazzati con disinvoltura dei loro capi, tocca anche all’Italia e a noi guardare con particolare attenzione l’evolversi della situazione. E non solo per il rischio, sempre in agguato, dell’integralismo islamico, ma anche perché i popoli del Maghreb vivono e lavorano da decenni nel nostro paese e l’attuale stato di incertezza porterà altre migliaia di nuovi emigranti prima sulle nostre coste e poi nelle nostre città.

Bisogna guardare a questa nuova situazione oltre l’emergenza. Il lavoro e la persona dovranno essere il baricentro per affrontare questa nuova realtà. La domanda di democrazia e di libertà trova per noi nella centralità della persona la sua verifica. La libertà di religione è la pietra di paragone che segnalerà la messa in minoranza dell’estremismo. Spiace che in Europa  una verità evidente fatichi a divenire una proposta politica.

Utile in questa fase tenere d’occhio alcuni indicatori della nostra realtà. I dati ad esempio di Camera di Commercio sulle imprese aperte e avviate da immigrati, testimoniano una crescita costante e mettono in evidenza intraprendenza e creatività in particolare dei cittadini di origini maghrebina (sono quasi 19 mila le imprese di extracomunitari che operano nella provincia di Milano). Sull’altro versante l’Osservatorio del mercato del lavoro del milanese chiarisce subito che le uniche aziende che crescono sono quelle destinate ai servizi alla persona, in molti casi gestite o animate da immigrati.

E a proposito di questo è utile ricordare un’esperienza che oggi potrebbe fare breccia, la scuola Euromediterranea: giovani meritevoli provenienti da tutti i paesi del Mediterraneo, e quindi anche da Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Libia, Marocco, Tunisia e Turchia che dopo un percorso di formazione a distanza, sono in questi giorni a Milano per acquisire nelle nostre università nuove competenze imprenditoriali e manageriali necessarie per avviare o sviluppare un’impresa.

La scuola Euromediterranea, promossa dalla Fondazione per la Sussidiarietà, La Camera di Commercio di Milano, Promos e Regione Lombardia però va oltre. Verranno organizzati incontri e stage per aiutare lo sviluppo di rete imprenditoriali con aziende italiane, e i ragazzi andranno in azienda per sviluppare ancora di più queste relazioni.

Portare qui giovani motivati e di talento, aiutarli nella formazione e favorire la collaborazione tra piccole e medie imprese delle diverse sponde del Mediterraneo costituisce un grande aiuto per lo sviluppo di una classe imprenditoriale in quei paesi. Questi ragazzi una volta terminato il loro percorso, potranno tornare nelle loro terre e costruire imprese che daranno benessere a tutta la comunità contribuendo al bene comune loro e di tutta l’area mediterranea.

Forme di scambio culturale ed economico che investono nel capitale umano e danno risposte concrete ai problemi. Una esperienza che la dice lunga sulle interpretazioni meno dialettiche che nel nostro Paese non mancano.

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