Il bene che c’è

- Bruno Calchera

La mostra sugli affreschi del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti, un’occasione per guardare alla città, cominciando dalle periferie. Il racconto di BRUNO CALCHERA

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L'affresco di Ambrogio Lorenzetti

La presentazione al Word Join Center di Milano della mostra inaugurata all’ultima edizione del Meeting di Rimini 2010 dal titolo “Il bene di tutti. Gli affreschi del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti nel palazzo Pubblico di Siena” è stata una grandissima occasione, offerta da Cdo Milano, per guardare alla città.

Lo sguardo che passa dalle pitture del Lorenzetti,  come ci ha egregiamente raccontato Mariella Carlotti, mostra i segni del Buon Governo e del Mal Governo e indica una strada da percorrere.
Da questo spunto è nato il desiderio dell’Associazione “L’immagine”, che opera nel quartiere Corvetto di Milano, di farsi protagonista e di verificare con altre realtà sociali l’esistenza o meno di una positività, di segni di vita umanamente condivisibili, così interessanti da testimoniare la vivacità di un quartiere, che nella cronaca è spesso descritto come un luogo sinonimo di insicurezza e  di degrado. È bastata questa proposta per far emergere il desiderio di molti di testimoniare il bene che c’è.

La richiesta è stata inoltrata al Consiglio di Zona 4 che l’ha deliberata all’unanimità. È stato valorizzato, in questo modo, il desiderio sincero di dare testimonianza che la vita al Corvetto è segnata dalla costruttività di diverse realtà culturali, sociali, commerciali e che la vita stessa degli abitanti del quartiere poggia sull’opera e sulla esperienza di molti che sono impegnati a operare per il bene comune.

In un’Assemblea così concepita si potrebbe correre il rischio dell’autoreferenzialità;  ciò è superato dal fatto che questo evento nasce dal desiderio che prevalga l’attenzione e l’ascolto della vita che c’è e che spesse volte viene oscurata.

Nella preparazione dell’Assemblea sono emerse alcune considerazioni. Nel quartiere vi sono realtà che operano da anni, ma nessuno ne conosce il profilo, la storia, la finalità, l’origine, il cammino. E lo spunto successivo è stato immediato: un’iniziativa del genere dovrebbe allargarsi, “chissà quante realtà, quanta gente del quartiere può raccontare quel qualcosa di buono che vive al Corvetto!” e che non emerge.

Così la vita del passato, che il Lorenzetti affresca a Siena, diventa un’occasione per comunicare un’esperienza di vita, una storia del presente che si può condividere, a dimostrazione di quanto l’arte e la bellezza hanno ancora il potere di suscitare oggi emulazione, confronto e desiderio di costruire.

La consapevolezza di essere una realtà viva, un patrimonio di bene per la città e il quartiere, vuole prevalere sulla facile polemica sociale, sul lamento per le carenze esistenti, che spesso rischiano di offuscare la vivacità dell’uomo all’opera.

Un’Assemblea pubblica non pretende di risolvere la questione. È il popolo che verifica il Bene Comune.  Le testimonianze di questa Assemblea possono essere un inizio di un comune operare, attraverso la reciproca conoscenza e collaboratività, o rimanere un fatto isolato. Che sia un fatto importante è innegabile.

Il Corvetto è una periferia che ha tutti i connotati culturali e sociali della città,  che vuole, nel processo di sussidiarietà,  essere legittimamente sostenuta da ogni istituzione, perché ogni contributo possa essere più forte, più efficace, più attivo.

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