Stranieri a Milano, una risorsa?

- Massimo Ferlini

Durante la terza Giornata della Sussidiarietà (9 aprile), spiega MASSIMO FERLINI, sarà presentata una ricerca sull’integrazione degli immigrati a Milano, oltre stereotipi e facili polemiche

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Foto: Ansa

La forza di Milano è sempre stata la sua capacità di accogliere e valorizzare i talenti e nella tradizione della nostra città il lavoro è sempre stato lo strumento migliore per realizzare l’integrazione economica e sociale nei fatti, tanto che un antico statuto milanese afferma che “è milanese chi lavora a Milano”.

Nel corso della terza Giornata della Sussidiarietà, che si terrà sabato 9 aprile, verrà presentata una ricerca che approfondisce nel dettaglio quanto e come i cittadini immigrati siano integrati nel tessuto economico e sociale della nostra città.

Gli stranieri presenti a Milano provenienti da paesi a forte pressione migratoria sono quasi 250 mila e al di là delle polemiche contingenti è necessario guardare quello che succede nella nostra città con realismo e attenzione andando oltre gli stereotipi e le facili polemiche.

Lo studio “L’immigrato: una risorsa a Milano” realizzato dal Professor Blangiardo, in collaborazione con la Fondazione per la Sussidiarietà, descrive il fenomeno migratorio sotto aspetti che di solito non vengono approfonditi e che rivelano quanto l’integrazione sia un fatto acquisito e non un problema da affrontare.

Le persone che hanno scelto Milano per farsi una vita migliore, tante volte scappando da guerre, povertà, corruzione, negazione dei diritti umani e civili,  contribuiscono già alla costruzione del benessere della nostra società.

Oltre il 20% degli immigrati che vivono a Milano risiedono in una casa di loro proprietà come segno concreto e tangibile di un progetto di vita che vuole investire e scommettere sulla nostra città.

Secondo i dati della Camera di Commercio di Milano sono oltre 18 mila le imprese di extracomunitari che hanno sede nella nostra provincia; certo in alcuni casi si tratta di fenomeni di auto impiego ma, in ogni caso, questi imprenditori rappresentano una componente sempre più importante del nostro tessuto produttivo. Spesso gli immigrati imprenditori riempiono spazi di mercato lasciati vuoti o fanno quei lavori che gli italiani non vogliono fare più, attività economiche che si sviluppano nel corso del tempo e permettono una crescita del reddito e della qualità del lavoro. Solo un osservatore distratto può ancora credere che gli immigrati facciano solo gli ambulanti o i lavori di fatica: esiste una realtà dinamica e vivace che ha scelto l’Italia e Milano per dare il suo contributo al benessere comune.

Anche per questo abbiamo voluto che fosse presentata oggi l’iniziativa del Tribunale di Milano che assicura a tutti, immigrati e italiani, un incontro più umano e giusto con la legge. Aiutare le persone a rischio esclusione sociale a vedere per sé un’altra possibilità è uno strumento concreto di prevenzione, perché la disperazione degli ultimi può esser causa di rischi e insicurezza.

La ricerca descrive una realtà che non viene rappresentata dal dibattito pubblico della nostra città: lo scontro manicheo e ideologico tra quanti sono a favore degli immigrati o quanti sono contro non può descrivere una realtà molto più ampia e vitale. Guardare il fenomeno migratorio con questa prospettiva è riduttivo e impedisce di cogliere quanto di positivo gli immigrati possono dare alla nostra città. Di fronte a questi numeri chiudere il dibattito sul tema della sicurezza impedisce una valutazione corretta. Il nostro augurio è che conoscere un fenomeno nel merito possa spingere ancor di più a investire nella libertà e nella responsabilità delle persone assicurando regole uguali per tutti per far crescere, dal basso, il bene comune.

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