Il bello della crisi

- Antonio Intiglietta

L’anno di lavoro che sta per concludersi ha visto molte imprese in difficoltà, commenta ANTONIO INTIGLIETTA, ma insieme si può contribuire alla costruzione del Bene Comune

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Foto Imagoeconomica

L’anno di lavoro che va a concludersi ha posto molte imprese di fronte a varie difficoltà. La crisi infatti rappresenta un passaggio che interroga chiunque faccia impresa: artigiani, imprenditori, commercianti, società di servizi, professionisti. Per affrontare queste avversità non basta “stringere i denti” in attesa di tempi migliori o stare insieme cercando di darsi conforto, ma è necessario porsi davanti alle provocazioni della realtà lasciandosi interrogare.

Ecco perché possiamo dire che la crisi è una metafora della nostra esistenza. La provvisorietà di quello che abbiamo costruito ci costringe ad affrontare il vero tema della vita, cioè la consistenza della nostra persona, del nostro essere, del nostro vivere. La fragilità della vita ci spaventa e ci impone di domandarci in che cosa consiste la nostra speranza, con la consapevolezza che quando le certezze smettono di esser tali i problemi rischiano di travolgerci. Davanti a questa situazione possiamo innanzitutto aiutarci a riscoprire le ragioni, lo scopo e il senso per cui al mattino ci alziamo e ci “autoconvochiamo” al nostro lavoro, al nostro impegno.

Per quale ragione costruiamo una famiglia, cresciamo i nostri figli, creiamo un’impresa? Perché facciamo impresa? La nostra Compagnia cerca di aiutarci a “riscoprire” ogni giorno una risposta convincente a queste domande, aiutandoci a essere più leali e più attenti alle provocazioni della vita. Bisogna imparare da chi ci ha preceduto: i nostri padri nel secondo dopoguerra sono ripartiti dal nulla e hanno fatto di un Paese devastato, privo di materie prime e infrastrutture, la settima potenza industriale del mondo. Che cosa ha permesso a questi uomini di raggiungere un obiettivo così grande? Queste persone, forti di una fede e un ideale, hanno deciso di impegnarsi e di rischiare ciò a cui tenevano, implicandosi e non disdegnando di “mettere le mani in pasta”.

Il secondo valore della nostra Compagnia si traduce nel “sostegno” reciproco. Nessuno può sostituirsi alla responsabilità dell’imprenditore, al suo rischio imprenditoriale, ma dentro una trama di rapporti è possibile correggersi e farsi correggere. Correggere, cioè reggere insieme, è un aiuto, perché insieme si vede meglio e si riescono a considerare tutti i fattori della realtà. In un mondo dove si cerca di far credere che una persona valga di più se è in grado di “far da sola” e mostra di non avere bisogno, noi al contrario affermiamo che gli altri sono fondamentali per la nostra impresa e il nostro lavoro e più in generale per la nostra vita.

Il terzo valore infine, consiste nel tentativo di dare un contributo al Bene comune. Non possiamo aspettare che gli altri risolvano i nostri problemi, ma è necessario cercare di dare una risposta ai bisogni che incontriamo per rispondere ai bisogni di tutti. L’esperienza delle elezioni amministrative di quest’anno ci ha insegnato che non ci identifichiamo né deleghiamo la realizzazione di noi stessi a nessun progetto politico. Alla politica chiediamo “solo” di lasciare che ognuno possa giocare personalmente e insieme la propria responsabilità per la costruzione del Bene Comune.

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