Il non profit e il 5xmille

- Gilberto Sbaraini

GILBERTO SBARAINI ci parla del 5×1000, che dal 2006 dà la possibilità di destinare una quota, pari a 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, a un ente non profit

contributi_r400
Foto: Fotolia

Dal 2006 la normativa del 5×1000 dà la possibilità al contribuente di destinare una quota, pari a 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, a un ente non profit (organizzazioni di volontariato e Onlus, associazioni di promozione sociale, associazioni sportive, fondazioni, ecc.).

Questa norma permette a ogni persona di sostenere un’organizzazione conosciuta direttamente e con la quale esiste spesso un rapporto personale. Da questo punto di vista rappresenta – evidentemente – uno strumento di reale democrazia: ciascun cittadinopuò decidere liberamentea chidestinare la propria quota dell’imposta sui redditi.

È uno strumento che tiene nel tempo, nonostante alcuni tentativi di limitarne l’operatività, mediante l’introduzione di tetti massimi di impegno o addirittura con proposte dei cancellazione.Prezioso in questo senso è stato il lavoro dell’Intergruppo per la Sussidiarietà, che si è sempre adoperato per difendere la norma.

L’esistenza del 5×1000 in questo tempo, ci costringe a misuraci con una domanda fondamentale: per far fronte alla crisi è più utile convogliare nelle casse dello Stato la maggior quantità possibile di risorse economiche, o far sì che almeno una parte significativa di queste risorse vada a sostenere direttamente le diverse espressioni della società civile, in un’ottica sussidiaria?

Stiamo parlano di uno strumento che ha dimostrato –come poche altre misure di natura fiscale –di riscuotere un gradimento molto alto da parte dei cittadini italiani, sin dalla sua prima applicazione. I risultati sono ben visibili negli sterminati elenchi di enti e organizzazioni non profit destinatari del contributo, che è possibile visionare sul sito dell’Agenzia delle Entrate (http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/documentazione/archivio+5permille). È interessante scorrere questi elenchi, perchèal di là di un folto gruppo di enti,già noti per la loro fama e la visibilità mass mediatica, si possono trovare migliaia di opere che rappresentano spesso realtà locali e territoriali di piccole e medie dimensioni: è il tessuto diffuso della società civile, l’espressione della libera aggregazione dei cittadini.

Eppure, nonostante ci avviamo al settimo anno di vita di questo preziosissimo strumento di sussidiarietà, ancora moltissime persone non lo conoscono o ne sottovalutano il valore culturale e l’importanza pratica.

Proprio oggi, in questo tempo di crisi nel quale lo stato ha già deciso la drastica riduzione delle risorse da destinare alle opere sociali, il 5×1000 èuno dei pochi strumenti rimasti perripartire veramente dal basso.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori