FINANZA/ Argentina e Turchia, la strana somiglianza tra due crisi agostane

- Stefano Masa

Si sta parlando molto della crisi argentina. Il peso si è svalutato molto, come accaduto alla lira turca proprio un anno fa

Trader_Borsa_pensieroso_Lapresse
(LaPresse)

Giunto il Ferragosto, quale nuovo elemento poteva destabilizzare l’animo degli investitori? Dopo le numerose incognite di natura economica che continuano ad alimentare la cronaca finanziaria, e le attuali tensioni in ambito politico nel nostro Paese che rendono ancor più difficoltoso lo scenario post vacanziero, nel corso delle ultime quarantottore, si legge ormai diffusamente di un ritrovato e concreto rischio all’orizzonte: un potenziale default dell’Argentina in vista dei prossimi mesi. Il Presidente in carica Macri ha subìto una pesante sconfitta in sede di “primarie” avvenute lo scorso fine settimana con invece un favorevole riscontro per il peronista Alberto Fernàndez.

A seguito di questa inaspettata vittoria, i dubbi sull’esito del prossimo appuntamento elettorale in calendario a ottobre si sono moltiplicati sia in chiave politica che – di riflesso – in ottica finanziaria. All’indomani del confronto tra i due sfidanti, il mercato ha pesantemente penalizzato la borsa argentina in prospettiva del possibile scenario: -38% la flessione fatta registrare dall’indice Merval nel corso di una sola seduta. Nonostante la giornata successiva si sia caratterizzata per un recupero di oltre 10 punti percentuali, il rischio permane e appare sempre più concreto con il passare dei giorni.

Si ritiene prematuro avanzare conclusioni sul futuro del Paese, ma, ciò che invece può essere osservato con maggior concretezza e lucidità, è quanto accaduto sul fronte valutario. All’indomani dell’esito delle “primarie”, il rapporto tra dollaro statunitense e peso argentino è passato da 45,24 a 61,99 ovvero: con un dollaro Usa si potevano acquistare circa 62 pesos. Una significativa variazione di oltre 37 punti percentuali. Indubbiamente, attraverso tale movimento, alcuni operatori ne avranno beneficiato come – all’opposto – altri soggetti avranno capitolato la propria posizione con una perdita.

Analizzando l’andamento settimanale dei comparti obbligazionari che investono nei cosiddetti paesi emergenti (rif. “Morningstar – Categoria paesi emergenti” con dati aggiornati al 13 agosto), su un paniere di 431 sottostanti, si possono evidenziare le seguenti risultanze: solo 31 strumenti registrano una performance positiva (dal +0,03% al +1,14%). Dei restanti comparti si rilevano solo saldi negativi così ripartiti: fino al -0,50% (134 comparti), dal -0,50% e fino al -1,00% (118 comparti), oltre il punto percentuale negativo con un massimo superiore ai cinque punti percentuali (148 comparti). Una débâcle estiva. Ovviamente, tali perfomance, non saranno unicamente riconducibili alla crisi argentina delle ultime ore, ma – certamente – una sua influenza se ne può attribuire.

In molti (sia tra l’investitori già allocati che i potenziali interessati) potrebbero porsi qualche interrogativo su come poter “sfruttare” l’attuale momento di mercato. Osservando le serie storiche in nostro possesso abbiamo riscontrato un’inaspettata similitudine: l’andamento dell’attuale dinamica dei prezzi fatta registrare dal cross dollaro/peso è verosimilmente somigliante a quanto accaduto lo scorso anno (pressoché negli stessi giorni) sul fronte della lira turca (sempre raffrontata con il dollaro statunitense).

I rispettivi grafici sono emblematici nonostante i contesti politici ed economici siano stati (ovviamente) diversi. La crisi della moneta turca è iniziata al termine della settimana per successivamente inasprirsi in apertura della successiva: da 5,275 è balzata a 7,215 (anche in questo caso una variazione di oltre 37 punti percentuali).

Preso atto di questa curiosa correlazione grafica, e affidandosi all’assunto che tale andamento si potrebbe verificare anche per il futuro (v. “la storia si ripete”), diventa obbligatorio osservare la successiva dinamica di prezzo che ha interessato la stessa lira turca (v. grafico).

Qualora la nostra supposizione (ammettiamo noi stessi che si debba considerare tale) sia priva di inesattezze, non dovrebbero esserci dubbi sul futuro ritracciamento del cross dollaro/peso in ottica di breve/medio termine. È doveroso ripeterlo e sottolinearlo: è solo una supposizione costruita su elementi legati ad aspetti tecnici (v. analisi tecnica, indici di correlazione, pattern grafici, ecc.), nulla di più.

Augurandovi un buon Ferragosto, sottoponiamo alla vostra attenta valutazione il nostro “trova le differenze”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA