FINANZA/ Così il fintech può aiutare le nostre imprese a procurarsi liquidità

- Filippo Ravoni

Le imprese italiane, specie le più piccole, hanno bisogno di liquidità. Il fintech potrebbe offrire delle soluzioni importanti

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In questo periodo, dove il settore industriale domestico ha dovuto affrontare il blocco delle attività produttive, è necessario individuare e mettere a punto qualsiasi strumento che permetta alle imprese di uscire da una pericolosa situazione di stallo, e ripartire nelle migliori condizioni possibili.

In termini operativi le soluzioni saranno efficaci non soltanto grazie alla quantità di risorse finanziarie che si metteranno in campo, ma anche alle modalità di intervento e di utilizzo che verranno messe in atto. Mai come adesso è possibile attivare, o meglio, implementare, un processo innovativo che permette alle aziende di potersi confrontare con un sistema più leggero, smart e soprattutto più funzionale come quello legato al mondo del fintech.

Molte volte si fa riferimento al fintech immaginando una startup innovativa che opera all’interno di un contesto tecnologico per offrire servizi finanziari. Ed è esattamente questo, nulla di più. La criticità sta nel fatto che la curva di apprendimento e di affidabilità, dal punto di vista culturale, verso tali strumenti, è molto lenta. Ma la finanza alternativa, soprattutto se veicolata all’interno di piattaforme informatiche che ne agevolano l’utilizzo e il processo di collocamento, si potrebbe rilevare una strada vincente.

Da una parte abbiamo le banche, le quali sono, all’interno del sistema finanziario domestico, le quasi uniche interlocutrici con il mondo produttivo. Non è ovviamente un fattore negativo, ma molte volte i processi finanziari a supporto delle imprese posso essere lenti e poco efficaci. Non perché siano dei soggetti “cattivi”, ma semplicemente perché hanno un sistema tradizionale e regole rigide che non le consentono di avere tempi di reazione veloci e impattanti. Gli effetti del decreto liquidità ne sono una dimostrazione.

Dall’altra parte invece, nel mondo fintech, abbiamo delle realtà che potenzialmente potrebbero trovare delle soluzioni immediate e veloci per le imprese, ma scontano, come detto in precedenza, una barriera all’entrata di tipo culturale e anche dimensionale. Eppure si tratta di realtà che non hanno bisogno di alcuna legge per partire: il Decreto sviluppo del 2012 ha eliminato tutti gli impedimenti, anche fiscali, che ostacolavano lo sviluppo di questi strumenti.

Per poter entrare nel merito è giusto fare alcuni esempi pratici. Se prendiamo in considerazione alcune realtà del comparto, come ad esempio del digital lending, possiamo osservare come un’azienda, PMI manifatturiera, con una necessità finanziaria a medio termine di circa 1 milione di euro, possa ottenere un finanziamento nel giro di pochi giorni. Il processo tecnologico in questo caso è il protagonista assoluto, abbattendo gran parte , se non tutti i vincoli burocratici e procedurali che si hanno verso un intermediario bancario. Inoltre, il famoso decreto liquidità poco operativo sulla finanza ordinaria, si sta rilevando un’arma vincente sulla finanza straordinaria. La garanzia al 90% del fondo di garanzia gestito da Mediocredito Centrale, in questo caso è capovolta sul sottoscrittore, il quale sarà ben propenso ai tassi attuali a fare un’operazione del genere per di più garantita al 90%.

Un altro esempio potrebbe essere l’utilizzo della piattaforma di equity crowdfunding come soggetto collocatore di minibond. Un’emissione di un titolo di debito fatta da una PMI con collocamento presso una piattaforma web vigilata. Le modalità di intervento e approccio al mercato è cinque volte più breve rispetto al collocamento sul segmento extramot di Borsa italiana. I vantaggi per l’emittente in questo caso sono notevoli: apertura di un altro canale di approvvigionamento di liquidità dato dal mercato e ottenimento di liquidità più immediata. Per il sottoscrittore risulta essere un ottimo “affare”: investimento in prodotti di sicura esigibilità data dalla garanzia pubblica e integrazione della rimanente parte, pari al 10% o 20%(dipende dai casi), da soggetti privati quali consorzi fidi. In questo modo è come se si sottoscrivesse un titolo di stato tedesco con scadenza a dieci anni al tasso medio del 2%. Irrealistico fino a qualche mese fa, possibile oggi.

Si potrebbero fare molti esempi in cui la finanza alternativa e il mondo fintech sarebbero risolutivi, ma soprattutto complementari al sistema bancario. Una giusta espansione del settore permetterebbe di alleggerire le banche da una parte, ma soprattutto rispondere in maniera rapida ed efficace alle esigenze delle PMI dall’altra. Non saranno soluzioni ordinarie a risolvere problemi di carattere straordinario.

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