FINANZA E POLITICA/ Dietro le manovre sul Mes l’aumento delle disuguaglianze

- Giovanni Passali

In Italia si assiste a manovre politiche orientate a farci ricorrere al Mes, un’altra gabbia che finisce per colpire il popolo e aumentare le disuguaglianze

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LaPresse

Davvero singolare quello che sta accadendo in questo periodo. Non me l’aspettavo proprio. Al momento giusto, spunta fuori una registrazione nella quale un magistrato (defunto) di fatto scagiona Berlusconi riguardo la sentenza che lo ha visto condannato per la prima e unica volta, passando sempre indenne per tutti gli altri processi. Un tempismo perfetto viste le acquisizioni in corso da parte di Mediaset in Germania e vista la necessità dei preziosi voti di Forza Italia per puntellare un Governo pericolante per l’approvazione del Mes.

Che il nodo della questione sia quello lo ha confermato lo stesso Berlusconi, il quale a stretto giro, dopo i primi commenti sulla registrazione, si è detto disponibilissimo a sorreggere un nuovo Governo in modo che si arrivi all’approvazione del Mes.

Tutto questo in un momento cruciale, quando la Merkel si espone dicendo che abbiamo bisogno del Mes e Conte risponde seccato che “decidiamo noi”. Insomma, si litiga su chi decide, ma il fatto che ricorreremo al Mes è assodato.

E tanto per non perdere il vizio di confondere le idee, quando si entra nei contenuti, tutti ricordano ad alta voce che grazie al Mes avremo un prestito a tassi bassissimi. Quello che invece nascondono è che si tratta di un prestito privilegiato, cioè un prestito nel quale i creditori hanno la precedenza sugli altri, cioè sui sottoscrittori dei normali titoli di Stato. E quindi tutti possono immaginare quale effetto (negativo) avrà l’attivazione del Mes sullo spread. Inoltre, il prestito del Mes è erogato da un soggetto giuridico esterno all’Ue, di fatto un soggetto privato con sede in Lussemburgo. E come al solito, questo soggetto giuridico non risponde a nessuno, non esiste alcun organo di controllo e i suoi membri non possono essere soggetti a qualsiasi azione di qualsiasi magistrato europeo. Si chiama impunità, quella che una volta riguardava i membri di una casa reale, quando c’era la monarchia. Ma allora almeno l’impunità non era totale, esisteva il reato di lesa maestà e questo reato non consisteva solo nell’attentato all’incolumità personale dei reali: questo poteva essere commesso anche rubando il denaro, poiché esso veniva considerato un bene del popolo, un bene comune, benché gestito da chi aveva il potere. E chi aveva il potere poteva macchiarsi del reato di lesa maestà proprio stampando moneta in eccesso (magari per arricchirsi, per pagarsi i propri piaceri senza tassare il popolo direttamente, ma tassandolo indirettamente con la svalutazione della moneta conseguente alla stampa).

Oggi la monarchia (per fortuna) non c’è più, il reato di lesa maestà non c’è più, la Bce stampa moneta in eccesso e non deve rendere conto a nessuno del suo operato, i mercati finanziari si gonfiano e la speculazione finanziaria combina disastri. Allora interviene la Bce e ci mette la pezza, però facendo pagare il conto dei propri interventi agli Stati, cioè ai popoli. E se questi pensano di ribellarsi a un simile schema predatorio, allora intervengono gli organismi speciali, si costruiscono gabbie fatte di norme, regole, leggi sempre più astruse. E per impedire qualsiasi azione di governo che si ponga in contrasto contro un simile piano, allora si istituiscono organismi internazionali che funzionano con regole e norme proprie e non rispondono a nessuno del proprio operato, però vincolano gli Stati nella loro azione.

Oltretutto noi italiani siamo in una situazione nella quale gli attriti istituzionali si stanno moltiplicando (mi riferisco allo scandalo della magistratura che pilota le sentenze contro avversari politici, pur sapendoli innocenti) e non si fa nulla per porvi rimedio. Perfino la parte lesa invece di rivendicare giustizia, che è un bene comune, sembra accontentarsi di ottenere un incasso politico, un posticino al potere, un posto in prima fila in quel palazzo del potere pieno di crepe, che minaccia di venire giù da un momento all’altro, alla prima scossa imprevista.

Quali sono le crepe? Eccone una, descritta da una notizia del sito Inequality, specializzato nella raccolta delle informazioni sulle diseguaglianze sociali ed economiche: “In due mesi dal 18 marzo, la classe dei miliardari americani ha visto accrescere le proprie ricchezze del 20%, di circa 584 miliardi di dollari, mentre 45,5 milioni di americani hanno presentato domanda di disoccupazione e l’economia è crollata”.

Sono quasi due anni (a iniziare dai Gilet gialli in Francia) che in tutto il mondo i popoli in qualche modo manifestano contro i governi per queste politiche che avvantaggiano i ricchi e impoveriscono la gran parte della popolazione. Finora sono state manifestazioni sostanzialmente pacifiche, ma non hanno ottenuto nulla e gli animi si stanno esasperando.

Andrà tutto bene? Finora non c’è motivo per cui questa brutta storia finisca bene.

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