FINANZA E POLITICA/ Ecco perché il Nord Europa diventa più ricco (a nostre spese)

- Paolo Tanga

Uno studio dell’IW di Colonia mostra il crescente divario tra le economie del Nord e del Sud Europa. La causa? Una moneta comune, l’euro, emessa a debito senza correttivi

Denaro, euro in contanti
(Pixabay)

Un recente studio dell’IW di Colonia pone in evidenza che esiste un divario tra le economie degli Stati settentrionali e quelli meridionali dell’Unione europea che si va sempre più allargando. In pratica si dimostra che l’accordo franco-tedesco, di “complottistica” memoria, sta irreversibilmente consolidandosi.

Tuttavia questo non viene dichiarato, si fanno solo previsioni venticinquennali di ulteriore spostamento della ricchezza verso il Nord Europa; paradossalmente lo spostamento viene segnalato come tendenza, come se avesse caratteristiche climatiche: per ora il centro geografico si sarebbe spostato verso il settentrione di 50 chilometri, ma alla fine del prossimo quarto di secolo il cuore della ricchezza europea si sposterebbe presso Mannheim, vicino Francoforte.

Le cause? Non se ne fa cenno, come – di solito – si comportano gli economisti, i quali limitano il loro intervento a registrare i numeri, senza analizzarli dettagliatamente per proporre idonee soluzioni.

Personalmente mi sono comportato sempre diversamente. Verosimilmente ciò è dovuto al fatto che, messa da parte l’economia dopo averla studiata, ho voluto approfondire lo studio della moneta, confrontandomi con altri cultori di questa nuova disciplina, la nOmismatica, arbitrariamente incorporata dall’economia e scritta con la O maiuscola per non confonderla con la numismatica. Fin quando la nOmismatica non avrà la dignità di disciplina autonoma, sarà meglio fare a meno dell’economia che, almeno per quanto riguarda il nostro paese, continua a dimostrarsi incapace di suggerire idonei interventi per migliorare il benessere di tutti.

I miei articoli, pubblicati da più di due anni sul Sussidiario, sono tutti impregnati da questa disciplina, che è molto più aderente a concetti matematici di quanto non lo sia l’economia, poiché si occupa della moneta prima della sua emissione, delle sue caratteristiche e delle sue capacità di soddisfare le esigenze di coloro che la devono utilizzare. Invece l’economia non conosce le caratteristiche della moneta che usiamo; accetta quella che esiste sul mercato e, volente o nolente, ne subisce le conseguenze.

Oggi, in Italia e in Europa, un mercato polivalente e con caratteristiche diverse utilizza una moneta con caratteristiche complesse e tutte negative per le specificità del mercato italiano; di conseguenza, se si vuole essere obiettivi, per noi non c’è alcuna speranza di miglioramento.

Innanzitutto, ci è stata rifilata una moneta emessa a debito. Cosa vuol dire emettere una moneta a debito? Significa che ogniqualvolta c’è un’emissione monetaria viene acceso un debito di importo superiore alla quantità di moneta emessa. Di conseguenza, per restituire quel debito è matematicamente impossibile farlo se non vengono predisposti dei correttivi. Questi correttivi non solo non ci sono per l’Italia, ma ci sono stati anche negati, mentre ai Paesi dell’Europa settentrionale sono stati consentiti. Altri fattori di correzione, poi, discendono da disposizioni istituzionalizzate con regole che rappresentano la causa determinante del divario crescente che lo studio tedesco mette in evidenza. Se continuiamo sulla strada dell’indebitamento senza modificare la cornice economica, cadremo nel dirupo e ci rimarremo (se fortunati moribondi, se sfortunati morti).

Vogliamo continuare a trastullarci e a illuderci che i problemi si risolvono mettendo un “mi piace” sui social? Pensare che forse i problemi spariscono lasciando fare a personaggi incapaci di svolgere quei ruoli di responsabilità conquistati sedendosi su alcune poltrone rappresentative del potere?

A dirla tutta, quelle poltrone sono tutte occupate da soggetti che non dimostrano di saper distinguere il bianco dal nero e di questo devono essere essi stessi consapevoli, altrimenti non si spiegano le nomine di consulenti che, sempre acquiescenti al pensiero dominante, sembrano rispondere agli impulsi di movimento e pensiero di qualcun altro.

Eppure tanti lettori del Sussidiario sono più capaci, hanno determinazione, magari non sono addentro alle competenze tecniche ritenute necessarie, ma determinazione, disponibilità e volontà a tener fede alla parola data e agli impegni assunti sono proprio i requisiti che stiamo cercando per centrare l’obiettivo del cambiamento in positivo. Per le conoscenze tecniche bastano in pochi, ma buoni.

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