FINANZA E POLITICA/ Fra golden power e moral suasion: la svolta di Draghi “l’europeo”

- Nicola Berti

Sembra facile immaginare che il Governo abbia esercitato una moral suasion su Cnh per evitare la cessione di Iveco. Vedremo se userà ancora i golden power

sondaggi politici
Giancarlo Giorgetti e Mario Draghi (LaPresse, 2021)

Non è ancora chiaro se il gruppo spagnolo Acs concretizzerà con un’offerta vincolante la sua manifestazione d’interesse per Aspi. Solo allora sarà possibile valutare se il “piano Perez” guarda a un’effettiva “de-italianizzazione” delle Autostrade oggi controllate da Atlantia, oppure s’inserirebbe nell’attuale “piano Cdp”. E solo allora – prevedibilmente – il Governo deciderà se il dossier si presenta o no meritevole di esame ai fini dell’eventuale esercizio dei “golden power”.

Nel frattempo si è avuta notizia che Cnh, la holding industriale che fa capo a Exor (famiglia Agnelli) ha fermato le trattative per la cessione di Iveco al gruppo cinese Faw Jiefang. Ufficiosamente alla base dell’esito vi è la distanza rimasta fra l’offerta Faw (3,5 miliardi) e la richiesta Cnh per lo storico produttore Fiat di veicoli industriali e commerciali. Ma l’immediata reazione positiva del titolare del Mise – Giancarlo Giorgetti – lascia poco margine ai dubbi sulle voce che davano il Governo pronto a esercitare i poteri speciali per bloccare la vendita. E certamente in campo con gli strumenti della “moral suasion”.

Non sarebbe stata la prima volta che l’esecutivo Draghi avrebbe utilizzato i “golden power”: lo ha già fatto alla vigilia di Pasqua. Oggetto dell’alt è stata la produttrice lombarda di semiconduttori Lpe, oggetto di un’offerta da parte della Shenzen Investment Holdings. Lo stesso Conte-2 aveva bloccato – con un atto di alto profilo – contratti d’acquisto di beni e servizi legati alla tecnologia 5G dalla Cina verso i gestori tlc in Italia. 

In quale cornice e con quali sviluppi prevedibili si sta dipanando una singolare stagione di neo-sovranismo finanziario? I prodromi di una nuova “guerra fredda”, questa volta fra Usa e Cina, sono sotto gli occhi di tutti: forse anche enfatizzati al di là della loro reale consistenza. L’Europa – come dopo il 1945 – rimane il “campo di battaglia dedicato”: ora non più ai piedi della “cortina di ferro” sovietica ma come terminale della “Via della Seta”. E il flusso robusto di investimenti in arrivo dal Dragone appare non più amichevole dei “muri” politico-militari che dividevano l’Europa fino al 1989. 

L’Amministrazione Biden ha immediatamente rovesciato il neo-isolazionismo anti-Ue di Donald Trump: e il cambio di governo in Italia – con la premiership di un “atlantico” convinto come Draghi – ha certamente incrociato questa svolta, complice anche il dilagare del Covid di origine cinese. Più ancora: in una fase di forte instabilità politico-istituzionale europea, Draghi sta tenendo il punto laddove Francia e Germania sembrano invece più sotto pressione. Nessuno peraltro dimentica che Angela Merkel – sempre aperta sul piano degli scambi commerciali con l’Asia – non ha mai aperto spazi minimi quando grandi investitori cinesi si sono affacciati via Borsa negli assetti azionari di giganti come Deutsche Bank.

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