FINANZA E POLITICA/ Pelanda: la stangata dell’Ue all’Italia è pronta per il 2023

- Carlo Pelanda

Forse le previsioni di ripresa per il 2021 sono ottimistiche. Il vero rischio è però frenare per le condizioni Ue subito dopo essere ripartiti

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Valdis Dombrovskis con Paolo Gentiloni (LaPresse)

Le proiezioni macro del Governo per il bilancio 2021, ora in bozza, sono: Pil 2020 -9%, Pil 2021 +6%, deficit del 7%, debito da contenere entro il 156% del Pil. L’Ue ha comunicato agli Stati che possono inserire nei progetti di bilancio un anticipo del Recovery Fund che per l’Italia dovrebbe essere attorno agli 8 miliardi (0,9% del Pil) portando la speranza di crescita 2021, appunto, al 6% dal 5,1% circa che era la stima precedente del rimbalzo italiano.

C’è un certo ottimismo in queste previsioni, che implicano un recupero nel 2022 della perdita di Pil nel 2020, e ciò suscita la domanda di quanto sia fondato realmente e quanto solo “cartaceo”. La ripresa del settore manifatturiero è molto robusta. L’export, pur impervio sul piano globale fino al vaccino, potrà trovare spinta nei programmi stimolativi già annunciati da Francia e Germania, 100 miliardi la prima, di più la seconda, annotando che Berlino ha abbandonato il rigore tornando al deficit: la probabilità che il mercato europeo sarà dinamico è più elevata di quella di una sua contrazione per la persistenza delle restrizioni anti-Covid. Così come per l’America, pur il punto di svolta verso una ripresa forte potrebbe essere distante qualche mese. Se poi nella seconda metà del 2021 vi sarà un vaccino valido a somministrazione rapida, l’attesa di un boom è fondata.

Se vi fosse un ritardo, le Banche centrali comprerebbero un’ulteriore quantità di debiti nazionali permettendo agli Stati di tenere in terapia intensiva le loro economie. In sintesi, anche se i conti 2021 fossero un po’ troppo ottimistici – e probabilmente lo sono per la sottovalutazione delle incertezze nel primo semestre 2021 – la ripresa forte prevista nel 2022-23 risolverebbe il problema. Infatti, chi scrive inizia a preoccuparsi del riequilibrio della finanza pubblica che verrà imposto dall’Ue all’Italia nel 2023.

L’accesso al Recovery fund implica una “condizionalità qualitativa” finalizzata all’efficienza, ma il Governo sta aumentando l’assistenzialismo e la spesa dissipativa. Dovrebbe cambiare in tempo utile per evitare guai post-Covid all’Italia.

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