FINANZA/ Quei soldi degli italiani che fanno gola agli speculatori

- Giovanni Passali

I bassi tassi di interesse rendono interessante, agli occhi degli speculatori, l’Italia e i grandi risparmi che i suoi cittadini hanno

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Lapresse

Nello scorso articolo, parlando della vicenda di Mani Pulite, ho ricordato come il 1992 sia stato l’anno anche del Trattato di Maastricht e della costruzione di un’Europa destinata a essere soggetta ai mercati finanziari, con diversi soggetti (Germania e Francia soprattutto) che, in modo miope, hanno accettato un sistema che non poteva funzionare pur di ottenere dei vantaggi temporanei.

Il vantaggio della Francia è stato quello di frenare o bloccare il dinamismo vincente dell’imprenditoria italiana e di agganciarsi politicamente a una Germania destinata a diventare il peso massimo della nuova Europa. Il vantaggio della Germania è stato quello di poter ambire a diventare di nuovo “grande” grazie alla riunificazione, alla numerosità della popolazione, al proprio potere prevalente in Europa e alla disponibilità di tanta manodopera a basso costo (i cittadini della ex Ddr).

Il problema è che per far questo, per realizzare un progetto che non teneva conto dell’interesse dei popoli, un progetto utilitaristico di conservazione del potere, hanno creato un mostro del quale loro stessi finiranno con l’esserne vittime. La scelta criminale di allora è stata la determinazione di dare la prevalenza al potere economico su quello politico e la ovvia conseguenza di fissare un cardine economico intorno al quale far ruotare tutto: la “stabilità dei prezzi” di cui la Bce è diventata il principale sostenitore ed esecutore.

Ma la stabilità dei prezzi vuol dire di fatto la stabilità della moneta e del potere di chi ha la moneta, di chi ha il potere monetario. E così il potere della Bce e delle banche centrali è diventato progressivamente sempre più invadente rispetto al potere politico e a tutti gli altri aspetti della vita sociale e delle strutture istituzionali. Tanto è vero che in questa dinamica si è realizzato un passaggio decisivo, senza il quale non sarebbe potuto succedere tutto il disastro che è successo: la fine della proibizione per le banche di fare speculazione. Un passaggio decisivo e terribilmente distruttivo, anche se per nulla previsto dal Trattato di Maastricht.

Un passaggio non previsto ma per certi versi inevitabile: infatti la funzione devastante della stabilità dei prezzi poteva portare come conseguenza solo alla compressione degli stipendi e dei diritti dei lavoratori. Ma con il crollo dei profitti aziendali e delle retribuzioni dei lavoratori prima o poi sarebbe arrivata anche la crisi e il crollo del sistema bancario, impossibilitato a trovare nuove sorgenti di profitto se non nei mercati finanziari. Per questo le banche avevano la necessità di accedere a tali mercati. E questa possibilità venne loro concessa, con singolare sincronia in Italia e in tutto il mondo, intorno al 1999.

Gli effetti devastanti si sono visti subito: nel 1999 inizia la salita abnorme dei mercati finanziari. Poi nel 2000 inizia il crollo inevitabile, perché quei valori non rispecchiavano la realtà economica reale. I grafici qui sotto riportano l’indice della Borsa di Milano e l’indice Usa SP500.

Nel primo grafico ho anche riportato la settimana coincidente con il tristemente famoso 11 settembre 2001, per rendere evidente che la caduta dei mercati finanziari dovuta agli attacchi terroristici non ha per nulla modificato il trend principale, il quale dopo una temporanea ripresa è tornato a scendere.

Ma cosa hanno fatto le banche centrali di tutto il mondo per uscire da quella crisi che sembrava senza fine e senza rimedio? Hanno fatto l’unica cosa che nel lungo periodo produce la catastrofe: hanno stampato denaro e non hanno posto alcun correttivo, non hanno cambiato alcuna regola, non hanno introdotto alcun cambiamento. Fiumi di denaro col quale tenere un sistema bancario globalmente fallito, che finora è rimasto in piedi con i profitti dei mercati finanziari, col denaro creato dal nulla.

E perché lo hanno fatto? Semplicemente per rimanere al potere. Avevano conquistato ogni potere (dopo quello monetario e bancario, anche quello economico attraverso le azioni quotate e infine quello politico) ed erano decisi a non mollarlo più. Basti pensare a quanta influenza ha acquisito in questi ani la Bce nella politica italiana: le dimissioni di Berlusconi nel 2011 a causa dello spread (causato dalla Deutsche Bank e tacitamente permesso dalla Bce) alla successiva presentazione della finanziaria del Governo Monti prima all’estero (a investitori della borsa di Londra) e poi in Parlamento, per finire con gli acquisti di titoli di Stato italiani fatti dalla Bce per tenere basso lo spread durante i governi Renzi e Gentiloni e poi alla cessione di questi acquisti con l’attuale Governo, per far alzare lo spread.

Ho detto sopra del denaro a fiumi creato dalle banche centrali per tenere in piedi disperatamente il sistema bancario e il loro sistema di potere. Vediamo la conferma con un grafico sempre dell’indice SP500.

La salita successiva al 2003 è il tentativo del mercato finanziario di staccarsi dall’economia reale. Un tentativo fallito nel 2007, com’è ovvio, con lo scoppio della crisi, alla quale le banche centrali hanno reagito… stampando ancora più moneta!

La successiva salita è il distacco completo della finanza dall’economia reale e corrisponde alla presa di potere del potere monetario e finanziario sugli stati. Infatti, quello che è successo dopo il 2009 è il trasferimento agli stati dei debiti delle banche fallite. In pratica è stato uno scambio: le banche centrali hanno detto agli stati di prendersi le banche fallite, in cambio loro avrebbero fornito la liquidità per continuare a stare in piedi. Però con una clausola piccola piccola: l’adozione di politiche economiche atte a far fare ancora maggiori profitti ai mercati finanziari. L’hanno chiamate “politiche di austerity”.

Ora andiamo a vedere insieme un dettaglio interessante, che ci aiuta a capire qualcosa in più si quanto sta succedendo. Avete fatto caso alle barre nella parte bassa del grafico? Quelle sono le barre che identificano i volumi del denaro scambiato. E tali volumi, contrariamente a ogni ipotesi istintiva, sono in graduale costante calo. Come mai? Semplicemente perché sempre meno investitori si fidano di un mercato gonfiato a dismisura su valori irrazionali. Ma allora, tutto il denaro delle banche centrali dove finisce? Vediamo il prossimo grafico, relativo al cambio euro/dollaro.

Vedete anche qui i volumi? Soprattutto dopo lo scoppio della crisi nel 2007 sono cresciuti in maniera imponente. Non solo, i volumi sono praticamente raddoppiati negli ultimi quattro anni (rispetto ai quattro anni precedenti), proprio in coincidenza con gli allentamenti monetari della Fed e il Qe della Bce.

In altre parole, la bolla finanziaria si è trasformata ormai in una guerra valutaria. Potrà mai finire bene questa storia? Ovviamente no, e i segnali negativi in questo periodo si stanno moltiplicando.

Da un articolo su WallStreetItalia: “La classe media americana si sta indebitando sempre di più nel tentativo di avere uno stile di vita che non riesce più a mantenere per via di salari stagnanti. È quanto si legge in un articolo del Wall Street Journal, nel quale si evidenza che il debito dei consumatori Usa, al netto dei mutui, è salito ai massimi storici di $ 4 mila miliardi”. Sta arrivando una nuova tempesta subprime?

Ma torniamo in Europa, ecco un’altra notizia interessante: “Secondo un sondaggio di biallo.de, portale di confronto prezzi, sono sempre di più infatti gli istituti tedeschi che impongono tassi di interesse negativi sui depositi. Ciò significa che i clienti devono pagare per depositare sul conto i propri soldi, invece che ricevere un interesse positivo”. Le banche non fanno più profitti se non mettendo i soldi in attività speculative, quindi rischiose. E allora cercano disperatamente di prendere dove possibile soldi sicuri, tentano di fare soldi nel modo più sicuro. Ma questo è la distruzione dell’attività bancaria, la distruzione del sistema bancario. Il sistema bancario rischia di collassare sotto il peso sia della mancanza di profitti che della mancanza di fiducia.

La situazione estrema in Germania è determinata proprio dal suo successo: i titoli di Stato non rendono più nulla, anzi hanno un rendimento di fatto negativo e quindi le banche tedesche non hanno un modo per ottenere rendimenti sicuri dal denaro investito.

Paradossalmente, in questo senso le cose vanno meglio in Italia, dove i rendimenti dei titoli di Stato producono interessi positivi e il rischio (di un default) è totalmente remoto grazie al successo delle esportazioni italiane. E proprio intorno all’osso succulento chiamato Italia stanno sbavando gli speculatori internazionali. Ecco un altro articolo: “I soldi degli italiani fermi sul conto corrente, una rovina”. Ad affermarlo è Larry Flink, presidente del colosso finanziario Blackrock, società che gestisce 6,500 miliardi di dollari. E vorrebbe gestire pure gli oltre 1.300 miliardi depositati sui conti correnti italiani.

La guerra della finanza contro l’Italia è tutta qui: un eventuale successo politico ed economico dell’Italia sarebbe la loro rovina perché gli italiani potrebbero continuare ad andare avanti senza ricorrere a questi speculatori. Invece vorrebbero un’Italia in difficoltà, costretta ad applicare regole di austerità che continuino a impoverire chi lavora e ad arricchire chi specula sui soldi di chi lavora.

La questione della nostra sovranità non è una questione ideologica, non deve diventare “sovranismo”. Deve essere invece la naturale applicazione dell’articolo 1 della nostra Costituzione. Questa è l’unica strada per non essere travolti dal disastro incombente.

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