Finti pazienti Covid negli ospedali/ La mossa per individuare i medici incompetenti

- Mirko Bompiani

Finti pazienti Covid infiltrati per “beccare” i medici non all’altezza: la mossa di alcuni ospedali statunitensi per stanare incapaci o…

miriam morta 5 anni
Immagine di repertorio (Foto: Pixabay)

Negli Usa è tornata la moda dei finti pazienti negli ospedali, questa volta per l’era Covid. Una tradizione che risale a 50-60 anni fa e che negli ultimi tempi sta prendendo nuovamente piede in diverse zone del Paese, dalla California all’Arizona. L’obiettivo? Individuare medici e infermieri incompetenti o semplicemente non all’altezza, soprattutto per quanto riguarda la gestione del paziente. Come reso noto dalla stampa statunitense, diversi ospedali hanno assoldato attori per interpretare dei pazienti con sintomi legati al coronavirus, ma non solo. Alcuni finti pazienti, una minoranza, accettano anche visite approfondite, basti pensare alle uro-ginecologiche. Ma il ricorso a finti pazienti, in questo caso Covid, è soprattutto necessario per aiutare i giovani medici, sia per quanto riguarda le maniere che per ciò che concerne il rapporto con il paziente, soprattutto in occasione di brutte notizie…

FINTI PAZIENTI COVID, LA TRADIZIONE NEGLI USA

Come evidenziato da The Conversation, alla MacEwan University è abitudine ricorrere ad attori di teatro per interpretare pazienti e “verificare” il grado di preparazione degli apprendisti. E questi interpreti spesso arrivano da una apposita scuola nata in Pasadena, California: 50 studenti ammessi ogni anno per studiare e diventare finti pazienti. Come spiegato dai colleghi, gli attori devono imparare il curriculum medico di un vero paziente e riuscire ad essere credibili una volta giunti nei nosocomi. Un lavoro tutt’altro che semplice o rilassante, come rivelato da Kendra Sargeant: «Lavorare otto ore a impersonare un individuo che soffre di depressione o di qualche malattia mentale può essere un lavoro che ti strema». Così, invece, il collega Jarrod Smith: «Studio tutto dei pazienti che devo impersonare. Voglio immaginarli in carne ed ossa. E mi dà una grande soddisfazione sapere che sto aiutando qualcuno a diventare domani un medico o un infermiere migliore», riporta Il Fatto Quotidiano.

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