Le tre ipotesi di Von der Leyen per pagare le armi UE all'Ucraina: asset russi, prestiti diretti e lo spauracchio MES. Ecco cosa sta succedendo a Bruxelles
IL “PIANO MES” PER AIUTARE KIEV (E STANARE L’ITALIA): COSA BOLLE IN PENTOLA A BRUXELLES
Mentre prosegue il “viaggio” ufficiale di Zelensky nelle capitale europee per chiedere un ulteriore impegno a favore dell’Ucraina davanti all’offensiva della Russia in Donbass, e nel giorno in cui l’Unione Europea propone una “Schengen militare” dove soldati e mezzi possano spostarsi in maniera veloce all’interno dei confini comunitari senza le consuete burocrazie, fa discutere il piano della Commissione Ue per utilizzare i fondi del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) per finanziare il nuovo pacchetto di armi e aiuti all’Ucraina.
Secondo quanto riportano fonti dirette de “La Stampa” in Europa, l’ipotesi è di farsi prestare i soldi del MES per poi versarli sostanzialmente a fondo perduto nelle casse del Governo ucraino in modo da contrastare l’avanzata russa a quasi 4 anni dall’inizio del conflitto: si tratta di una delle tre ipotesi partorite dalla Presidente della Commissione Europea Von der Leyen ai leader del Consiglio UE in una lettera dedicata alle varie soluzioni per far fronte all’emergenza Kiev.

Nel prossimo biennio il calcolo fatto sulle reali esigenze dell’Ucraina per far fronte alla Russia è abnorme: si tratta di almeno 140 miliardi di euro, e l’ipotesi del MES risulta essere una delle potenziali modalità di sviluppo nell’ottica di sovvenzioni dirette dagli Stati membri verso il Paese invaso dalle forze russe nel febbraio 2022. Del resto le altre alternative – dall’utilizzo degli asset russi congelati così come prestiti diretti, entrambe soluzioni che verrebbero poi “ripagate” solo qualora Mosca non coprisse i danni della guerra in fase di ricostruzione.
PER USARE OGGI IL MES SERVE UN NUOVO TRATTATO: COSA SAPPIAMO DEL PIANO EUROPEO SULLA GUERRA IN UCRAINA
Inevitabile come l’opzione MES, rispetto alle altre, sia la più indigeribile per il Governo italiano visto che il nostro Paese è l’unico tra i 27 in UE a non aver ancora ratificata la riforma del nuovo Meccanismo Europeo di Stabilità (in realtà neanche il Governo Conte-2 e quello di Mario Draghi erano riusciti nell’impresa della ratifica, viste le fortissime divisioni interne in Parlamento). Lega e FdI, storicamente contrarie all’utilizzo del MES in qualsivoglia campo d’azione, subito hanno esposto a livello parlamentare la propria contrarietà all’ipotesi di un prestito MES per finanziare le armi all’Ucraina.

In particolare è il Carroccio di Matteo Salvini – che ne giorni scorsi è giunto all’incidente diplomatico con il Ministro della Difesa Crosetto proprio sul dossier Kiev – a non voler sentir parlare di prestito e ratifica del MES: è poi anche il documento stesso della Commissione Europea a rendere piuttosto complesso lo scenario di tale Meccanismo, in quanto occorrerebbe una corposa modifica del trattato, da ratificare poi all’unanimità in un quadro dove ancora manca il passaggio finale dell’Italia alla prima iniziale riforma (tant’è che ad oggi il MES non è ancora operativo).
Siccome con la nuova formula di apertura ad un prestito subordinato all’Ucraina «la responsabilità diretta e i costi dei prestiti ricadrebbe sugli Stati membri», occorre una modifica importante alla struttura del trattato MES, in quanto «Il sostegno da parte degli Stati membri non appartenenti all’area euro dovrebbe essere concepito separatamente» si legge nella lettera della Commissione UE riportata dall’ANSA. Nel frattempo la Francia prima e la Spagna poi hanno sottoscritto accordi diretti in armi e aiuti per proseguire il conflitto contro Putin: resta ora da capire come l’Unione Europea intenderà offrire un ulteriore sostegno, valutando le tre proposte di Von der Leyen come al momento lontane da una imminente realizzabilità.
