FONDO SALVA-STATI/ Ecco perché il Mes viola la Costituzione

- Carlo Pelanda

Sarebbe facile chiedere un rinvio della ratifica del Mes per l’Italia, visto che viola la Costituzione mettendo a rischio i risparmi

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Il Quirinale visto dalla Consulta (Lapresse)

Se volesse, il premier Conte potrebbe chiedere il rinvio, e un ulteriore approfondimento, del trattato intergovernativo che definisce il nuovo meccanismo europeo di stabilità (Mes) con un argomento fortissimo: il Mes viola platealmente l’articolo 47 della Costituzione italiana che tutela il risparmio in tutte le sue forme. Il punto: l’attuale testo prescrive che il Mes può concedere prestiti agli Stati in difficoltà solo se questi rispettano i limiti di indebitamento. In caso contrario allo Stato richiedente viene imposta una ristrutturazione del debito che implica il ricorso al risparmio residente – prelievo sui conti correnti, tassa patrimoniale, ecc. – come condizione per la concessione del prestito stesso.

A parte l’assurdità di prevedere prestiti a chi non ha bisogno e negarli a chi lo ha, c’è un evidente rischio senza copertura per il risparmio. Inoltre, c’è un rischio derivato indiretto: in caso di guai ed essendo fuori parametro, l’Italia dovrebbe contribuire con parecchi miliardi al Mes senza poterli utilizzare, togliendo così risorse alla soluzione di problemi interni che, alla fine, dovrebbero essere trovate drenando il risparmio privato.

Si può obiettare che la formula del Mes ha una qualche flessibilità perché tiene in conto la solvibilità del debito nonché la tendenza al riordino. Ma ciò apre un’altra questione: può un trattato europeo avere forza superiore alla Costituzione? Solo se questa lo ammette. L’articolo 11 recita che l’Italia può cedere sovranità solo alla condizione di parità con altri Stati. Il Mes non è un’istituzione comunitaria, ma intergovernativa dove i criteri, pur restando il diritto di veto, sono più vulnerabili a discrezionalità contingenti di tipo (geo)politico con rischio di disparità.

Vista la storia recente dell’Ue dove l’Italia si è trovata spesso compressa, sarebbe un rischio – ricattabilità – rendersi condizionabili da tale organismo. Il ministro dell’Economia ha negato queste preoccupazioni perché, probabilmente, gli è stato detto che se l’Italia vuole una maggiore condivisione europea dei rischi, come precursore dell’unione bancaria, deve ingaggiare come garanzia del suo enorme debito statale il risparmio privato residente. Tale ministro, invece di rispondere annunciando una riduzione sovrana del debito vendendo patrimonio pubblico ha accettato il ricatto, ma violando l’articolo 47 il cui rispetto va ripristinato rinegoziando il Mes e dando priorità a un piano sovrano taglia-debito.

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