FOOD E BEVERAGE/ I sei trend che dettano il futuro del settore agroalimentare

- Manuela Falchero

L’Università della Birra di Heineken Italia e LIUC Business School svelano i trend che cambieranno il modo di mangiare e bere nei prossimi anni

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Foto di StockSnap da Pixabay

Che cosa serviremo in tavola nel futuro? Quali piatti e quali bevande saranno protagoniste dei nostri pasti? E quale sarà l’evoluzione del settore agroalimentare? Una risposta a queste domande arriva da un recente workshop organizzato dall’Università della Birra, hub di formazione professionale promosso da Heineken Italia, e LIUC Business School attiva presso la LIUC – Università Cattaneo. L’incontro ha infatti individuato sei tendenze destinate a ritmare l’evoluzione del settore. Sei trend individuati in base alla capacità di produrre valore sotto altrettanti aspetti. Eccoli in dettaglio. 

Valore per il pianeta. Sotto questo cappello vanno ricondotte tutte le tendenze che gravitano attorno al tema della sostenibilità. E che impattano in prima battuta sul fronte industriale. Sono infatti molteplici – è l’indicazione emersa dall’incontro – i modelli di business che con la loro profittabilità incorporano l’economia circolare e incoraggiano i consumatori ad adottare comportamenti sostenibili, come pure sono numerose le aziende che stanno lavorando alla riduzione degli sprechi, al redesign del packaging dei prodotti perché siano riutilizzabili e meno impattanti sull’ambiente, nonché all’up-cycling, cioè al riciclo creativo, in grado di recuperare gli scarti per farne nuovi prodotti da reimmettere sul mercato. Ma l’attenzione alla sostenibilità si riflette anche nei nostri stessi comportamenti alimentari: ecco quindi l’ascesa del “reducetarianesimo” (“filosofia” riassumibile nel credo: meno carne, ma di qualità maggiore) e del “flexitarianesimo” (il movimento che prevede un consumo sporadico di proteine animali), il fiorire di proposte di cibi a base di piante senza carne o lattosio, il boom dei superfood, l’affermarsi, soprattutto nelle nuove generazioni, dei “no-buzz cocktails” (low o alcool-free) e dei “fizz funzionali” (bevande frizzanti addizionate, senza caffeina e senza calorie), fino ai cibi funzionali, anche ingegnerizzati, in grado di apportare maggiori nutrienti all’organismo. Senza dimenticare le proposte di “pacchetti” di ingredienti (come lo yuzu, l’ibisco, i semi di girasole, la curcuma e la moringa) e cibi pensati per diete che facciano vivere meglio e più a lungo. 

Valore nel servizio. Nella scelta di quali cibi e bevande consumare – hanno osservato i lavori del workshop -, diventa sempre più rilevante anche l’offerta del servizio a supporto del prodotto. E così sono sempre più numerose le aziende che propongono consulenza e assistenza, o soluzioni in abbonamento, per ricevere a casa periodicamente cibi e bevande in base alla frequenza di consumo. Si afferma poi il concetto di condivisione, modulato secondo formule diverse, che passano dal social eating (il fenomeno delle cene tra sconosciuti) alle cloud kitchen (cucine da affittare in condivisione per avviare la propria impresa di ristorazione basata sul food delivery). E non mancano neppure il Fai-Da-Te nel beverage e le nuove tecnologie come la stampa 3D nell’universo del cibo. 

Valore nell’aiuto. La tecnologia – suggeriscono ancora le conclusioni dell’incontro – può essere anche una leva a supporto di nuovi servizi. Qui la lista è davvero lunga. Si passa dai forni e fornelli intelligenti che cucinano da soli, ai dispositivi che forniscono assistenza tramite ricerca vocale, fino ai tavoli che impiegano la realtà aumentata per aiutare nella preparazione dei pasti. Realtà aumentata che trova poi applicazione anche nel fuoricasa, fornendo, per esempio, la preview dei piatti nel menu e indicazioni sul loro valore nutrizionale. E sempre nel fuori casa vanno ricordati anche i robot che aiutano nella preparazione degli ordini o supportano il personale in lavori che richiedono grandi sforzi fisici. 

Valore personale. Il workshop ha poi messo in luce la centralità del consumatore in un mondo iper-connesso. Vero è infatti che, come visto, si va affermando un sempre più spiccato senso di condivisione, ma vero è anche che contemporaneamente si accentua la spinta alla personalizzazione. Numerose aziende permettono infatti ai propri consumatori di rendere unici non solo i packaging, ma anche i prodotti stessi, impiegando addirittura l’intelligenza artificiale e lo studio del DNA.

Valore figitale. Lo sviluppo tecnologico e la digitalizzazione che hanno investito in particolare la distribuzione – è stato ancora sottolineato durante l’incontro -, hanno portato alla nascita dell’universo “figitale”, dove la dimensione fisica si unisce a quella virtuale. Una rivoluzione che si riflette sulla stessa organizzazione dei negozi, come pure sulle forme di pagamento: grazie alla tecnologia biometrica, infatti, per effettuare una transazione oggi può bastare il sorriso o il palmo della mano. Senza dimenticare gli oggetti intelligenti che suggeriscono gli acquisti in base ai nostri consumi.

Valore nella distribuzione. Va infine considerato – ha concluso il workshop – il ruolo chiave recitato dalla tecnologia nell’assicurare velocità e qualità al delivery verso il consumatore. A cavalcare quest’onda digitale sono, tra gli altri, i marketplace specialistici e supersostenibili, i distributori automatici reinventati che imparano dai comportamenti di consumo e danno indicazioni agli chef, e il Quick Service Restoration, ovvero del canale dei ristoranti a servizio veloce. Ma si pensi anche ai food truck, dotati di Intelligenza Artificiale, come pure ai negozi robotici senza personale e ai dark stores a cui accedono solo gli addetti alle consegne. Senza dimenticare l’uso trasversale che può essere fatto dei robot e dei droni nelle consegne. 

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