Formigoni, M5s: “vitalizio a corrotto è questione etica”/ Grasso “vulnus democrazia”

- Niccolò Magnani

Caso Formigoni, ira M5s “vitalizio a un corrotto è una questione etica, andremo fino in fondo”. Pietro Grasso: è vulnus democrazia, appellarsi alla Consulta

Roberto Formigoni
Roberto Formigoni in Senato nel 2017 (LaPresse)

Secondo l’ex Presidente del Senato Pietro Grasso (oggi senatore in LeU), la decisione della Commissione Contenziosa di Palazzo Madama che ha restituito il vitalizio a Roberto Formigoni è «un vulnus al principio della separazione dei poteri». In un’intervista al Fatto Quotidiano l’ex magistrato siciliano ribatte alla decisione del Senato – giudicata costituzionale e non politica dai membri stessi della Commissione – appellandosi alla Consulta per un «conflitto di attribuzione visto l’invasione di campo di un organo giurisdizionale» della Commissione Contenziosa.

Va ricordato che l’assegno a Formigoni gli fu tolto proprio da una delibera varata dagli allora Presidenti del Parlamento – Laura Boldrini (Camera) e Pietro Grasso (Senato) – nel 2015 contro i vitalizi per «senatori condannati a pene superiori ai 2 anni». Ebbene oggi, dopo il ritorno al grado costituzionale della pensione per l’ex Governatore lombardo, il Movimento 5 Stelle torna all’attacco e fa proprie le tesi avanzate da Grasso: «Sull’inaccettabile restituzione del vitalizio a Roberto Formigoni, decisa dalla commissione Contenziosa di Palazzo Madama, il Movimento 5 Stelle andrà fino in fondo. Non eravamo presenti, è stata una scelta presa da Lega e Forza Italia». Va aggiunto che proprio una legge voluta dal M5s – il Reddito di Cittadinanza – ha di fatto permesso di “superare” la delibera Grasso-Boldrini in quanto ha stabilito (legge 26/2019 art. 18 bis) che la sospensione dei trattamenti previdenziali è prevista «solo ai condannati per i casi di mafia, terrorismo o evasione».

LA POSIZIONE DI FORMIGONI E GLI ATTACCHI DEL M5S

All’interno della Commissione Contenziosa infatti si trovano il forzista Giacomo Caliendo (Presidente) e i senatori della Lega Alessandra Riccardi (ex M5s poi passata al Carroccio) e Simone Pillon, più due tecnici (l’avvocato Alessandro Mattoni e l’ex magistrato Cesare Martellino). Secondo i grillini la decisione è stata dunque del tutto politica e così tornano ad attaccare in un post su Facebook: «Roberto Formigoni peraltro tra i maggiori responsabili del disastro della sanità lombarda, con una condanna definitiva per corruzione nel processo per il crac delle fondazioni Maugeri e San Raffaele, non ha diritto al vitalizio». Viene considerata dal M5s «una questione etica», concludono i 5Stelle, «una questione giusta e a chi sostiene che i parlamentari che commettono dei reati sono uguali a tutti i cittadini e hanno diritto a prendere il vitalizio rispondiamo che non è così. Non si può paragonare chi lavora tutta la vita e prende una pensione magari di mille euro a chi invece ne prenderebbe quasi 5mila dopo aver commesso un reato così grave proprio contro i cittadini che doveva invece servire da politico».

A La Stampa pochi giorni fa, dopo le prime invettive del M5s, già era arrivata la risposta del diretto interessato della vicenda con queste parole «Non ho nulla da rispondere ai 5 Stelle e ai loro lacchè. Ho visto un diritto calpestato, ho fatto ricorso e mi è stata data ragione all’unanimità. Dovrebbero essere 2.460 europrecisa FormigoniÈ una pensione, non un vitalizio. Sono soldi miei accantonati con i contributi per due nomine al Parlamento Europeo, tre volte alla Camera e altrettanto al Senato. Lo Stato non spende un euro. A quella cifra si arriva dopo i tagli degli ultimi anni». La posizione invece della Commissione Contenziosa è stata chiarita dal presidente Caliendo il giorno della sentenza emessa sul rientro del vitalizio, «La decisione, che tiene conto di sentenze della Corte costituzionale e delle leggi che si sono susseguite dal 1966 fino al 2019 sul diritto alla pensione che non può essere sospeso se non in caso di evasione o latitanza, è una interpretazione basata sulle norme vigenti e si applica erga omnes, non riguarda il caso singolo».

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