“Forni crematori per migranti”/ Capo della Protezione civile di Grado nella bufera

- Carmine Massimo Balsamo

“Forni crematori per migranti”: Giuliano Felluga, capo della Protezione civile di Grado, è stato sospeso. Il Pd presenterà un’interrogazione

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Il commento choc di Giuliano Felluga (Facebook)

Caos a Grado, il capo della Protezione civile Giuliano Felluga nella bufera. «Non preoccupatevi, stiamo organizzando gli squadroni della morte e nel giro di due giorni riportiamo la normalità. Quattro taniche di benzina e si accende il forno crematorio, così non rompono più», questo il commento postato su Facebook dal responsabile della PC del comune in provincia di Udine. Come se non bastasse, poco dopo ha parlato apertamente anche di «forni crematori» per i migranti. Dichiarazioni inaccettabili che giungono dopo la rivolta di 400 immigrati nell’ex caserma Cavarzerani di Udine: ieri gli ospiti dell’ex centro di accoglienza hanno incendiato materassi e lanciato sassi in segno di protesta e Felluga si è lamentato apertamente commentando un post dell’ex assessore provinciale Ilaria Cecot. Parole gravissime che non sono passate inosservate a nessuno…

“FORNI CREMATORI PER MIGRANTI”, CAOS A GRADO: GIULIANO FELLUGA SOSPESO

Come riporta il Tgr del Friuli Venezia Giuliano, Giuliano Felluga è stato immediatamente sospeso dal ruolo di coordinatore della Protezione Civile di Grado. In una nota congiunta, Protezione Civile, Regione e Comune di Grado hanno stigmatizzato le dichiarazioni di Felluga: «Le parole usate in quei post sono quanto di più lontano possa esistere dallo spirito dei nostri volontari e da quello dell’intero servizio Nazionale». Dopo qualche ora, il protagonista della vicenda ha fatto retromarcia: «Chiedo scusa per quello che ho scritto, chi mi conosce sa già che non lo penso, è stato uno sfogo senza pensare». La brutta vicenda ha fatto il giro del web e sul caso è intervenuto anche il Pd, annunciando un’interrogazione: «Il responsabile della Protezione Civile di Grado Felluga (Udine) propone “squadroni della morte” e “il forno crematorio” per i migranti. Parole agghiaccianti. Ancor più quando sono pronunciate da un referente dello Stato».

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