Fossati “Mina fra i miei maestri”/ “Il nostro primo incontro: tuttora grato a lei”

- Emanuela Longo

Fossati racconta Mina: il loro primo incontro a Genova nel 1970 e il nuovo disco appena uscito a distanza di anni dalla prima idea

mina fossati
Mina e Fossati

Il primo incontro tra Mina e Ivano Fossati è datato 1970, a Genova. Quasi 40 anni dopo, la Tigre di Cremona ha lanciato l’idea di un disco insieme che l’Orso di Genova ha colto al volto. Ora, proprio Fossati ha voluto fare un ritratto straordinario della grande artista per “7” del Corriere della Sera. “Ho incontrato Mina per la prima volta nel 1970. Io vidi lei ma lei non vide me. Ero fra il pubblico, in galleria, al teatro Margherita di Genova. Il programma di quella sera era un recital di Mina e Giorgio Gaber. Mi piacevano entrambi e ci andai da solo”, inizia così il racconto del cantautore genovese che ricorda come se fosse ieri la prima volta in cui vide Mina. “Le luci si abbassano nuovamente e il sipario si riapre. Dietro il sipario, bellissima, alta, statuaria, fulva in controluce… Mina. Il pubblico ammutolito non applaude subito. Probabilmente qualcuno ha anche smesso di respirare”, scrive. Pochi secondi di silenzio dopo, scoppia l’applauso lunghissimo che da decenni accompagna immancabilmente la grande artista. Quella per Fossati fu anche la prima volta in cui vide Mina “a colori”. “Mi piace da sempre. Insieme al jazz, al rock. In tutte le fasi della mia musica non ho mai smesso di ascoltarla”, ha rivelato.

IVANO FOSSATI RACCONTA MINA

Ivano Fossati sa bene che Mina è sempre stata ampiamente amata da tutti i musicisti, da quelli che si guadagnavano da vivere suonando nei locali – come all’epoca faceva anche lui – ma anche dai più raffinati jazzisti. “Ho sempre ascoltato Mina con attenzione perché fra i miei maestri c’è anche lei. Nessuno regola e governa il suono delle parole come lei fa. Nessuno guida e conferisce altrettanto bene, in tempo reale, significato a ogni singolo passaggio e pensiero. Nessuno, o forse pochissimi nel mondo, amplificano o smorzano le emozioni a loro piacimento con la sua stessa maestria, alzando o abbassando la temperatura dell’interpretazione nel corso di uno stesso brano”, dice della collega. Il vero incontro tra i due però avvenne nel 1978: è l’anno in cui Mina decide di non esibirsi più in pubblico e Fossati di scrivere canzoni che nessuno vuole cantare. Esce l’album del genovese, La casa del serpente che però vende appena mille copie. All’improvviso, anche Mina pubblica un suo doppio live nel quale a sorpresa inserisce due pezzi tratti dal suo disco impopolare. Poco dopo editori e cantanti che fino a quel momento lo avevano snobbato, iniziarono a cercare Fossati che tornò in cima alle classifiche. “Sono tuttora grato a Mina, perché sono sicuro che lei c’entra. Ma so altrettanto bene che se le accenno la vicenda sorride, minimizza e taglia corto”, dice.

IL DISCO INSIEME

Alla fine degli anni 90 lei gli fa sapere di voler fare un disco insieme. “Sono disorientato, e di nuovo sgomento come quella volta nel 1970 a teatro quando mi sembrava che l’applauso tardasse ad arrivare”, ricorda Fossati. Da lì i due artisti si incontrarono in un ristorante e ne parlarono ampiamente. “I discografici però, per motivi che mi sono ancora ignoti, raffreddano gli entusiasmi e insieme tutto il progetto”, rivela Fossati. Con Mina vive una sorta di allontanamento. Otto anni fa è Fossati a decidere di smettere con i dischi e i tour: “La routine mi ha stancato, quello che ho intorno non mi piace più come prima. Mi trasferisco a Nizza e vivo una vita tutta differente, viaggio molto con mia moglie e la musica la ascolto e basta”. Circa un anno fa, però, Mina torna prepotente nella sua vita con l’idea del disco insieme: “Resto disorientato ma me lo faccio passare subito”. Ma nessuno potrebbe dire di no a lei: “Così butto all’aria i miei impegni, abolisco le distrazioni, affogo il cellulare dentro la vasca da bagno e comincio a scrivere. Lei dice che sa già come chiamare l’album: Mina Fossati. E adesso ci siamo”. Parlando di Mina non è un caso se oggi la descrive come “pura intelligenza musicale”.

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