LA SCALA/ Raymonda, in scena l’ultimo grande balletto imperiale

- Irene Vallone

Si apre il sipario. San Pietroburgo, 1898. Il foyer del Marinskij, luccicante d’ori e specchi, è gremito di aristocratici della corte di Nicola Romanov II. Il racconto di IRENE VALLONE

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Fotografie di Marco Brescia & Rudy Amisano

Nell’era del fast food, diamo il benvenuto allo slow show. Lo spettacolo da gustare senza fretta, sprofondati su una poltroncina di velluto, magari, alla Scala. Niente ketchup o luci da discoteca, ma sfarzosi costumi di seta e velluto, ghirlande di fiori e scene dipinte a mano dagli artisti del laboratorio dell’Ansaldo.
Ouverture, si apre il sipario e iniziano le danze. Niente maxischermi, ma un castello, affollato di dame e cavalieri, che aspettano l’arrivo di Raymonda. L’orologio risucchia indietro le lancette.
Siamo a San Pietroburgo, anno 1898. Il foyer del Marinskij, luccicante d’ori e specchi, è gremito di aristocratici en grande toilette della corte dell’ultimo zar, Nicola Romanov II.
Pierina Legnani, milanese e premiere danseuse del teatro, dà il via ai primi battiti del cuore di una contessina, indecisa tra un nobile cavaliere e un ardito saraceno. Ruolo inedito, di ragazza in carne ed ossa, dopo tanti spiriti di Villi, Silfidi, Cigni e Belle addormentate, voluto da Marius Petipa, ultimo “zar del balletto”. L’Ottocento, come la sua carriera, è agli sgoccioli. Dopo l’abolizione della servitù della gleba, soffiano i venti della rivoluzione russa. Per questo, al castello di Raymonda le danze (le ultime) non finiscono mai; dai valzer provenzali ai pas d’action, da quelle saracene e spagnole, al divertissement finale, in puro stile ungherese.
Ha, dunque, il sapore della nostalgia, questa “Raymonda”, su musiche di Aleksandr Glazunov, riproposta nella versione originale da Sergej Vikharev, esperto di restauri coreografici. Il filologo e maître de ballet del Kirov è riuscito nella missione impossibile di decriptare, dopo ben un anno e mezzo di ricerche nella biblioteca dell’Harvad Theatre Collection, le annotazioni in scrittura “Stepanov” fatte dallo stesso Petipa oltre cent’anni fa.
Il risultato? Un balletto d’altri tempi, con oltre cinquecento costumi, quattro cambi di scena, centinaia di ballerini, allievi della scuola di ballo, comparse e l’orchestra, diretta da Michail Jurowski, al gran completo.
Su tutti, spicca la bellissima prima solista del Balletto del Teatro Mariinskij-Kirov, Olesia Novikova. A chiudere il cerchio, di un balletto nato per una ballerina milanese, poi riportato nel capoluogo lombardo proprio da un’artista di San Pietroburgo, grazie all’iniziativa del direttore del Ballo scaligero Makhar Vaziev, per un decennio alla testa del Kirov. 

Accanto a lei, nei panni del cavaliere Jean de Brienne, il primo ballerino dello Stuttgarter Ballet, Friedemann Vogel.
Questo raro balletto kolossal, poco rappresentato per la sua complessità tecnica e d’allestimento – che a Milano mancava, nella versione di Rudolf Nureyev con l’Opera di Parigi, da un decennio, verrà trasmesso il 27 ottobre su Rai 5 alle 21.30.



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