VASCO ALLA SCALA/ L’altra metà del cielo: che fine fa il balletto?

- Irene Vallone

Sul palcoscenico della Scala, nel nome di Vasco, una trentina di ballerini scaligeri chiusi in una stanza, fumano, tirano due calci al pallone, scattano foto… Il racconto di IRENE VALLONE

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Foto: InfoPhoto

Anche i ballerini giocano a calcio. Nella notte della sfida Milan-Barcellona alla Scala va in scena la partita teatro- tv. Balletto e “Grande Fratello”. Nel nome di Vasco una trentina di ballerini scaligeri chiusi in una stanza, si amano, fumano, tirano due calci al pallone, scattano foto, giocano con il telefonino. Giovani ballerini, perché “L’altra metà del cielo” di Vasco Rossi non va oltre i vent’anni, soffre solo pene d’amore, al massimo mette al mondo un figlio… (qualche affanno col lavoro?). In jeans, minigonna giubbotto di pelle e bandana (anche l’abito fa il rock) seguono un copione da soap che ha come protagoniste Albachiara, Susanna e Silvia, tre tipi di ragazze cantate (su base registrata) da Vasco Rossi, in quattro fasi  della vita, dall’adolescenza alla maturità.
La trama? Albachiara (Sabrina Brazzo con Andrea Volpintesta) diventa Jenny “la pazza”, tradita dai suoi sogni di purezza, Silvia (Stefania Ballone con Matteo Gavazzi), in lotta con l’altro sesso, si trasforma in Laura “che aspetta un figlio per Natale e ci sarà la neve” e, infatti, nevica, sul palco. Susanna (Beatrice Carbone con Antonino Sutera), “quella tutta colorata”, sempre desiderosa di sedurre, una donna che “cammina per strada leggera”, indipendente.
La partita di Vasco Rossi alla Scala, esperimento di crossover musicale dopo “Pink Floyd Ballet” (2009) di Roland Petit “per avvicinare i giovani al tempio della lirica”, dura meno dei 90 minuti calcistici (70’ senza intervallo). Poca la danza, quasi assente il balletto. A differenza del coreografo francese (scomparso lo scorso anno), l’americana Martha Clarke (cofondatrice dei Pilobolus, guest al Nederlands e l’American Ballet, celebre per “Giardino delle delizie” ispirato ai dipinti di Hieronymous Bosch), sembra ridurre il linguaggio della danza classica a “manèges”  e “lift” (giri nell’aria della ballerina sorretta dal partner), ogni volta che la voce roca di Vasco va in crescendo.
La musica? Tolti basso, chitarra e batteria, le sue tredici  canzoni (Albachiara, Silvia, Susanna, Anima Fragile, Brava, Gabri, Incredibile romantica, Brava Giulia, Delusa, Habanera, Jenny è pazza, Laura, Divertimento, Sally, Un senso) sono state arrangiate in chiave pop classica per orchestra da Celso Valli, uscite per la Emi nell’album omonimo, mastered for iTunes. E se le video proiezioni create dal light designer Stefano Salvati, pare “bocciate” da Martha Clarke, sono rimaste solo sul libretto di sala, la scenografia di “L’altra metà del cielo” è ridotta ad una stanza bianca, con un divano e un letto.

Risultato? La prima è stata salutata con sei minuti di applausi, soprattutto dal loggione, dove il pubblico, appunto, dei giovani è riuscito ad accaparrarsi i biglietti a prezzi scontati, mentre i più attempati habitué hanno guadagnato in fretta l’uscita in piazza della Scala, ingombrata inutilmente da un camion dei vigili del fuoco. I fan di Blasco sapevano bene che non si sarebbe fatto vedere alla prima. Va bene il crossover, ma un rocker con lo smoking s’è mai visto?    



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