Francesca Re David/ “Confindustria vergognosa, considera lavoratori come strumenti”

- Carmine Massimo Balsamo

Francesca Re David a Coffee Break contro Confindustria: “E’ inaccettabile pensare che i lavoratori di questo Paese non siano cittadini”

francesca re david
(Coffee Break)

Continua a fare discutere la proposta di Confindustria di non dare lo stipendio a chi non si vaccina, Francesca Re David in tackle. Intervenuta ai microfoni di Coffee Break, la sindacalista ha spiegato: «Io trovo vergognosa l’uscita di Confindustria, non ho timore di dirlo. Noi nella fase più acuta della pandemia, quando non c’erano i dispositivi, abbiamo dovuto scioperare perché molte aziende rifiutavano di prendere in considerazione la ristrutturazione dei luoghi di lavoro in sicurezza».

Francesca Re David ha poi rincarato la dose: «Confindustria ha provato in tutti i modi di dire che nella fase più acuta della pandemia bisognava andare lo stesso a lavorare, infettando lavoratori e cittadini. Adesso, per motivi di produzione, non considera i lavoratori cittadini di questo Paese e come strumenti di produzione. Oltre a licenziarli, vuole lasciarli a casa se non vaccinati. E’ inaccettabile pensare che i lavoratori di questo Paese non siano cittadini».

FRANCESCA RE DAVID, SCONTRO CON CLAUDIA FUSANI

Non è mancato lo scontro con Claudia Fusani, che ha replicato così alle affermazioni della leader di FIOM: «A me non pare che Confindustria un anno e mezzo fa disse di andare a lavorare per forza, si mise al tavolo per i protocolli di sicurezza. Non ricordo che fossero lì con il forcone, mi sembra una cosa un po’ diversa». Dopo una netta replica alla giornalista, Francesca Re David si è soffermata sul caso Whirlpool: «Domani sciopera tutto il gruppo, non solo Napoli. Whirlpool ha comprato marche e imprese italiane, adesso sta disinvestendo: con la chiusura di Napoli non avrebbe avuto le risorse dal governo. La chiusura non poteva non conoscerla, visto che l’ha programmata qualche mese dopo. Durante la pandemia il sito di Napoli ha stralavorato, perché la gente a casa ha lavorato moltissimo. Non parliamo di crisi ma di scelte delle multinazionali, di scelte nell’assoluta indifferenza dei territori. Stiamo parlando dell’evidenza di una mancanza di una politica industriale in questo Paese. Gkn, Giannetti e Tmken sono crisi aperte improvvisamente quando le aziende sono cariche di lavoro».



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